google_fair_search

Editoriale: FairSearch contro Google

Roberto Orgiu -

Qualche tempo fa, su XDA mi è capitato di leggere un editoriale su FairSearch.org, un consorzio composto da diverse aziende che si propone, tirando le somme, di cercare di contrastare Google. Come? Con il vecchio metodo del “tieni vicino il tuo amico e ancora più vicino il tuo nemico”…possibilmente in aula di tribunale. Perchè ne parlo? Il motivo è che questo gruppo di aziende, capeggiato da Microsoft, Nokia, Yahoo! ed Oracle ha presentato una mozione all’antitrust dell’Unione Europea contro BigG, perché, sostanzialmente, “è cattiva”.

Il primo punto della mozione presentata da FairSearch è che Google impone il monopolio su Android, obbligando le case produttrici ad inserire le Google App e a dar loro risalto all’interno del sistema. Personalmente credo che chi ha scritto questo punto non abbia nemmeno la minima idea di come stiano le cose: Android e le applicazioni Google non sono esattamente legati a doppio filo, tant’è che nei sorgenti nemmeno troviamo tutti i software che Google ha rilasciato, ma li possiamo caricare nelle nostre ROM tramite uno zip aggiuntivo. Senza contare tutta la miriade di dispositivi Android che nemmeno hanno il Play Store. Guardando dentro questo primo punto, mi viene da pensare che sia una mossa di qualche motore di ricerca ormai obsoleto, che cerca di far perdere a Mountain View il primato nelle ricerche. Io, però, rimango dell’idea che uno Yahoo! Now non si riesca nemmeno ad immaginare.

Un altro interessante punto è il fatto che Android sarebbe un sistema operativo scorretto, perché viene rilasciato gratuitamente e questo rende difficile per altri inserirsi in un mercato dominato dal robottino. Mi viene difficile pensare ad una frase più comica: non si tratta solamente di costi perché, come sappiamo, diversi marchi famosi sono costretti a pagare a Redmond una royalty per ogni droide venduto, quindi mi sembra proprio che non siano le sole tasche di Google a beneficiare della diffusione di Android. Se non si tratta solo di mero denaro, allora la causa va cercata un po’ più in profondità, e maliziosamente potremmo quasi darle le sembianze di un pinguino, tanto odiato da Microsoft qualche anno fa (ma forse anche adesso).

Passiamo ad Oracle? L’azienda acquista uno dei linguaggi più usati al mondo e vuole essere pagata per i progetti gratuiti che sono scritti in Java, puntando più volte il dito contro Google. Da sviluppatore, non posso non riconoscere la bellezza della tazzina di caffè (come ammiro, in egual misura, anche il C# di Microsoft) e vedo il lavoro che c’è dietro per rendere accessibile a tutti questo linguaggio, ma non riesco a capacitarmi dell’idea di pagare per usare un linguaggio, è semplicemente sbagliato, dal mio punto di vista, un po’ come se la Regina Elisabetta chiedesse un tributo ogni volta che qualcuno parla in inglese. Fammi pagare i corsi, ma non pretendere che io paghi per imparare ad usare uno strumento per cui dovrò versarti contributi ad ogni uso; ce ne sono tanti, anche più intuitivi e forse più potenti, che sono gratuiti, e le community non sono meno numerose di quella che sostiene Java.

Scorrendo la lista dei componenti di FairSearch, notiamo anche dei nomi legati alla ricerca di voli e alberghi, e la cosa mi lascia un po’ esterrefatto: esattamente, di cosa avete paura? Oggettivamente parlando, Google Hotel Finder e Flights sono ancora progetti embrionali, che nella maggior parte degli Stati non possono essere utilizzati: mancano compagnie aeree e posti dove dormire, e continueremo ad utilizzare lo SkyScanner e il Trivago di turno per organizzare le gite fuori porta, almeno finché  non salterà fuori qualcosa di migliore. Ma è un po’ come se Cristiano Ronaldo soffiasse il Pallone d’Oro a Messi, difficilmente si potrebbe incolpare il portoghese, no? In base all’antico adagio che “la miglior difesa è l’attacco”, potremmo comunque considerarla una mossa preventiva.

L’ultima tipologia di azienda che riusciamo a riconoscere chiaramente è la categoria delle pubblicità. Come tutti saprete, Google sulla pubblicità ci vive, ma qualcuno di noi ha mai visto AdMob spuntare prepotente sulla nostra app di GMail? No. E AdWhirl (proprietà di Mountain View) integra alla perfezione i vari (e molte volte più convenienti) concorrenti del calibro di MobFox. Perché allora non provare la via dell’accordo, anziché scagliarsi contro BigG? D’altronde, per male che vada, ci si guadagna in due.

Eccoci giunti alle conclusioni di questo editoriale, in cui ho difeso Google non è per essere di parte: più volte ho criticato io stesso le scelte di Mountain View, che ci hanno tagliato fuori da molte delle loro invenzioni più interessanti, ma non riesco a schierarmi dalla parte di FairSearch. Se i software perennemente in beta di Big G riescono a primeggiare, è perché sono gli utenti ad usarli e ritenerli migliori.

Non si può dire però che Google incoraggi l’utilizzo di servizi concorrenti ai suoi: posso usare tutte le mail che voglio dal client stock di Android, ma il mio droide avrà sempre e comunque bisogno di un account Google per funzionare, ma è altrettanto vero che Windows Phone e iOS non è che proprio ci mettano una freccia lampeggiante sulle procedure per impostare servizi alternativi, anzi, molte volte ce lo impediscono. Google, nel bene o nel male, ci lascia installare sul nostro dispositivo i servizi che vogliamo, ma sarebbe oggettivamente illogico chiederle di non tirare acqua al suo mulino, in fondo, come a tutte le aziende, ciò che le interessa è il ritorno economico, e non te lo puoi procurare vendendo i servizi della concorrenza.