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Sergey Brin finanzia un hamburger fatto in laboratorio

Nicola Randone -

Mentre il fratello minore costruisce applicazioni per ristoranti, Sergey Brin salta agli onori di cronaca per aver finanziato la ricerca di alcuni olandesi utile a rivoluzionare l’attuale processo di produzione del cibo che, anche solo per la crudeltà nei confronti degli animali interessati, inizia ad essere considerato più che aberrante in una società civile quale la nostra.

L’esperimento che ha interessato Sergey è stato condotto presso l’università di Maastricht e si è di recente concretizzato nella produzione di un hamburger prodotto da cellule staminali di mucca. Obiettivo della ricerca è quello di poter raggiungere entro una decina o al massimo vent’anni un ciclo di produzione di hamburger “sintetici” capace non solo di abbattere i costi degli allevamenti, visto che con le cellule staminali estratte dalla spalla di una mucca non c’è limite alla produzione degli MCLab burger, ma anche di poter sfamare i meno abbienti ed in particolare i popoli del terzo mondo.

Qualche tempo fa anche il co-fondatore di Twitter, Biz Stone, aveva finanziato un prodotto a base di soia che somigliasse nel sapore e nella consistenza al pollo, e non è certo per fare un favore ai vegetariani/vegani che ultimamente la comunità scientifica (e non solo quella alimentare) si sta muovendo in favore di cibi alternativi alla carne che ne imitino il sapore. Stando ai dati della Food and Agricoltural Organization, nel 2050 il consumo della carne raddoppierà in virtù della crescita della ricchezza dei paesi in via di sviluppo (che al momento non possono permettersi di mangiare la carne in quantità come facciamo noi), in tal modo è “matematico” l’esaurimento dello spazio disponibile visto che, attualmente, i bovini occupano ben il 70% dei terreni agricoli. Per non parlare poi dell’enorme rischio dovuto all’emissione nell’atmosfera dei gas prodotti dalle feci e dai processi digestivi dei ruminanti, già da qualche tempo considerato una delle principali cause dell’effetto serra, così come l’ingente quantità d’acqua e più in generale di energia che dovrà essere impegnata per dissetare questi esseri viventi cresciuti al solo scopo di entrare nelle nostre pance: probabilmente toccherà ai posteri giudicare l’enorme quantità di errori commessi dalla nostra generazione (come da quella che ci ha preceduto) e con altrettante probabilità i nostri eredi si troveranno innanzi ad una situazione oramai insostenibile.

Ad ogni modo, le soluzioni a base di soia, tofu o seitan sono state sicuramente gradite da cultori del cibo cruelty-free, ma cosa dire rispetto a chi ama mangiare la carne per il suo sapore? Riuscirà un hamburger fatto da cellule staminali per di più di colore grigiastro e poco saporito a competere con una fiorentina? Per i nostri connazionali riteniamo sia molto difficile che questo accada, specie per l’esaltazione del cibo ch’è anche parte del nostro folklore, ed è probabile che Sergey Brin stia pensando più a cambiare le abitudini del popolo americano, abituato a mangiare hamburger per condirli con senape, ketchup e tutte le salsine che ne alterano completamente il sapore… e dire che basterebbe passare nelle televisioni nazionali documentari come Earthlings per ottenere qualche risultato in più, oppure far fare una passeggiata presso i macelli al posto delle gite scolastiche per far si che l’uomo riesca a perdere un vizio che si porta dietro dai tempi dell’era glaciale; ma questa è solo una di quelle utopie che solo un imponente disastro ambientale potrebbe veder realizzate e chissà che Sergey Brin, uomo per natura abile a vedere nel futuro, non abbia pensato proprio a scongiurare tale disastro con la decisione di finanziare il progetto.

Abbiamo scelto di pubblicare questa notizia su AW per la vicinanza al co-fondatore di Google che, come sapete, è anche fautrice del nostro robottino verde, ciò non ci esime da fare gli auguri al progetto ed i nostri migliori complimenti nonchè la nostra stima a Sergey per il suo spirito filantropico.

Adesso, forti del suo esempio, potremmo iniziare ad interrogarci sulle nostre abitudini alimentari e se possono esserci alternative più sostenibili di quella attuale anche in una logica più rispettosa della vita che sia meno specista di quella che le abitudini ci hanno insegnato.

Fonte: TechCrunk