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Del perché Google abbia comprato Motorola, e dell’abbandono di Andy Rubin.

Nicola Ligas -

Perché Google ha comprato Motorola? La domanda può sembrare falsamente retorica, ma se ci pensate bene è difficile che qualcuno abbia una risposta univoca ed oggettiva. In origine si pensava fosse per accaparrarsi i suoi numerosi brevetti, e frasi come “Motorola ha inventato i cellulari” echeggiavano in segno di vittoria per la rete, ma forse non è tutt’oro quel che luccica. Una fonte collegata ad un recente processo tra Microsoft e Motorola (vinto da quest’ultima che riceverà “ben” 1,7 milioni all’anno di royalty) avrebbe ad esempio affermato che “i brevetti di Motorola non sono nemmeno così preziosi come Google credeva“, evidenziando poi come i processi cui questa è coinvolta a giro per il mondo non si risolvano certo necessariamente a suo favore.

Se insomma lo scopo era “corazzarsi” contro Apple o altri potenziali patent troll, Motorola non sarà l’inviolabile scudo che molti pensavano fosse, quantomeno non uno che valesse 12,5 miliardi di dollari.

Nel frattempo poi non è che Motorola sia diventata fruttuosa da un giorno all’altro: da quando è stata acquisita, l’azienda ha perso circa un miliardo di dollari, andando nel frattempo incontro ad una massiccia riorganizzazione interna, che ha visto vari licenziamenti e la vendita ad Arris della sua divisione Home Business.

Ultimamente abbiamo però sentito spesso parlare dei futuri smartphone di Motorola: Eric Schmidt li definisce “fenomenali“, Larry Page insiste su batteria e resistenza, e sembra anche che saranno “della giusta dimensione“, ma a parte una valanga di voci in merito, che vanno dall’esagerato al faceto, ancora X Phone o chi per lui sembra lontano mesi e mesi; e in ogni caso, Google aveva davvero bisogno di spendere così tanto solo per assicurarsi degli smartphone fatti “come vuole lui”? Ma non c’erano già i Nexus per quello? Detta in altri termini: può il contributo di Motorola considerarsi soddisfacente limitandosi ai soli smartphone, considerando anche che qualora Google dovesse favorire troppo l’azienda rischierebbe problemi con gli altri produttori? Ed è qui che spunta l’ombra di Andy Rubin.

Il papà di Android era infatti favorevole all’acquisizione, e una fonte anonima aggiunge che lo era al punto da esaminare personalmente la roadmap e i dipendenti dell’azienda. Un altro informatore ha riportato anche che quando Denniss Woodside, il nuovo CEO di Motorola, ha preso in mano le redini della situazione, non ha visto ciò che Andy avrebbe visto, il che avrebbe aggiunto ulteriori motivazioni all’allontanamento di Rubin dal progetto Android.

L’abbandono/licenziamento di Andy torna insomma a tenere banco, che si tratti del suo carattere o delle sue scelte strategico-commerciali, ma ormai dubitiamo di venire mai davvero a conoscenza di tutti i retroscena che hanno accompagnato il suo addio. Quel che è certo però, è che qualunque sia la ragione, difficilmente riuscirà a materializzarsi a breve nella forma di 12,5 miliardi di tangibili dollari, e ci vorrà qualcosa di più di un’accozzaglia di voci di corridoio su fantomatici smartphone ed una parziale vendita (quella ad Arris per 2,2 miliardi) per colmare il buco di questa ciambella.

Fonte: Fonte
Andy Rubinbrevetti