steve kondik

Steve Kondik: la morte del root non è poi così grave

Roberto Orgiu

Conosciamo Steve Kondik ormai da anni con il nome di Cyanogen, inventore e sviluppatore di una delle custom ROM più famose del panorama Android, e non è certo la prima volta che riportiamo le sue dichiarazioni: come Koushik Dutta e Chainfire prima di lui, anche questo personaggio ha detto la sua sulla situazione del root su Android 4.3.

Iniziamo subito con lo specificare che il parere di Kondik non è facilmente interpretabile e condivisibile: se è vero da un lato che Android aveva bisogno di alcune regole sulla sicurezza, dall’altra parte non ce la sentiamo di condannare totalmente i permessi di root o etichettarli come inutili. L’idea del signor Cyanogen è infatti quella di non usare i permessi di root quando possibile, ma cercare di integrare le funzioni che ci servono dentro Android stesso, creando un set di API apposito e i relativi permessi, in modo tale che altri sviluppatori possano utilizzare il nostro operato.

Iniziamo con l’analisi dell’idea: abbiamo bisogno di una specifica funzione che richiede i permessi di root, ma preferiamo non usarli, come possiamo agire? L’idea è quella di studiare il funzionamento di Android nel dettaglio, capire quale demone con privilegi elevati potrebbe occuparsi della gestione della nostra richiesta, modificarlo integrando i metodi ed i permessi necessari ed inviare il nostro codice alla community di CyanogenMod. A questo punto, se il nostro codice è valido, potremmo vederlo implementato nella famosa build o addirittura nelle prossime API di Android se la nostra idea è davvero grandiosa.

L’idea di Kondik è, almeno in linea teorica, facilmente condivisibile, ma siamo sicuri che questa sia una strada percorribile? Potremmo portare l’esempio di Koushik Dutta e del suo permesso apposito per il root, che ancora buona parte delle applicazioni non implementa. O potremmo chiederci se un nuovo set di API non possa portare ad un CyanogenMod SDK e magari uno store alternativo. Le domande che sorgoni sono davvero tante e ci viene in mente che forse non è ancora il caso di forzare questo cambiamento: voi cosa ne pensate?

Via: Steve Kondik - ApprofondimentoFonte: Steve Kondik
steve kondik