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Editoriale: la leggenda degli occhiali straordinari

Nicola Ligas -

Era un tranquillo pomeriggio di lunedì quello in cui ho indossato per la prima volta i Google Glass. Il mio pensiero sul momento è stato: “cavolo non si vede nulla!” Mi sono ricreduto dopo aver un po’ aggiustato orizzontalmente la posizione del prisma: non è che sia proprio come guardare un 25” da qualche metro di distanza, ma le cose sono sensibilmente migliorate. Su questo punto comunque i pareri sono molto discordanti, ma in generale è solo questione di una breve abitudine, e non è mio interesse avviare una discussione in merito adesso. Il succo è che ero davvero emozionato! 

Mi capita spesso anche con altri prodotti, soprattutto i più attesi, ma con i Glass tutto era su un altro livello di intensità. Eravamo così genuinamente emozionati (parlo al plurale includendo Emanuele, che sono sicuro concordi con me), che abbiamo subito realizzato il video-teaser che avrete tutti visto. Che ci crediate o meno, anche quello è stato frutto dello slancio iniziale: nemmeno noi sapevamo come approcciarci ad un dispositivo del genere, sia per le oggettive difficoltà nel recensirlo in video come di consueto, sia per l’originalità dei Glass in sé, che sovvertiva qualsiasi paradigma al quale fossimo abituati.

In fondo sono solo un paio di occhiali (e fin qui nulla di strano), con montata sopra una fotocamera più o meno delle dimensioni di quelle impiegate sugli ordinari smartphone (e anche qui non ci sarebbe troppo da meravigliarsi), un touchpad laterale (da quanti anni l’uomo ha scoperto il touchpad?), uno speaker a conduzione ossea che è tutto fuorché isolante (il nome “fa figo”, ma in pratica è una delle cose che ci hanno convinti di meno) e un display che ti spara immagini sulla retina (ok, quest’ultimo in effetti è davvero qualcosa di unico nel suo genere). Eppure come mai il cervello di un nerd rilascia così tante endorfine indossandoli?

La fase beta

Al contrario di altri prodotti made in Google, che escono per il grande pubblico quando sono ancora (più o meno) una palese beta, quella dei Google Glass è una beta a tutti gli effetti, e giudicarli senza tenere in considerazione questo postulato può essere fuorviante. È giusto osservare che ora come ora il design è migliorabile, che l’audio non ha una potenza adeguata, e che le funzioni sono limitate: è giusto proprio perché è una beta, e in base al feedback degli utenti ci si aspetta che poi la versione definitiva migliori le lacune evidenziate. È ridicolo bocciarli a prescindere sulla base di questi difetti.

I Google Glass Explorer sono una beta a tutti gli effetti

C’è tra l’altro da considerare che al momento gli utenti della Explorer Edition sono una fetta di pubblico davvero limitata e in parte di parte (scusate il voluto gioco di parole): tra questi abbiamo principalmente sviluppatori/giornalisti che erano presenti al Google I/O 2012 e li hanno potuti ordinare sul posto, e i vincitori del concorso #ifihadglass, ovvero molte celebrità e alcuni anonimi cittadini. Il risultato è che quindi spesso vediamo i Glass impiegati più per scopi particolari, collegati alla professione di quello specifico Explorer, piuttosto che nella vita di tutti i giorni (come invece abbiamo cercato di presentarveli noi).

In ogni caso sono fiducioso per il futuro, anche solo per il fatto che Google sta facendo le cose sul serio, con una delle più lunghe beta che io ricordi, specialmente per un suo prodotto. È da inizio 2012 che si sente parlare dei Glass, sono stati presentati al Google I/O 2012, ma solo la scorsa primavera sono giunti nelle mani dei primi acquirenti, e difficilmente li vedremo in commercio prima del prossimo anno: due anni più o meno sotto le luci dei riflettori sono un record per qualsiasi tipo di prodotto, e parliamo solo della fase pre-lancio.

Google non può “fallire”, non può accantonare i Glass come fatto con altri progetti, non può tirarsi indietro, e questa dovrebbe essere una molla sufficiente a fargli superare tutti gli ostacoli che gli si pareranno davanti lungo il cammino: in fondo parliamo solo di una delle più grandi aziende al mondo, e se non ci riesce lei…

La privacy

Parlando di possibili problemi, è impossibile non fare un accenno alla privacy; il discorso in realtà sarebbe davvero lungo e articolato e non riguarderebbe solo i Glass, ma proprio per non divagare troppo (ne riparleremo in altra sede), mi limiterò solo a questi ultimi.

L’arrivo degli occhiali di Google ha risvegliato delle evidentemente mai troppo sopite perplessità in materia di invasione della propria vita privata, magari proprio da parte di coloro che questa estate hanno pubblicato su Facebook le foto in cui si rotolano ubriachi sulla spiaggia. Dai all’utente la possibilità di condividere qualcosa di sé, e saprai anche quante volte al giorno va al bagno (per non dire di peggio); pubblica la foto di un monumento in cui compare il suo volto tra folla e ti becchi una denuncia. L’esagerazione è voluta, ma non eccessiva.

I Google Glass non tirano fuori il voyeur che è in noi. Non lo fanno più di quanto non lo faccia uno smartphone. Vi ritroverete sì a fare molte più foto e video, ma al centro dell’inquadratura ci saranno i vostri amici, non lo sconosciuto che passa al semaforo col rosso.

Anche nell’era della “condivisione” esistono le cacce alle streghe

Si tratta di una tecnologia nuova, e pertanto la gente può reagire con più timore del dovuto. “Mi stai registrando ora?” è la tipica domanda di chi sa cosa sono e te li vede addosso, ma la paura insita nella richiesta a cosa è dovuta in realtà? Ogni volta che prendiamo il telefono in mano per controllare una mail, per quanto ne sappia chi ci sta attorno, potremmo anche aver scattato un paio di foto e qualche video, ma nessuno se ne preoccupa più al giorno d’oggi, perché gli smartphone sono un oggetto ormai comune e quotidiano.

I “veri voyeur” hanno da anni strumenti assai meno invasivi dei Google Glass, e se qualcuno volesse davvero registrarvi a vostra insaputa, magari anche con intenzioni malevole, gli occhiali di Mountain View sarebbero l’ultima opzione della lista.

Google ha poi garantito che non ci saranno app di riconoscimento facciale, eppure quella della privacy compromessa dai Google Glass rischia comunque di diventare l’ennesima e inutile caccia alle streghe. Chi fa obiezione di coscienza contro il senso da Grande Fratello che la moderna società ha calato su di noi odierà ovviamente i Glass, così come gli smartphone, le telecamere installate in vari punti della città, i satelliti, la cabala e quant’altro; le altre persone si troveranno come sempre a chiedersi se tutta questa “invasione della propria privacy” porti o meno dei benefici, ma probabilmente l’accetteranno passivamente, come hanno fatto finora.

Come già detto, il discorso potrebbe ampiamente continuare, proprio in base a queste ultime considerazioni, ma non ho la pretesa di dirvi qui ed ora se i benefici compensino davvero la de-privatizzazione delle nostre vite. Mi permetto però di concludere questo paragrafo con una piccola riflessione personale: quanto della vostra vita privata è divenuto pubblico per vostra volontà (social network e Co.), e quanto invece perché qualcuno ha pubblicato foto di voi che non avreste voluto, o perché una videocamera vi ha registrati entrando in ZTL? E quanto mai i Google Glass potrebbero cambiare tutto questo? Ma soprattutto: quanto per voi tutto questo è finora stato un problema? Se la risposta è “poco”, le cose non cambieranno.


Gli occhiali straordinari

Fin qui il quadro potrebbe sembrare anche troppo rose e fiori, ma in realtà anche il sottoscritto ha delle perplessità su Google Glass (al netto di tutti i difetti già citati di questa Explorer Edition che non mi aspetto di trovare nella versione finale). Ciò che maggiormente mi preoccupa è infatti l’uomo comune.

Immaginate un cantante che proietti sul mega schermo alle sue spalle ciò che vedono i suoi occhi e che al contempo possa leggere la scaletta del concerto semplicemente alzando lo sguardo; immaginate un presentatore che mostri al pubblico la tensione sul volto di un concorrente a cui è stata posta la fatidica domanda da un milione di euro; immaginate l’industria cinematografica (niente facili battute, grazie) quante nuove inquadrature potrebbe regalarci con estrema semplicità; immaginate sportivi di ogni genere che trovano nuovi modi per migliorare il proprio rendimento; immaginate professori universitari che tengono lezioni a distanza, chirurghi che registrano e trasmettono le loro operazioni, giornalisti a caccia d’interviste. È facile immaginare tutto questo vero?

I Google Glass ancora non creano dipendenza (se non sei un nerd)

Purtroppo però è più difficile immaginare cosa possa farsene una persona comune dei Google Glass. Lo abbiamo già evidenziato in uno dei nostri approfondimenti: se ora come ora vivere senza il proprio smartphone è impensabile (in linea generale), i Google Glass non creano dipendenza, non nell’utente medio almeno.

Su internet è facile trovare tante foto e video realizzati con gli occhiali di Google, ed è esattamente quello che vi ritrovereste a fare anche voi, per lo più, ora come ora; non vedo però gli sviluppatori che dovrebbero esserci dietro, o quantomeno non ne vedo abbastanza; eppure, tra tutti coloro che hanno acquistato i Glass al Google I/O 2012, ci sarà qualcuno che non è della stampa o un semplice curioso, ma proprio uno sviluppatore di professione. Purtroppo questi sono in effetti finora una minoranza, considerando che anche i vincitori del concorso #ifihadglass non avevano come pre-requisito una laurea in informatica.

Per fortuna i mensili aggiornamenti da parte di BigG portano spesso novità consistenti, e l’ultimo update, rilasciato pochi giorni fa, è una dimostrazione di come un solo aggiornamento possa cambiare molto le carte in tavola, e dotare di punto in bianco i Glass di nuove funzioni. D’altronde non abbiamo già detto che si tratta ancora di una beta? E il discorso non riguarda solo l’hardware, ma soprattutto il software.

Anche Google sembra comunque molto attirato dall’uso straordinario, e assai meno da quello ordinario, dei Glass. La sua pagina su Google+ ne è una testimonianza: in essa troverete tanti esempi di personaggi del mondo dello spettacolo, di persone con handicap di vario tipo, sportivi, o addirittura guardiani dello zoo; non troverete il comune cittadino a cui abbiano messo in mano un paio di Glass.

Per quanto tutto ciò sia comunque affascinante e utile, un po’ mi preoccupa la strategia commerciale che Google vorrà adottare, anche perché ad essa è collegato il prezzo finale del dispositivo (ne parleremo tra poco): ora come ora, complice la relativa giovinezza della piattaforma e la carenza di app dedicate, sembra esserci poco spazio per “l’uomo metropolitano”. Questo potrebbe anche essere un bene per certi versi: vendere Glass, almeno inizialmente, non per forza come dispositivo per le masse (che come già detto si preoccupano magari più della privacy che altro), ma come qualcosa più di nicchia. Lasciare che pian piano si parli sempre più di lui, che diventi un dispositivo ordinario proprio grazie all’apporto di uomini “straordinari”, in modo che si insinui lentamente nella vita della gente senza troppi “traumi o cacce alle streghe”.

L’idea, se fosse questa, potrebbe anche essere vincente, basta che ci sia davvero un’idea a monte, e che venga portata avanti con convinzione. Le politiche commerciali di Google però, non sempre sono state impeccabili, pertanto concedetemi qualche legittima preoccupazione in merito.

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Il prezzo

Un altro fattore molto discusso circa i Google Glass è il prezzo. Avrete forse letto in questi giorni a giro per la rete che si parla di cifre intorno ai 300$, e ora vi spiego come mai, secondo me, sono tutte cavolate.

Google non vuole per forza dire “economico”: sono ancora troppe le incognite

Tutti tendono ad identificare Google con “economico”, principalmente a causa (o per merito) di Nexus 4 e Nexus 7, ma spesso si dimenticano che i precedenti Nexus non sono stati venduti a prezzi stracciati (non inizialmente almeno) e anche il nuovo Moto X non può certo definirsi economico. Questo tanto per dire che non è “statisticamente probabile” che i Glass costino poco perché sono un prodotto di Google: dipenderà appunto dalla strategia commerciale scelta (vedi fine della parte precedente) e da altri (numerosi) fattori.

Anzitutto nessuno sa come sarà la versione commerciale dei Glass. Le ultime stime sul prezzo che parlano appunto di 300$ si basano sul modello attuale, con le componenti attuali, ma da nessuna parte è scritto che sarà così, anzi è molto probabile che tutto cambi. Certo non mi aspetto stravolgimenti, ma anche solo re-ingegnerizzare il tutto per adattarlo ad altre forme e dimensioni potrebbe avere un suo impatto, senza considerare che ancora non sappiamo di preciso chi sarà a produrli. Quanto varierebbe il prezzo se a produrre i Glass fosse Motorola? “L’orgoglio USA” che ha portato a realizzare Moto X interamente in patria, ha avuto poi una sua ripercussione economica sul prezzo finale, e non certo nell’alleggerirlo: chi ci dice che la stessa sorte non possa toccare ai Glass?

E se a realizzare la montatura dei Glass fossero anche dei brand famosi? Abbiamo già visto che li potremo adattare anche ad occhiali con prescrizione, ma non sappiamo con precisione come saranno; potrebbero anche uscire di fabbrica direttamente incorporando la tecnologia di Glass (come in questi render), oppure Google potrebbe realizzare una sorta di kit da applicare ai normali occhiali: in ogni caso il costo della montatura o del “kit” sarebbe da tenere in considerazione, tanto più quanto più saranno “stilosi” (un bel paio di Glass realizzati da Oakley – esempio casuale – come vi sembrerebbero?).

Infine c’è da considerare che parliamo di un prodotto che è comunque più o meno unico nel suo genere: il prezzo sarà lui a dettarlo al mercato, e non viceversa (di nuovo: tutto sta nel capire se Google li vorrà da subito come dispositivi per le masse oppure no, come già detto prima). Prendendo come tetto massimo i 1.500$ della Explorer Edition, e diminuendoli fino alla soglia psicologica dei 1.000$, tutto ciò che sta in un range compreso tra questa cifra e 300$ (difficile costino di meno) può andar bene. Nella giostra di papabili prezzi che ci accompagnerà nei mesi a venire, qualcuno indovinerà senz’altro il valore esatto, ma finché non sapremo come sarà davvero la versione commerciale dei Glass (e come avete visto le possibilità sono moltissime), qualsiasi speculazione in merito è solo un terno al lotto.

Conclusioni

La conclusione ovvia è che personalmente attendo con ansia il giorno in cui conosceremo il preciso destino commerciale dei Google Glass. La conclusione un po’ meno ovvia, almeno per un “entusiasta” come il sottoscritto, è che non credo affatto nel loro boom. Mi accontenterei volentieri, come ho già spiegato, di un loro lento insinuarsi nella mentalità e nella vita comune, il che probabilmente vorrà dire un prezzo non certo stracciato al lancio, che mi aspetto sarà US-only, con buona pace del resto del mondo.

Google del resto non ha affrettato le cose fino adesso, e non credo che cambierà idea proprio nel rush finale prima della messa in vendita. L’ottica di Mountain View è sempre stata “orizzontale”, sul lungo periodo, e questa è una cosa a cui anche i Glass dovranno sottostare, che ci piaccia o meno.

State comunque attenti perché il caldo vento d’agosto è araldo di profondi cambiamenti nei mesi e negli anni a venire: l’era del predominio degli smartphone sta giungendo al termine, in un mercato sempre più saturo e in cui i nuovi modelli non riescono più ad aggiungere qualcosa di veramente significativo rispetto alla generazione precedente, pur nella loro bontà e nel loro continuo miglioramento. Orologi, braccialetti, occhiali, e poi chissà, magari vestiti, orecchini e anche tatuaggi e vitamine: la prossima frontiera del computing sarà proprio addosso a noi utenti, e Android, per la sua natura eclettica ed open-source, è il sistema che al momento più si presta a cavalcare questa nuova onda. Pensate di farlo anche voi?

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