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Gli ingegneri di Android ci parlano di frammentazione, Project Butter e… iOs

Lorenzo Quiroli

Durante la notte si è svolto una sessione molto particolare di questo Google I/O, chiamata Android fireside chat, nella quale gli sviluppatori presenti hanno avuto l’occasione di porre alcune domande direttamente agli ingegneri che lavorano su Android.

Gli argomenti toccati sono molti, a partire dalla frammentazione, alla quale David Burke, direttore degli ingegneri del robottino verde, ha ammesso di pensare molto, e di essere al lavoro per rendere il software più “stratificato”, in modo da semplificare il compito dei produttori; inoltre, l’azienda sta cercando di comprendere meglio le molte variazioni hardware presenti nell’ecosistema. Nonostante ciò, lo sviluppo non rallenterà, dato che “Android è ancora un bambino” e “C’è così tanto lavoro che possiamo fare, sia a livello software che hardware”. In particolare è stata citata la fotocamera, che non è mai stata il punto di forza degli smartphone Nexus, il che ci fa tornare in mente una promessa di Vic Gundotra risalente a qualche mese fa.

Il fatto che Google fosse all’opera per rendere Android più veloce è stato discusso in un’altra sessione, ma ci fa piacere sentire Burke dire che il team sta tentando di migliorare le prestazioni su smartphone entry-level; confermati quindi gli sforzi per migliorare Project Butter, che ha portato un deciso miglioramento, ma “C’è ancora molto da fare” anche in questo settore.

Inoltre, uno sviluppatore è stato rassicurato sul fatto che Eclipse non verrà abbandonato dopo la presentazione del nuovo IDE, in quanto esso costituisce una strada parallela, non una nuova direzione che sostituisce la precedente. Alla domanda un po’ provocatoria sulla possibilità di sviluppare un emulatore di app iOs su Android, dato che ancora oggi molte applicazioni vengono sviluppate prima per la piattaforma mobile di Apple, Ficus Kirkpatrick, uno degli ingegneri ha risposto negativamente, mentre Burke è stato più pungente affermando “Stavo pensando che dovremmo andare a Cupertino e chiedere loro di sviluppare un emulatore Android”.

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