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AndroidWorld sul Google I/O 2013

Emanuele Cisotti -

Data l’importanza del Google I/O e la miriade di piccole e grandi novità che stiamo vivendo, abbiamo pensato di raccogliere in un unico pezzo tutti i pensieri di noi autori di AndroidWorld al riguardo. Sono riflessioni personali, eterogenee, senza alcun vincolo o paletto di sorta, salvo ovviamente il filo conduttore dell’I/O, ma incentrate su quello che la sensibilità e i gusti di ciascuno di noi hanno ritenuto opportuno. Ci sarebbe molto di più da dire probabilmente, ma il Google I/O non si ferma, e noi con lui.

Un nuovo Android Jelly Bean. Ma per tutti.

E’ stato un Google I/O un po’ atipico. Atipico perché è tornato alle origini, agli sviluppatori, deludendo forse chi ha speso più di un migliaio di dollari sperando di vedere una presentazione nello stile degli scorsi anni. Nonostante questo però le novità non sono affatto mancate e in tre ore abbiamo assistito ad una carrellata di annunci, tale da non lasciare il tempo di riprendere fiato.

La vera novità però secondo me è stata l’assenza di una nuova versione di Android. Cosa che però non è del tutto vera, anzi. Google ha promesso un aggiornamento per tutti (anche se suppongo che si intenda da Android 4.0/4.1 in poi) di Google Play Services, in pratica il cuore centralizzato dei servizi Google. Grazie a questo tutti potranno ricevere aggiornamenti di Maps, GMail, Hangouts (di cui sono sicuro parleranno i miei colleghi) e quant’altro. E non sono, dopotutto, questi i servizi fondamentali di uno smartphone Android? Niente più bisogno di rilasci da parte delle aziende. Ci pensa Google a tenervi aggiornati.

Emanuele Cisotti


Niente di nuovo in casa Google

Scrivendo principalmente di giochi su AndroidWorld, l’ufficialità di Google Play Games è stata forse la notizia migliore della prima giornata del Google I/O. Anche perché, a prescindere dai vari aggiornamenti delle Google Apps, le novità presentate non sono poi così tante. Il Galaxy S 4 Google Experience è forse la cosa che più mi ha deluso: a costo di passare per il classico fan boy del proprio smartphone (certi utenti non possono proprio farne a meno!), per il momento mi terrò stretto il mio Nexus 4 (appena acquistato, sigh). L’LTE è ben lontano da essere una realtà nel nostro paese, anche se nell’arco di un paio di anni si spera che vada a sostituire completamente la “vecchia” rete, e l’S4, di fatto, non ha introdotto nessuna novità di rilievo nel panorama mobile. Anche Hangouts non è certo ciò che tutti si aspettavano, e sarà difficile che un tale servizio vada a sostituire definitivamente altri meglio radicati.

Il guanto di sfida lanciato a Spotify è cosa buona invece: più concorrenza significa prezzi sempre più concorrenziali, anche se per il momento il servizio è ben lungi dall’essere disponibile in Italia. In definitiva: niente di nuovo in casa Google, se non l’aggiunta di raffinatezze che ne aumentano il potenziale complessivo.

Lorenzo Delli


Google I/O 2013 – versione 0.1 beta

Questo Google I/O, a freddo, mi ha sorpreso. Adoro IntelliJ IDEA e mi piace sapere che lavorino con Google, ma forse Android Studio è davvero troppo acerbo per essere usato; che attendano le prossime API per la versione definitiva? Il Play Store, o meglio, la sua estensione, mi ha invece deluso (al momento): quando potremo avere finalmente il nostro Nexus-store? E poi c’è Hangouts, lasciato a metà, a questo punto mi sembra più un restyling di GTalk che non il Babel rivoluzionario di cui tanto si è parlato.

Devo dire di essere comunque rimasto a bocca aperta durante la maggior parte del keynote, ma non ha compensato le mancanze che sono emerse con una buona dormita. Certamente non sentivamo il bisogno di un Android 4.3, ma speravo di sicuro in qualcosa di più rifinito e magari qualcosa che non fosse una early realease in arrivo. L’evento è ora, no?

Da un punto di vista più nerd, mi sento soddisfatto delle nuove funzionalità e API introdotte sul robottino, ma credo che anche per questo dovremo aspettare la coppia di mesi menzionata poche ore fa per poterci mettere sopra le mani.

Peccato Google, è la seconda volta che avresti potuto staccare la concorrenza, e stavolta, sarà Apple ad avere il vantaggio della sorpresa, con il WWDC alle porte.

Roberto Orgiu


E Android?

Nuovo anno, nuove sorprese. Google non smette mai di stupire l’utenza e di far preoccupare la concorrenza e questo I/O lo conferma. Accanto a novità attese, come Play Games, ce ne sono tante altre che non ci aspettavamo, a partire dal prossimo restyling di Google Maps, che metterà in difficoltà Apple e le sue mappe, fino ad arrivare a Play Music All Access che prende in contropiede persino l’acclamato Spotify, anche se da noi rimarrà ancora per parecchio tempo un miraggio. A far storcere un po’ il naso però ci pensa Hangouts: non male, ma si poteva fare qualcosa di più per cercare l’integrazione dei servizi di comunicazione.

In mezzo a tutte queste novità, c’è però da chiedersi: e Android? In fondo la versione 4.3 la stiamo attendendo tutti con ansia, per cui speriamo che Big G non ci deluda su questo fronte dopo tutte queste novità.

Un’ultima cosa, cara Google. Dov’è finito il mio Chromebook?

Erika Gherardi


Play Music si rinnova nella veste grafica, peccato che il resto sia rimasto come prima

Tra le novità del Google I/O di quest’anno c’è anche l’aggiornamento di Google Play Music, sia lato web che per l’applicazione Android. Subito dopo l’aggiornamento l’app chiede se si vuole provare il servizio di streaming da molti definito come l’anti-Spotify, tuttavia per il fatto che non è ancora stato rilasciato in Italia, l’app ci informerà successivamente che non è possibile procedere. Nessuna novità per quanto riguarda il numero di brani che possiamo caricare gratuitamente nella cloud di Music: 20.000.

La veste grafica dell’applicazione è stata completamente rinnovata. Una tendina sulla sinistra, raggiungibile con un touch nell’angolo sinistro della barra del titolo, ci permette di accedere velocemente alle funzioni principali: Ascolta Ora, La mia Raccolta, Playlist, Mix Istantanei e Acquista. La novità che salta subito all’occhio è proprio la prima, Ascolta Ora, nella quale troviamo un elenco di Album e Mix Istantanei. Il suggerimento che l’applicazione ci propone al suo primo avvio è quello di iniziare ad ascoltare la musica in modo da poter ricevere poi consigli sull’ascolto personalizzati. Questo fa pensare che la schermata ci proporrà gli album che ascoltiamo con maggiore frequenza. Un’altra novità riguarda la possibilità di visualizzare la sola musica presente sul dispositivo utilizzando il menu proposto sul titolo della sezione.

Nessuna sostanziale novità sulle funzioni che già conosciamo, solo il layout è stato interessato da importanti modifiche, adattandosi ad un modello che oramai troviamo nella maggior parte delle app di Google. Per il resto l’app risulta ancora un po’ pesantuccia, seppur il nuovo layout le faccia guadagnare punti in termini di fluidità nello scorrere i diversi titoli. Manca ancora la riproduzione gap-less, che ritengo sia uno dei punti veramente importanti che Big G dovrebbe tenere in considerazione, e soprattutto la velocità di riproduzione: è impensabile che su terminali poco performanti si debba aspettare anche diversi secondi prima di ascoltare un brano.

Nicola Randone


Google, la borsa ed il successo di un ex-giovane

Le azioni Google a 1000 dollari. Poco più, poco meno. L’azienda di Mountain View ha guadagnato in borsa dal 2004 circa il 730% del suo valore. Per darvi una idea è molto più del valore di Apple e Microsoft, insieme.

Quella cui abbiamo assistito è stata comunicazione – senza fronzoli o battute cretine dal gusto discutibile – di una grande azienda, capace di condurre un vero gioco di squadra. Nessuna innovazione assoluta ed eclatante, quanto una serie equilibrata di passi coerenti nella giusta direzione.

Google si caratterizza del resto – da sempre – per una costante e coerente spinta innovativa, portata avanti senza impuntamenti e con pochissime scelte discutibili.

È una azienda che non ha paura di provare, sperimentare ed innovare e – se capita – anche di fallire (si veda il caso di Wave) senza che questo diventi un problema. Il gigante impara dai propri errori e anzi li valorizza (spesso) reincorporandone le tecnologie in altri prodotti. Così una costola di Wave è oggi dentro Google Plus. Perché è così che si fanno ricerca ed innovazione.

Volutamente non entro nel merito dei singoli prodotti/servizi presentati, perché paradossalmente non li ritengo singolarmente così importanti (a parte le future Maps) e anche perché altri lo faranno meglio di me.

Quello che appare (e rassicura) gli investitori è una grandissima corazzata che procede spedita sulla sua strada, una strada che per il momento l’ex giovane (ormai ha i capelli grigi) Larry Page dimostra di saper condurre con grande sapienza. E sarà sempre più dura per i concorrenti, perché la promessa (o la minaccia?) di Google è quella di pervadere sempre più intimamente la nostra vita. Digitale e non.

Francesco Fumelli


La nuova versione di Android è già tra noi

In molti ieri si aspettavano una nuova versione del robottino verde ma sembra che essa arriverà invece nei prossimi mesi; poco male, perché le novità in questo Google I/O non sono comunque mancate.

Gli aggiornamenti delle API e Google Play Games Services, una novità utile quanto attesa, in particolare per i salvataggi nella cloud e per il multiplayer, rinforzano l’ecosistema e soprattutto saranno disponibili per praticamente tutti i dispositivi Android in circolazione, incentivandone così l’uso da parte degli sviluppatori.

Hangouts era una delle novità più attese, ma ci aspettiamo di più da una applicazione Google: migliorabile sia a livello di interfaccia che di funzionalità, il nuovo servizio di chat che per il momento non ha ancora unificato nulla (ma sono fiducioso in un aggiornamento di Google+ che lo integri a breve eliminando Google+ Messenger); essendo anch’esso ora presente su Google Play, speriamo che i prossimi update lo rendano non tanto il WhatsApp killer che molti si aspettavano, ma semplicemente un servizio più completo (l’integrazione con gli SMS è già un giusto passo nella giusta direzione). Il nuovo rinnovamento grafico di Play Music è il benvenuto, così come quello di Maps che però arriverà nell’estate.

Tirando le somme, potrei quasi dire che la nuova versione di Android è già tra noi, ed è paradossalmente ancora la 4.2: i benefici delle nuove API saranno percettibili per gli utenti solo in un secondo momento, ma nel frattempo l’ecosistema ha fatto un ottimo, piccolo ma importante passo in avanti.

Lorenzo Quiroli


Google I/O 2013: “dietro le quinte” e tanto social

Ci si aspettava Android 4.3 ma non c’è stato neanche un accenno. Ci si aspettava tutto, fuorché un Galaxy S4 “Nexus-Style”, eppure quest’ultimo sarà in vendita presto ad un prezzo non esattamente economico. Diciamo la verità: da Android Fanboy potremmo essere rimasti delusi dal Google I/O per non aver visto la presentazione di nessun nuovo hardware o aggiornamenti sostanziali dell’OS, ma non è proprio così.

Quanto presentato ieri da Big G è un’abbuffata di feature che riusciremo ad apprezzare solo tra qualche tempo: le nuove funzionalità di Maps sono veramente incredibili, Google Play Games era una cosa di cui si sentiva oggettivamente la mancanza (avrei gradito anche un’app dedicata in pieno stile Apple, ma ci accontentiamo), il salvataggio dei dati delle applicazioni online è una benedizione e la potenza del motore di ricerca (sì, Google fa anche quello) è a dir poco da brividi (brace yourselves: Skynet is coming!). Hangouts potrebbe essere decisamente meglio, in particolare nella gestione dei contatti (come dobbiamo dirlo? Prendete WhatsApp ed iMessege, integrateli…et voilà!) ma migliore delle precedenti alternative.

La vera novità davanti gli occhi di tutti, però, è il social: tutto ciò che Google ha fatto è stato per ampliare il suo bacino di utenti iscritti al suo social network. Vuoi condividere punteggi dei giochi? Google+. Vuoi avere belle foto ad alta risoluzione da condividere con i tuoi amici? Google+. Vuoi chattare con i tuoi contatti? Sempre Google+.

In soldoni, un Google I/O che sicuramente avrà appassionato gli sviluppatori con qualche piccolo contentino per gli utenti: per le grandi novità… ne riparleremo quando G+ avrà più utenti!

Giuseppe Tripodi


La stagione della semina e quella della raccolta

Sono state presentate molte cose al Google I/O di quest’anno, ma non ho visto nel grande pubblico lo stupore, di quello che ci si aspetterebbe  per ripagare un’attesa importante. Già…nessun “nuovo” Nexus, in fondo l’S4 lo conosciamo già, e nessun nuovo strabiliante servizio. Ma il Google I/O è la conferenza per gli sviluppatori, e di cose interessanti per loro (e per noi) ne sono emerse parecchie, specie per chi sta già guardando avanti.

Nuove API per Google Maps, Geofencing, Cloud Messaging, Google Hangouts, IntelliJ IDEA e altro: sigle e parole che a molti non fanno venire in mente nulla di concreto, ma ricordiamo che Google non vive della vendita di prodotti fisici, ma di servizi, e su questi sta puntando. Il colosso di Mountain View sta “seminando” per migliorare le sue “creature”, per crearne di nuove e per integrarle sempre più fra loro, uniformando sempre più l’esperienza Desktop con quella mobile; d’altronde è più importante cosa possiamo fare rispetto al mezzo con cui poterlo fare, no?

Google Now (con le sue recenti aggiunte) e la ricerca vocale colloquiale si apprestano dunque a diventare dei portali per attingere all’immensa mole di informazioni di BigG, dati che verranno estratti in forme sempre più mirate e contestualizzate per la nostra persona. Google Glass, Android 4.3 e il resto saranno solo l’inizio: siete ancora convinti che era meglio vedere un nuovo Nexus, oppure riuscite ad intravedere  il futuro?

Andrea Bordin


Il Google I/O rivolto agli sviluppatori, con brutte sorprese per gli utenti

Google aveva promesso che non ci sarebbero state nuove versioni di Android e nessun nuovo hardware e così è stato (sempre se non vogliamo considerare il Galaxy S4 Nexus Edition), eppure sono rimasto lo stesso un po’ deluso da questo I/O.

La conferenza è stata ottima, l’obiettivo era avvicinare gli sviluppatori e credo che Google abbia fatto proprio centro. Quello su cui Google ha sbagliato è stata l’evoluzione di Gtalk, anzi, chiamarla evoluzione è già un errore. Premetto che secondo me l’obiettivo non era di fare concorrenza a WhatsApp ma ad iMessage di iOS, proprio partendo da questa premessa mi sento di arrivare alla semplice conclusione che è un passo indietro, specialmente se si arriva da Gtalk. Gtalk era una semplice chat, veloce, intuitiva ed era possibile persino vedere chi era online in modo semplice, perdonatemi se lo ripeto ma Gtalk era decisamente molto più intuitivo. Hangouts ha perso tutte queste feature, è più pesante, è macchinoso e non è nemmeno integrato con l’applicazione Messenger di Google+. Considerando che questa feature era rivolta maggiormente agli utenti rispetto agli sviluppatori, credo che Google avrebbe potuto tranquillamente evitare di presentarla ora, sarebbe stato meglio vedere questo aggiornamento fra qualche mese come una vera e propria evoluzione di Gtalk, con funzioni in più e non in meno.

Agostino Caruso


Big G, in a Big World

Quando neanche un mesetto fa venne fuori la possibilità che al Google I/O non ci fosse una nuova versione di Android, sembrava che fosse stupido il solo pensarlo. Eppure io ci speravo, non l’ho mai nascosto, e la mancanza di Android 4.x è stata la prima cosa di cui ieri mi sono rallegrato. A volte ci dimentichiamo che Google, per fortuna, non è solo Android, e se così non fosse sarebbe la rovina di entrambi.

Google è un’azienda anomala, spesso associata con “i buoni”, ma in realtà non si tratta di bontà o cattiveria, ma solo della visione che hai e dell’impronta che con essa vorresti dare al mondo. Sì perché al contrario di molti altri, Google il mondo lo vuole cambiare. Di nuovo: non parlo in termini di bene o male, ma solo di cambiamento. Positivo o negativo non lo giudicheremo noi adesso, ce lo diranno gli anni che passano, e la differenza che riuscirà davvero a fare. Ma Google è molto più di Android. Lo è nei suoi servizi, nel suo impegno umanitario, e negli scopi che si prefigge, che spesso vanno al di là del mero business.

In mezzo a tutto questo il Galaxy Nexus 4 farà la felicità di chi voleva un GS4 stock (non è chiaro se i sorgenti verranno inseriti nell’AOSP, ma in ogni caso la sola esistenza di un firmware stock ufficiale renderà il compito di CyanogenMod e soci ancora più facile), Play Game Services ci permetterà di giocare senza frustrazioni, Music All Access ha un nome inutilmente lungo, ma confido che sarà un’ottimo compagno, Hangouts forse non cambierà nulla, e magari resteranno tanti piccoli “ma se”, ad esempio sulla sincronizzazione dei dati di tutte le app (non solo dei giochi). Ma questa è solo la punta dell’iceberg, Google vuole di più; se non da noi, lo vuole dalla maggior parte delle persone che sono lì al Moscone Center, dagli sviluppatori che hanno contribuito e contribuiscono, alla crescita del suo ecosistema che diventa ogni giorno più globale.

Mi piace la visione di Google, ben incarnata da un Larry Page che ha usato probabilmente tutta la voce che aveva per essere lì sul palco. Mi piace il loro pensare che col volgere di strani eoni anche l’impossibile possa diventare possibile. Ci vuole tempo, ma forse è solo una scusa per avere come prossimo obiettivo l’immortalità.

Nicola Ligas

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