Google Glass: Giorno #2

Vivere con i Google Glass: Giorno #2, ingresso in società

Emanuele Cisotti -

Questo articolo fa parte di una serie, chiamata “Vivere con i Google Glass” che ci permetterà di raccontarvi cosa vuol dire indossare la rivoluzione tecnologica del nostro futuro.

Qualche prova

2013-07-04 11.49.23

Passata l’eccitazione iniziale (no non è vero, è una bugia, non è passato nulla!), è arrivato il momento di sedersi comodamente e capire un po’ cosa è possibile fare con questi occhiali. I Google Glass hanno silentemente ricevuto l’aggiornamento alla versione XE7 e il numero di funzioni è aumentato di molto, già dal secondo giorno. La schermata principale si attiva inclinando la testa o premendo il touchpad di lato (ma questo lo avevamo già detto).  La prima immagine è l’ora con un piccolo testo che ci invita a pronunciare la famosa frase ok glass. “Ok, Glass!”, gli occhiali reagiscono e attendono istruzioni: cercare su Google, fare foto, registrare video, ottenere un percorso, inviare un messaggio, fare una chiamata o fare una videochiamata con Hangouts. Il tutto si comanda con la voce o, dall’aggiornamento XE7, anche con il touchpad. Scorrendo col dito sul touchpad in avanti dalla pagina principale otterremo una carrellata tutti gli eventi passati: notifiche, foto, video, ricerche effettuate, ecc… Scorrendo indietro, sempre sul touchpad, entreremo in una specie di sezione più statica, popolata da “schede” più canoniche, come il meteo o le impostazioni.


Qualche impressione random

Il secondo giorno notiamo (di nuovo!) che il peso degli occhiali è davvero irrilevante e sopratutto non sbilanciato (quando sono in testa). È un problema non di poco conto quello di non poterli ripiegare e la paura di sciuparli è quindi sempre in agguato. Per fortuna difficilmente la versione commerciale dei Glass avrà di questi “problemi”. L’immagine è molto chiara e molto definita sul prisma dei Glass, gli altri interlocutori potranno capire con facilità se lo schermo è acceso e avvicinandosi molto potranno anche capire abbastanza bene cosa state visualizzando sul display. Per una visione eccellente dello schermo possiamo volgere lo sguardo verso un colore uniforme, meglio se scuro. Questo è utile se vogliamo leggere un testo più piccolo (come una mail), ma in generale le informazioni sono ben comprensibili su qualsiasi sfondo e anche all’aperto. Certo è che la visibilità che solitamente abbiamo con uno smartphone deve essere ripensata, vista la trasparenza dietro lo schermo dei Glass. L’idea infatti è proprio quella del non impedire mai di vedere cosa c’è dietro lo schermo. E così è. L’immagine è abbastanza centrata nel nostro campo visivo, ma comunque sulla parte in alto a destra. Non però così nell’angolo come i video di Google ci hanno fatto credere.

Nights out

Uscire con i Glass vuol dire attirare le attenzioni di tutti. Avevo letto molto di come i possessori di Glass vengono fermati spesso da persone incuriosite. Questo in Italia (per fortuna?) sembra succedere più di rado, ma ciò non impedirà alla gente di fissarvi con aria stupita. Probabilmente non hanno idea di cosa siano, ma sicuramente vi sarà impossibile passare inosservati.

E a questo punto è arrivato il momento di portare i propri Glass in società. Anche i più scettici sorrideranno comunque per il divertimento di aver appena indossato un paio di Google Glass. Spiegarne l’utilizzo, come detto nel primo post, non è facile, ma gli amici più geek vi leveranno da ogni fardello, spiegando a tutti il loro funzionamento, per la gioia di averlo appena capito a loro volta.

E anche qui l’uso più comune è lo scattare foto e registrare video. Quando si tenta di spiegare come eseguire con la voce operazioni più complesse, al momento si cade nella problematica pronuncia. I Glass ad oggi ascoltano e rispondono solo in inglese. Se Make a call to Nicola può essere abbastanza facile, effettuare una ricerca su Google o chiedere delle indicazioni diventa più difficoltoso (quasi impossibile fargli capire i nomi delle strade italiane e quindi ci si ritrova a chiedere un indicativo Rome, giusto come dimostrazione). Altro fattore è che gli occhiali non hanno nessun tipo di riconoscimento vocale “personale” e rispondono ai comandi di chiunque, anche se magari a un metro di distanza. Il rumore di fondo della strada o del frastuono in generale non aiuta poi, ma l’impressione è comunque che bisogna solo prenderci la mano e imparare a dosare il volume e la velocità della propria voce in base alle situazioni.

Google Glass Nights Out 1

In compenso le foto in notturna regalano quasi più soddisfazioni di quelle in diurna. Ah, Google Now mi avvisa quanto ci vuole a tornare a casa. Che gentile.

Google Glass