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Editoriale: quando le dimensioni contano

Nicola Ligas -

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Sono diversi mesi che ho in testa questo argomento, ma il problema è che non è facile parlarne senza correre il rischio di scadere nel banale. Non occorre essere un illustre editorialista per capire che certi smartphone sono dei padelloni, e non ho nemmeno intenzione di stare troppo a soffermarmi su quanto siano ridicoli: ognuno può fare quel che vuole col proprio telefono, e se le vendite dimostreranno il successo dei tanti phablet in vista, potremo sfotterli quanto vorrete, ma significa che comunque la gente li userà.

Questo però mi porta a riflettere su un’altra cosa: ovvero su come si evolveranno gli attuali smartphone, non solo in termini di dimensioni, ma anche a livello tecnico e dei servizi offerti, perché, non so se ve ne siete accorti, ma ormai ci portiamo già appresso degli “aggeggi” che computazionalmente parlando rivaleggiano con dispositivi ben più grandi, e con display che hanno una definizione che non solo il nostro televisore di casa, ma anche la maggior parte dei computer (portatili o meno) si sognano. E poi cos’altro s’inventeranno per farci comprare sempre il nuovo modello?

A inizio anno si diceva che il 2013 sarebbe stato all’insegna degli smartphone da 5 pollici: questo è senz’altro vero, se guardiamo ai moderni top di gamma, ma in parte è anche un concetto già superato. Sono infatti numerosi i dispositivi “oversize” ad aver fatto capolino in questi primi 6 mesi: Huawei Ascend MateAcer Liquid S1Samsung Galaxy Mega 5.8 e 6.3LG Optimus G Pro e a breve avremo Xperia Z Ultra e probabilmente anche HTC One Max, senza dimenticarsi del Galaxy Note III (e dei suoi illustri antenati). Il più piccolo di questi nuovi nuovi smartphone misura 5,5”, il più grande 6,44” (probabilmente, visto che non è ancora stato annunciato) e come vedete dai molti marchi citati, nessuno vuole restare fuori dal gioco a questo giro.

Questo mi porta a due facili riflessioni immediate:

  • Scordatevi un vero top di gamma nell’intorno dei 4 pollici: spesso qualcuno lo chiede nei commenti, io per primo lo vorrei, ma non arriverà. Le aziende investono in grande, in senso letterale, e ormai anche il concetto di top di gamma diventa sempre più risibile. Chi è il top di gamma di Samsung? Il Galaxy S  o il Galaxy Note di turno? Finora avrei detto il primo, anche solo per ragioni di vendita e perché comunque meno “particolare” come dispositivo, ma in un mercato che tende sempre più ad allargarsi il confine diventerà ancor più labile, e dovendo già investire su almeno due modelli al top all’anno (se non di più), ci sarà sempre meno spazio per un terzo incomodo, specialmente se più piccolo (cosa che ormai sembra percepita quasi come un difetto).
  • La parola Phablet sta sempre più perdendo di significato, ammesso e non concesso che ne avesse uno. Il confine con gli smartphone è labile: questi ultimi sono arrivati fino a 5”, mentre i phablet partono da quanto? Dai 5,3” del primo Note? Dai 5,5” dell’attuale? Questo lascia comunque pochi decimi di pollice di demarcazione tra i due mondi, e ho il sospetto che tra qualche tempo anche la fascia 5-5,5 pollici, ora come ora poco sfruttata, vedrà la comparsa di nuove leve. Parallelamente anche il confine con i tablet si assottiglia: il 6,44” che Sony dovrebbe presentare a breve cos’è? E il Fonepad dal canto suo? Il primo è un telefono che si crede un tablet e il secondo un tablet che si crede telefono? Quando il cercare a tutti i costi una categoria sembra più una forzatura, forse significa solo che una categoria vera e propria non c’è.

Se dunque i concetti di smartphone e tablet si mescolano sempre più, complici le dimensioni dei vari dispositivi (e parallelamente delle borse che servono per portarli in giro), nuovi tipi di dispositivi si affacciano all’orizzonte: i camera-phone. Il concetto è in realtà la reinterpretazione di uno più vecchio, che a quanto pare sta riscuotendo sempre più interesse presso vari produttori, non solo in ambito Android (per quanto il robottino domini il mercato, sarebbe errato osservare il panorama mobile solo dal suo punto di vista). Nokia è senz’altro un marchio da tenere presente, ma anche Samsung ha recentemente detto la sua in merito, con il Galaxy S4 Zoom (la Galaxy NX Camera è una cosa così particolare che resta fuori da questo contesto), e Sony pare che sarà della partita con il suo i1, il primo Cyber-shot phone. Ad un telefono in grado di foto da capogiro (ok, forse come termine è un po’ esagerato) non potete anche chiedere di essere piccolo e sottile, tanto che nel suo caso le dimensioni quasi non contano (sicuramente a Samsung non importa che la gente possa parlare con una protuberanza che si eleva oltre il loro orecchio, con l’S4 Zoom).

Anche HTC ha sempre dato grande importanza al mondo fotografico, e se One non può essere definito un vero camera-phone, è anche vero che i suoi Ultrapixel sono un’innovazione in tale ambito da prendere comunque in considerazione. La presenza di questi modelli è però un segnale che il mercato inizia a saturarsi. Prima, quando non sapevi cosa fare, spingevi su dimensioni e risoluzione (e intanto aggiungevi un altro paio di core). La corsa alla nuova CPU continuerà sempre, ma in un certo senso si “stabilizzerà” come avvenuto su PC, e in un certo senso “farà meno notizia”; anche per quanto riguarda le dimensioni ormai resta ben poco da dire: dai 3 ai 10,1 pollici c’è praticamente un modello per ogni taglia, e l’imbarazzo della scelta sarà sempre più marcato. Ecco quindi che si cercano nuove variazioni sul tema, nuove feature da ergere a portabandiera, e una possibile strada è quella, per l’appunto, di puntare sempre più sull’aspetto fotografico.

Un’altra via è invece quella della risoluzione, un’area che non avanza con altrettanta rapidità, ma che proprio per questo continuerà a farlo più a lungo: l’anno scorso è stata l’era dell’HD, quest’anno del full HD e il prossimo? Non illudetevi: il Nexus 10 è stato un po’ una mosca bianca per il tempo in cui è stato introdotto, ma nel 2014 il full HD su smartphone sarà solo “un ricordo”, ed è anche inutile che insista sul fatto che ormai gli schermi con la maggior definizione sono quelli che ci portiamo appresso ogni giorno vero? Samsung prova ad alzare la posta anche sui portatili, ma sono comunque i dispositivi più grandi che rincorrono i più piccoli, non il viceversa.

La considerazione finale potrebbe essere banale come l’incipit: ci serve davvero tutto questo? Abbiamo bisogno di uno smartphone dove si vedono i punti neri sul naso di un amico, in una foto scattata con la fotocamera del nostro telefono (l’unica in grado di rivaleggiare in termini di risoluzione col display dello stesso), che abbiamo tirato fuori dallo zaino dove solitamente lo riponiamo per andare a giro? L’ovvia risposta è no, ma la realtà dei fatti è che tutto ciò che il progresso saprà portarci si rivelerà a suo modo “indispensabile” (o quasi): una volta che ti abitui a quel qualcosa “in più”, per quanto insignificante o ridicolo possa apparire all’inizio, col tempo (spesso) imparerai a non farne a meno.

E se comunque tutto questo fosse già abbastanza, non preoccupatevi: le varie aziende lo sanno e stanno guardando oltre. Wearable computing è una parola che amiamo ripetere perché diventerà sempre più di moda, e non è un caso che Sony presenti ora un nuovo smarwatch (o che anche aziende del calibro di Apple e Motorola vi siano state associate), o che Google stia investendo tanto su Glass. Il futuro non è più solo nostre tasche, anche perché correrebbe il rischio di non entrarci!