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Mark Shuttleworth chiude il bug n°1 di Ubuntu, ma il merito è di Android (e iOS)

Nicola Ligas -

Probabilmente non tutti lo sapranno, ma quando Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, ha creato il bug numero 1 di Ubuntu quasi nove anni fa, non vi ha inserito una criticità ancora irrisolta dell’OS, bensì la seguente frase: “Microsoft has a majority market share,” ovvero “Microsoft ha la maggioranza del mercato”, un “bug” che Ubuntu e altri progetti dovranno risolvere.

Sono adesso passati quasi nove anni appunto, e Shuttleworth ammette la parziale sconfitta, chiudendo lo storico bug non per merito di Ubuntu, bensì grazie alla popolarità di iOS e Android. Potete leggere qui l’intero commento del fondatore di Ubuntu in merito, noi ci limiteremo a riportarne i primi due paragrafi:

Il personal computing al giorno d’oggi è molto più variegato di com’era nel 2004: telefoni, tablet, oggetti indossabili, e altri dispositivi sono tutti parte del mix delle nostre vite digitali. Dal punto di vista della competizione, questo più ampio mercato presenta una sana rivalità con iOS e Android che raccolgono uno share significativo.

Android potrà non essere la mia o la vostra prima scelta in materia di Linux, ma è senza dubbio una piattaforma open source che offre benefici sia pratici che economici all’utente e al produttore. Quindi abbiamo sia competizione, che una buona rappresentanza dell’open source, nel personal computing.

Shuttleworth ha per forza di cose dovuto includere iOS nell’equazione, anche se da un punto di vista di apertura del codice il sistema di Apple non sia certo migliore di quello di Microsoft, e infatti c’è anche chi non concorda del tutto con la chiusura di questo bug report. Bradley Kuhn ha ad esempio scritto: “Lo status di chiusura dovrebbe piuttosto essere ‘non si può riparare’” (anziché l’attuale “fix rilasciato”), tanto più che anche i dispositivi Android includono in parte software proprietario, e il report iniziale affermava che “la maggioranza dei PC in vendita dovrebbero includere solo free software.”

In ogni caso si tratta di diverse interpretazioni, ma comunque apprezziamo l’umiltà di Shuttleworth nel ritenere concluso questo ancestrale bug. E per quanto riguarda Ubuntu, “è meglio concentrarci nell’eccellere nel nostro campo piuttosto che sul nostro impatto sul prodotto di qualcun altro.” Basta solo che adesso non si concentri sul fare “troppo” bene Ubuntu Touch!

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