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Jean-Baptiste Quéru ripercorre la storia dell’Android Open Source Project

Nicola Ligas -

Jean-Baptiste Quéru, il maintainer del progetto AOSP, parla raramente di lavoro dal proprio account Google+, ma oggi ha fatto un’eccezione, ripercorrendo brevemente le tappe fondamentali degli ultimi 6 anni:

  • 2008: Release 1.0. È qui che tutto ha avuto inizio, e che il codice sorgete e i tool sono stati preparati per il primo rilascio, avvenuto alla fine del 2008.
  • 2009: Contributi. In quest’anno è stato reso possibile integrare contributi esterni nelle release ufficiali di Android. La versione 2.0 rilasciata a fine anno è stata la prima in tale senso.
  • 2010: Automazione. Il 2010 è stato l’anno in cui molti task sono stati automatizzati, giusto in tempo per il rilascio di Android 2.3 verso fine anno, consentendo così di risparmiare tempo prezioso.
  • 2011: Gestione delle crisi. Il 2011 è stato un anno particolare, speso nella gestione dei “contrattempi”. “La prima regola del 2011 è: non si parla 2011.” (Possiamo solo immaginare a cosa si riferisca Queru, ma ricordando che il 2011 è iniziato con Honeycomb, l’unica versione di Android per la quale non è stato praticamente disponibile codice sorgente, possiamo immaginare a cosa si riferisca. Abbiamo già visto a suo tempo come Honeycomb sia stata una sorta di beta pubblica di Ice Cream Sandwich, fatta per arginare l’utilizzo di Gingerbread sugli scalpitanti tablet Android. NdR)
  • 2012: Supporto hardware. Lo scorso anno è stato speso nel rendere possibile l’esecuzione di codice non modificato su hardware commerciale con pieno supporto. Parliamo di Nexus 7 e Nexus 4, i primi dispositivi su cui ciò è stato possibile.
  • 2013: Reattività. Arrivati a questo punto, il progetto AOSP è laddove lo volevamo fin dall’inizio, il risultato di 5 anni di duro lavoro. Quest’anno sarà quindi speso nello sfoltire tutte le cose che si sono accumulate nel corso degli anni, in modo che l’AOSP del 2014 sia un progetto in grado di marciare con regolarità continuamente.

JB Queru non ci rivela insomma retroscena particolari, ma ci ha fatto comunque piacere leggere una breve retrospettiva da parte sua sul progetto Android, che ha vissuto in prima persona come pochi altri. E adesso dateci questa “reattività”, perché ce l’avete già promessa più di una volta!

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