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L’FBI potrebbe controllare i microfoni dei dispositivi Android per ragioni di sicurezza

Nicola Ligas

Alzi la mano chi non ha mai visto un film in cui qualsiasi dispositivo tecnologico si trasforma in un congegno spia: microfoni e telecamere, che si trovino su telefoni, tablet, computer, televisori, o auto, possono tutti essere attivati da remoto in modo che “lo spione” di turno riesca a carpire tutti i nostri segreti. Nulla di strano nello scoprire quindi che l’FBI controlli i microfoni di notebook o dispositivi Android, giusto?

La notizia è stata divulgata dal Wall Street Journal, grazie ad una sua fonte fidata, nonché ex ufficiale USA, secondo il quale l’ente americano ricorrerebbe a questa tattica solo in condizioni “disperate”, in casi collegati al crimine organizzato, al terrorismo o di pedo-pornografia.

Non si tratta di “magia” comunque: per fare ciò vengono infatti sfruttati dei tool che altrimenti chiameremmo malware, usando tecniche di phishing per convincere il sospetto a cliccare sul link sbagliato, oppure installando software avendo accesso fisico al sistema. In ogni caso comunque l’FBI cerca di assicurarsi che solo “dati rilevanti” vengano raccolti (dove l’abbiamo già sentita questa?).

Non è ben chiaro insomma perché si parli solo di Android e notebook, dato che con questi presupposti qualsiasi dispositivo potrebbe essere spiato, visto che in pratica viene violato, ma in ogni caso né l’FBI stessa né Google hanno ancora rilasciato dichiarazioni in materia. Certo è che in America, dopo lo scandalo PRISM, il governo sembra sempre più “il cattivo” della situazione. O quantomeno lo spione.

Via: Tech Crunch