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World War Z: si salvi chi può [Recensione]

Giorgio Palmieri -

Manie. Manie di mangiarsi le unghie, di lavarsi spesso le mani, di perdere spesso qualcosa (dove ho messo le chiavi?), e zombi. Si, zombi, la mania che dilaga ormai da mesi sui nostri dispositivi Android, dove titoli su titoli invadono il Play Store con protagonisti i macabri morti viventi, che poi tanto macabri non sono. Li abbiamo visti combattere contro piante in vesti tutt’altro che spaventose, contro giocatori di basket infuriati, in salsa B movie, impegnati in una partita di calcio e, ancora, protagonisti di una opinabile parodia, e chissà quanti altri titoli sono lì, tra endless running e perle nascoste, in attesa di essere scaricati.

Avranno pure quel particolare tocco di classe, quel fascino che li contraddistingue dalla maggior parte dei mostri e cattivoni di turno, ma c’è da dire che, forse, questa mania è un po’ troppo abusata nell’ambito gaming, tant’è che anche alcuni tra di voi hanno manifestato un po’ di disapprovazione, e di certo noi non siamo qui a biasimarvi, anzi, l’originalità è sempre la benvenuta, soprattutto nei panorami d’intrattenimento dove un determinato genere è fin troppo saturo.

Sia chiaro, prendere ispirazione è più che giusto, d’altronde ogni nostro lavoro è sempre preceduto da quel momento in cui le idee vengono stimolate da un qualcosa che ci da la spinta, ma un conto è avere l’ispirazione, di tutt’altra pasta è il copiare. Giusto per citarne uno, il clamoroso caso tra DayZ e The War Z (tra l’altro quest’ultimo ha recentemente cambiato titolo, Infestation: Survivor Stories, chissà perché), entrambi titoli su PC in stile survival, entrambi con protagonisti gli zombi, entrambi coadiuvati dallo stesso concept, solo che uno è un capolavoro e l’altro è un completo disastro, sta a voi scoprire chi è chi.

Tra le righe di questa piccola lista piena di titoli con i morti viventi ci si va ad aggiungere World War Z, tie-in ispirato alla pellicola che vede come protagonista Brad Pitt, in una vesta che ricorda Thor della Marvel. Il gioco, pubblicato da Paramount Digital Entertainment, è stato sviluppato dai ragazzi di Phosphor Games, il team che ha prodotto Horn ed il recente tie-in de L’Uomo d’Acciaio, recensito sulle nostre pagine qualche giorno fa. Quando si parla di tie-in è lecito mettersi in guardia, basta vedere i risultati di alcuni di questi, ma ci sono delle eccezioni che, a dir la verità, ci hanno fatto divertire non poco. Sperando che questo World War Z si inserisca nella seconda categoria da noi descritta, iniziamo subito con la recensione immergendoci in questo mondo post-apocalittico.

Centometristi non morti

Alcune cut-scene lasciano senza fiato.

La pandemia ha ormai colpito il mondo intero, e la notizia (e rispettiva dimostrazione) non tarda ad arrivare anche da noi, intenti a sorseggiare quel che sembra un liquore dal sapore forte e amarognolo. Vedere il mondo che si contorce, le persone spaventate e aggredite dai morti viventi e la morte che pullula in ogni dove, ci mette un po’ di paura, e subito il nostro pensiero va alla nostra famiglia e, soprattutto, a nostro figlio. La volontà, pero’, è più forte di qualsiasi altra cosa, e con coraggio nell’animo e pistola alla mano ci buttiamo subito nei meandri dell’azione. Il gameplay gira attorno a dei concept che formano un quadro un po’ forzato all’interno del lore, ma che funziona, bene o male, dal punto di vista meramente ludico. Il core è quello di uno sparatutto in prima persona su binari, condito con delle fasi di esplorazione e puzzle da risolvere.

Nella modalità sfida potremo avventurarci in tre ambientazioni differenti.

Nella sezione esplorativa, infatti, il sistema di controllo è affidato al semplice touch in stile Horn, basta toccare il punto in cui andare per raggiungerlo. Nel mentre, potremo raccogliere munizioni, medikit e oggetti ambientali quali libri e documenti per aumentare l’esperienza. Anche l’interazione con computer e terminali ci ricompenserà con una modesta quantità di esperienza, anche se dobbiamo ammettere che queste operazioni si dimostreranno find a subito esageratamente ripetitive, anche perché l’interazione è fine a se stessa, non è possibile leggere i documenti raccolti o esaminare i PC, si tratta solo di uno zoom sull’oggetto e niente più. In ogni caso, la storia che accompagnerà l’avventura intrattiene soprattutto all’inizio, ma si perde a lungo andare, ma rimane comunque un’aggiunta gradita da parte degli sviluppatori.

Colpi a vuoto

Le interazioni con gli oggetti circostanti sono molto limitate e ripetitive.

Nella fase d’azione, invece, il gioco vi costringerà a rimanere fermi in punto preciso dell’ambiente. Non sarà possibile muoversi durante in questa sezione, ed infatti potremo solo spostare la visuale affinché il mirino combaci con uno degli zombi presenti a schermo. Dopo aver posizionato il mirino, il protagonista sparerà in automatico, ed il gioco tornerà nella fase esplorativa una volta che tutti i morti viventi saranno sconfitti. Come abbiamo detto precedentemente, questa meccanica ci sembra un po’ troppo forzata all’interno del contesto, ma, in fin dei conti, questa fase di gioco intrattiene ed è sviluppata discretamente. Purtroppo lo stesso non possiamo dire dei combattimenti corpo a corpo, completamente fuori luogo e implementati a forza nella produzione di Phosphor Games. Si tratta di una meccanica a-la-Infinity Blade, con swipe per colpire e tasti virtuali laterali per schivare (in realtà c’è anche un pulsante per spingere lo zombi la cui utilità è pari allo zero). Il senso di questi combattimenti ci sfugge, poiché in teoria potremo sconfiggere lo zombi con la nostra arma ma il gioco ci costringe ad usare l’arma corpo a corpo, e il tutto avviene a rilento, con lo zombi che esegue un pattern di movimento sempre uguale e, non appena esso si avvicina, dobbiamo effettuare uno swipe. Macchinosi e privi di un qualsivoglia elemento d’intrattenimento, i combattimenti corpo a corpo sono la parte peggiore dell’offerta ludica di World War Z.

I combattimenti ad arma bianca sono l'aspetto meno riuscito del gioco.

Discorso a parte va fatto per gli enigmi da risolvere, decisamente molto più interessanti, si attengono sempre a puzzle semplici e facili da capire ma che spezzano bene la ripetitiva azione di gioco, a differenza dei combattimenti ad arma bianca. Tutte le attività, dai combattimenti all’esplorazione, offrono ricompense sotto forma di esperienza, utile ad acquistare nuove armi, armature e oggetti. Purtroppo è presente anche una valuta “premium”, l’oro, ma è possibile acquisirla in-game tramite la divertente modalità Sfida, ossia quella endless con tanto di missioni a-la-Temple Run.  Per quanto riguarda l’aspetto grafico, a parte qualche texture slavata e in bassa risoluzione, il risultato generale è eccellente, le ambientazioni sono curate e variegate, e alcune cut-scene vi faranno cadere la mascella a terra per la spettacolarità. Buono anche il comparto sonoro, peccato per l’occasionale fastidioso asincrono del testo con il doppiaggio del gioco, risolvibile con la disattivazione dei sottotitoli che, tra l’altro, non sono stati curati per il meglio. Da segnalare, infine, alcuni sporadici crash del gioco e diavolerie tecniche varie, si spera vengano risolti il più presto possibile con un aggiornamento (ma non ci mettiamo la mano sul fuoco).

Conclusioni

La filosofia che sta alla base del game design di Phosphor Games sembra essere quella di inserire quanti più possibili sprazzi di concept che, uniti, dovrebbero formare un quadro più che intrattenente, un’esperienza videoludica completa e variegata. Horn è uno degli esempi più lampanti, e nella nostra recensione lo abbiamo premiato proprio per questa sua particolarità. Il team ha voluto seguire la stessa rotta anche per World War Z, ma purtroppo gli elementi di gioco inseriti non sono stati implementati e ottimizzati al meglio. Rimane comunque un prodotto discreto e divertente, al di sopra della media dei tie-in che offre il Play Store, ma aspettatevi una esperienza fatta di (alcune) scelte non proprio azzeccate.

Coinvolgimento: L’esplorazione ripaga ma purtroppo le operazioni di interazione lasciano a desiderare e sono molto ripetitive. Nel complesso l’ambientazione è ben riprodotta e immedesima il giocatore, anche se le azioni che dovrà compiere non sono ben implementate con il lore.
6.5/10
Giocabilità:  Divertente e con tante armi e oggetti da sbloccare. Alcune idee sono sviluppate bene, altre invece grossolanamente. 
7/10
Grafica:  A parte qualche texture slavata, il resto del comparto grafico è ottimo ed a tratti sbalorditivo.
9/10 (Nexus 7)
Sonoro: Buono il comparto sonoro, in particolar modo gli effetti. Peccato per il fastidioso asincrono tra sottotitoli e doppiaggio.
7.5/10
Longevità: Una manciata di ore per la Campagna e tante ore di divertimento per la modalità Sfida, a patto che la ripetitività non vi assalga.
7.5/10
Prezzo: 2,29€ con acquisti in-app secondari.
7/10

Voto complessivo: 7/10

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