Tim Stevens Glass (2)

Google Glass: dalla recensione di Engadget, al primo launcher alternativo

Nicola Ligas -

Nei giorni scorsi, Tim Stevens di Engadget ha pubblicato una lunghissima recensione (no, sul serio, è davvero enorme!) dei suoi Google Glass Explorer Edition. Lo odio. Così come odio tutti coloro che riempiono le proprie pagine social, il proprio blog, ed ogni altro mezzo mediatico che hanno a disposizione, di foto e video, per lo più inutili, catturati con i loro Google Glass. Dovrò venire a capo di questo mio astioso sentimento, perché qualcosa mi dice che passerà diverso tempo prima che gli occhiali di Google arrivino qui da noi, quindi per il momento non mi resta che raccontarvi ciò che sappiamo attraverso le impressioni di tutti questi signori appena citati, che quotidianamente continuo a seguire. E odiare.

Iniziamo appunto da Tim Stevens, premettendo però l’ovvio, ovvero che tutte queste considerazioni si riferiscono all’attuale versione per sviluppatori, ed è normale e anche giusto che ci siano “cose che non tornano”. È anche per questo che esiste la Explorer Edition: per rilevare anomalie, imperfezioni e possibili miglioramenti sia nel design che nel software, sperando che la versione commerciale di Glass risulti così il più “perfetta” possibile. Non ci stupisce ad esempio leggere che il bilanciamento del peso non è affatto ottimale (poteva essere altrimenti con quella struttura?), e che la parte destra tende ad abbassarsi, quando indossati, ben più di quanto non faccia la sinistra. Movimenti bruschi e frequenti spostamenti posso accentuare questo fenomeno, e se considerate che in teoria lo schermo dei Glass dovrebbe stare al di sopra del campo visivo, capirete anche che un frequente aggiustamento potrebbe diventare necessario. Questo non li rende scomodi di per sé però, nel senso che come ergonomia e peso non si fanno sentire più di un normale paio di occhiali, ma c’è da tenere a mente una differenza apparentemente banale: le stanghette non possono essere ripiegate come nei classici occhiali. Questo significa che se vorrete togliervi dalla testa Glass, non li potrete incastrare nella maglietta o tra i bottoni della camicia, e continuare a camminare felici, ma dovrete riporli nella custodia (morbida) che viene fornita, e possibilmente avere una borsa adeguata dove riporli, dato che sarà come avere un paio di occhiali sempre aperti. Questo è l’esempio più tipico di qualcosa che ci aspettiamo cambi nella versione commerciale.

Sull’autonomia sinceramente il dibattito è acceso, ed essendo una cosa strettamente correlata all’utilizzo che se ne fa, è difficile farsi un’idea solo attraverso le parole altrui: diciamo che in generale nessuno la definisce ottima. Vero è però che si parla anche di ricarica rapida: nel giro di un’ora si passa infatti da zero e cento, il che rende anche brevi “pit-stop” durante la giornata più che sufficienti. È inoltre importante sottolineare che tutte le funzioni fotografiche, e anche buona parte di quelle che richiedono una connessione, non sono strettamente legate all’uso del telefono. Sarà sufficiente una qualsiasi Wi-Fi per essere online, mentre per catturare foto e video non c’è bisogno di nient’altro che di abbastanza batteria; ovviamente se vorrete chiamare e inviare SMS, a quel punto il legamento con uno smartphone sarà indispensabile.

Un altro campo sul quale è difficile farsi un’impressione precisa è quello della qualità del display di Glass. Tutti concordano sulla sua buona leggibilità, anche all’aperto (a patto di non essere controsole), ma ragionare di fedeltà dei colori, contrasto e altri valori tipici di un normale display, è un altro paio di maniche. Non ci sono foto fedeli di ciò che vedrebbero i nostri occhi con Glass Explorer, e ognuno ha i suoi pareri in materia di resa cromatica, e sinceramente non ci sembra nemmeno che sia questo il punto principale. Lo scopo primario dovrebbe essere la leggibilità, tutto il resto è accessorio, nel senso che Glass non è un dispositivo pensato per guardare film, e farsi troppi problemi paragonandolo ad un display ordinario è anche inutile.

In linea di massima gli elementi “limabili” sono comunque moltissimi: ad esempio, quando condividerete foto o video su Google+, comparirà solo l’hashtag #throughglass, ma non potrete ampliare il testo con commenti personali (niente vieta di farlo in seguito), ed è facile pensare che una cosa del genere cambierà presto; anche Google Now (vero cavallo di battaglia) dovrà forse adattarsi un po’, perché rischia di avere fin troppe schede e un minimo di personalizzazione in più potrebbe diventare presto necessaria. Che ne direste invece dello scrolling del testo con i movimenti del viso? Anch’esso non è presente, ma ci sono decine di gesture che saranno probabilmente aggiunte in futuro, e quando avremo i nostri Glass tra le mani saranno già presenti fin dall’inizio. Una perplessità più critica semmai, riguarda l’audio in chiamata (ma anche la gestione della rubrica al momento è limitata, dato che Glass supporta solo 20 contatti e chiamerà sempre il primo numero nella scheda di ciascun contatto), e non quello percepito dall’utente Glass tramite conduzione ossea (buono tranne che in condizioni di forte rumore ambientale), ma quello che sentirà il nostro interlocutore. Sembra infatti che il microfono catturi meglio i rumori ambientali rispetto alla voce del portatore, forse perché pensato più per la fotocamera che per le lunghe conversazioni: questo è senz’altro un punto che andrà rivisto.

Ci sarebbe poi un discorso a parte da fare sul fattore privacy: come puntualizzato da Stevens, con Glass la domanda che si pongono i tuoi interlocutori non è tanto “se” stai registrando qualcosa, ma quando “non” lo stai facendo. Abbiamo già visto alcuni segnali del tipo “Glass non può entrare qui” in alcuni locali, fatti per lo più al solo scopo di ottenere attenzione, ma ci immaginiamo che in futuro potrebbero diventare una cosa seria. Aggiungere una lucina rossa mentre gli occhiali registrano sarebbe di aiuto? Forse. O forse no. Aspetti come questo non possono essere lasciati al caso comunque, e ci aspettiamo che Google sappia affrontarli in maniera “matura”, prima di rilasciare in commercio Google Glass. (anche perché una volta che ci avrò messo le mani addosso, sfido chiunque a strapparmeli! NdR).

Alla fine della fiera, “il loro potenziale è eccezionale, e sebbene sarà Google a dover indirizzare il cammino, le cose inaspettate che i vari sviluppatori potranno creare saranno quelle che faranno davvero progredire la piattaforma Glass“. Alcuni banali esempi li possiamo già vedere: Google Glass non ha un lockscreen? Eccolo (al link trovate anche un breve video). Volete un launcher più tradizionale? Ecco anche lui (di nuovo: se siete interessati, il video lo trovate al link). E questo è solo un assaggio. Quello a cui assisteremo nei prossimi mesi sarà insomma un lungo beta test, che farà crescere e cambiare la piattaforma, tanto che probabilmente molti dei giudizi che potremmo esprimere in questo periodo, non saranno poi validi una volta che sarà rilasciata la versione commerciale, e alle iniziali criticità ne seguiranno tutt’altre. Inutile dire che non vediamo l’ora arrivi quel momento. E voi?

Iniziamo con una carrellata di video, alcuni dei quali ve li abbiamo già proposti, che terminano poi con la review finale.

Ecco Tim Stevens con “a bordo” Glass. In questo caso non ci interessa il soggetto in sé, quanto poter osservare gli occhiali di Google come stanno addosso ad una persona: troppo ingombranti, invasivi, pacchiani? Lo lasciamo decidere a voi.

Ed ecco invece una lunga serie di sample fotografici: ottimi gli scatti diurni, molto meno quelli in condizioni di più scarsa luminosità (notate la compiacenza con cui si sofferma sulla Ducati):

 

Via: Via
Google Glassvideo