aggiornamento final

Editoriale: Android 4.3, la vecchia versione del nuovo Android

Nicola Ligas -

Android 4.3 è fra noi ormai da una settimana, anche se il sottoscritto l’ha ricevuto solo un paio di giorni fa, nonostante per la prima volta dopo tanto tempo mi sia ritrovato a volerlo da subito sul mio Nexus 4: quell’auto-completamento nel dialer lo sognavo da una vita, e non parlatemi nemmeno del pulsante dedicato (più o meno) alla fotocamera!

sharememe6143000238L’auto-completamenteo è fatto davvero bene tra l’altro: mi piace l’animazione “a molla” con cui tre numeri emergono da sopra il tastierino, e spesso quello centrale è davvero quello che stavo cercando. Poter usare i pulsanti del volume per catturare una foto mi semplificherà invece la vita in ogni auto-scatto e non solo. Sono due banalità, talmente banali che questa 4.3 non cambierà la vita a nessuno.

Le più grandi novità di Android 4.3 sono “sotterranee”: Bluetooth LE, Open GL 3.0, supporto TRIM, e come avrete letto ci sono stati dei cambiamenti anche in materia di rooting, tanto che Steve Kondik ha auspicato un futuro senza root, in cui tramite apposite API sarà possibile sopperirne alla mancanza. Personalmente sono anche molto concorde col suo modo di pensare, ma mi piacerebbe che certe cose venissero direttamente da Android, e non da un firmware aftermarket (non ritornerò ulteriormente su cosa ancora vorrei dal robottino, perché ancora i miei desideri più importanti non sono stati esauditi).

Google ha già dimostrato ampiamente in questi ultimi mesi di essere in grado di portare sostanziose novità ad Android, senza per questo variarne il numero di versione (abbiamo già dedicato un altro editoriale anche a questo argomento). L’artificio di usare Play Services come mezzo di diffusione è sia geniale che banale: banale quanto gli stupidi commenti sul Play Store di chi non ha capito a cosa serva quest’app, geniale quanto il fatto che una funzione come Device Manager sarà a breve disponibile per tutti gli Android da Froyo in poi, così come qualche mese fa è stato lo stesso per Play Game Services.

Nessuno ad oggi è in grado di introdurre nuove funzioni per tutti con la stessa semplicità di Android

Nel paragone tra Android ed iOS, il primo ha sempre perso in termini di frammentazione, con Apple che si vanta di aggiornare (entro certi limiti) anche i modelli più vecchi; ma nessuno, né iOS, né Windows Phone, né altro OS mobile, è ad oggi in grado di eseguire con tanta semplicità il roll-out di nuove funzioni, pressoché alla totalità dei suoi utenti (Froyo e successivi sono quasi il 99% dei dispositivi Android).

Questa è stata la vera vittoria di Android nel 2013, ed il motivo principale per cui di una nuova versione, ora come ora, ce ne facciamo ben poco. Se Google avesse rilasciato il dialer e l’app per la fotocamera nel Play Store, come già successo ad esempio con tastiera e altre app, le novità più macroscopiche di Android 4.3 si sarebbero diffuse con la semplicità di un clic. E questo accadrà probabilmente nel prossimo futuro.

Quando ciò sarà realtà, le nuove release del robottino serviranno solo a cambiare davvero le fondamenta, ma le basi di un palazzo in continua crescita non hanno spesso bisogno di grandi sconvolgimenti, al massimo di qualche assestamento. Il tempo delle frequenti ed eclatanti rivoluzioni per il robottino è finito. È finito probabilmente già con Ice Cream Sandwich, ed il continuo reiterarsi di Jelly Bean ne è solo la dimostrazione oggettiva.

Mesi fa qualcuno diceva, erroneamente, che Android 4.2.2 sarebbe stata l’ultima versione di Jelly Bean, perché aveva mal interpretato una scritta sui server di Google (“latest Jelly Bean version“, che adesso è associata alla 4.3); ma vi siete accorti invece che di Key Lime Pie si sente parlare da più di un anno (era il marzo 2012), senza per altro che nemmeno adesso lo si possa scorgere all’orizzonte? Come mai? Perché Android è cresciuto con costanza e regolarità, molto più di quanto possa sembrare guardando le singole versioni.

La prima versione di Jelly Bean è arrivata poco più di 8 mesi dopo Ice Cream Sandwich, e nell’ultimo anno abbiamo avuto comunque tre major release (si potrebbe obiettare che tanto major non lo sono, ma allora non saprei come chiamare le varie 4.1.x, o 4.2.x) e tante novità diffuse subito a tutti tramite Play Services: anche questa è a suo modo una rivoluzione. Silenziosa forse, senza troppi annunci in pompa magna, ma costante e concreta.

A breve Android compirà, per primo tra tutti gli OS mobili, il salto dalla nostra tasca al nostro polso (già fatto in buona parte, ma sempre più dispositivi di spicco sono all’orizzonte – Samsung, Qualcomm, Motorola/Google), e non dimentichiamoci del salotto di casa, al quale BigG non sembra intenzionato a rinunciare, e non da ultimi ai nostri occhi. Un sistema operativo che abbia la pretesa di essere tanto eclettico deve anche sapersi evolvere molto rapidamente e con continuità, ed è proprio ciò che il robottino sta imparando a fare: è sotto gli occhi di tutti, solo che vivendolo quotidianamente non sempre è ovvio notarlo.

Personalmente quindi non mi preoccupa più molto come si chiameranno la future versioni di Android (Key Lime Pie è un nome quasi confermato, ma non mi stupirei nemmeno se alla fine arrivasse un certo Kandy Kane), ciò che m’importa è che sappia evolversi in base alle esigenze degli utenti, rispondendovi anche con rapidità. Lo scorso febbraio avevo compilato una lista di 10 cose che avrei voluto da Android; oggi, 6 mesi esatti dopo, 5 su 10 sono state esaudite: se continuiamo così, a inizio 2014 avrò il mio sistema “perfetto”! Niente male, non è vero?

kandy kane

Google Glass