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Hell Yeah! Pocket Inferno: un coniglio contro le forze demoniache [Recensione]

Giorgio Palmieri

Dopo una settimana all’insegna dei running game con Iron Man 3 e Rayman Jungle Run, e dopo la recensione di The House of The Dead Overkill: The Lost Reels di SEGA, abbiamo deciso di fare una prova approfondita di un gioco che unisce gli aspetti dei titoli precedentemente elencati in un unico prodotto, ossia un auto-runner sviluppato da SEGA. Rilasciato poco faHell Yeah! Pocket Inferno è una riedizione in chiave mobile delle avventure di Ash il principe dell’inferno. Il primo capitolo di Hell Yeah!, infatti, è stato rilasciato esclusivamente per gli store digitali di Xbox360, PS3 e PC e ci metteva sempre nei panni di Ash in un mondo carico di umorismo. Scopo del gioco era quello di sconfiggere le forze demoniache utilizzando tante armi e gadget in un’esperienza videoludica caratterizzata da un gameplay in stile platform con elementi action.

Dimenticatevi le meccaniche di gioco del primo capitolo, questa edizione di Hell Yeah! per dispositivi Android è decisamente diversa e presenta il consueto auto-run supportato da una giocabilità a-la-Jetpack Joyride. Merita una vostra prova? Scopriamolo insieme.

Viaggio demoniaco

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Il primo livello e il rispettivo impatto riassume, nel bene e nel male, su cosa verte l’intero gameplay di Hell Yeah! Pocket Inferno, poiché la meccanica non subirà nessuno sviluppo durante il corso dell’avventura. Il gioco sfrutta un sistema di controllo molto simile a quello visto in Jetpack Joyrade: infatti, con la pressione su touchscreen della parte sinistra dello schermo, faremo volare verso l’alto la moto di Ash, mentre rilasciando la faremo scendere verso il basso. Premendo la parte destra dello schermo potremo sparare un proiettile per sconfiggere i nemici o per demolire alcune parti di scenario che ci sbarreranno la strada. Non esistono barre della vita: basterà rimanere incastrati in un elemento dello sfondo o una piccola collisione con un demone per portarvi al Game Over. Purtroppo il sistema di controllo non è molto reattivo e presenta alcuni problemi nella fisica della moto. Questo difetto si verifica in maniera evidente nelle sezioni avanzate di gioco, in particolar modo nei combattimenti contro i boss, dove un minimo sbaglio porta alla morte.

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Nel gioco esistono sostanzialmente due tipi di livelli: stage e boss fight. Ogni stage è composto da un level design debole e poco ispirato, che presenta sezioni molto simili tra loro e, soprattutto, parecchio noiose. Gli sviluppatori hanno inserito una sorta di espediente che varia (anche se di poco) l’approccio al gioco: infatti, ogni livello è caratterizzato da 3 missioni differenti che ci daranno stelle aggiuntive al loro completamento, utili a sbloccare nuovi livelli. Queste mini-quest vertono sulla raccolta di un determinato numero di monete, sull’uccisione di alcuni mostri o su condizioni speciali da mantenere fino alla fine del livello come, ad esempio, il divieto di sparo. Discorso a parte va fatto per le boss fight che, seppur semplicistiche e banali nel concept, riescono a mantenere un buon livello di sfida anche se, alla lunga, porteranno alla noia. Nemmeno il sistema di upgrade riesce nella disperata speranza di divertire, poiché si riduce in una piccola personalizzazione del personaggio e nel miglioramento degli spari della moto.

Finte risate

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Sebbene Hell Yeah! Pocket Inferno sia stato prodotto da una grande azienda che risponde al nome di SEGA, l’impatto grafico, la sua realizzazione e il debole level design porta all’idea di un prodotto eccessivamente amatoriale. Le animazioni dei mostri sono imbarazzanti, gli stage sono banali e ripetitivi, gli effetti di gioco sono essenziali e striminziti: si tratta comunque di un gioco venduto a 0,88€, ma la qualità complessiva è decisamente sotto la media, considerando il fatto che il capitolo precedente era di tutt’altra pasta sia dal punto di vista prettamente stilistico che dal gameplay nella sua interezza. Non siamo qui a fare paragoni con il primo episodio della saga, per giunta non disponibile per Android: ma il gioco è semplicemente un titolo scialbo, noioso e senza spina dorsale, perché nel titolo non c’è traccia dell’umorismo di Ash e del suo strampalato mondo.

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Il comparto sonoro, seppur nella media, presenta un difetto che porterà all’odio più profondo possibile: nel gioco, ci verrà ripetuto “Ash to the rescue!” ogni volta che moriremo (vi ricordate il “Free Thrown” di Shaqdown?), un effetto sonoro che ci porterà alla disattivazione dell’audio in men che non si dica.

Conclusioni

Non nascondiamo di essere rimasti estremamente delusi da questo Hell Yeah! Pocket Inferno. L’ironia che ha contraddistinto il primo episodio è del tutto assente (se non per i consigli nei loading screen), il gameplay è esageratamente striminzito e il tutto è caratterizzato da una realizzazione grossolana. A nostro avviso, persino i fan accaniti dei running game potrebbero lasciarlo perdere, poiché l’unico aspetto positivo di questo Hell Yeah! Pocket Inferno sono le boss fight abbastanza impegnative. Per il resto, è un titolo da evitare.

Adrenalina: Il level design è talmente scialbo che taglia il ritmo di gioco e l’azione generale, provocando noia dopo un paio di livelli. Le boss fight migliorano lievemente l’esperienza di gioco.
4.5/10
Giocabilità: Eccessivamente semplice e, alla lunga, noiosa. Presenti alcuni problemi nella fisica.
5/10
Grafica: La resa a schermo è sufficiente, ma la realizzazione degli ambienti e delle animazioni lascia a desiderare.
5.5/10 (Samsung Galaxy Nexus)
Sonoro: Dopo aver ascoltato l’ennesimo “Ash to the rescue!” disattiverete l’audio una volta per tutte.
4/10
Longevità: 60 livelli divisi in 6 mondi, con altri stage in arrivo. Non male, se non fosse per la ripetitività di fondo.
6.5/10
Prezzo : 0,88€ con acquisti in-app non invasivi, ma ci sono altri titoli dello stesso genere gratuiti.
6/10

Voto complessivo : 4.5/10

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