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Huawei lascia l’America per le accuse di spionaggio?

Nicola Randone -

Una cosa è certa, per un produttore lasciare l’Europa non è una decisione facile, se poi in gioco c’è il mercato americano, ci deve essere sotto qualcosa di grosso. E’ il caso di Huawei che proprio ieri ha ufficializzato la sua dipartita dal business statunitense.

Le cause non sono certo da ricercarsi nel fatturato, un paese che rappresenta il 30% del business mondiale nel settore non avrebbe mai potuto trasformarsi in un cattivo affare; purtroppo sono altri i motivi della sofferta decisione e anche se nella dichiarazione di Li Sanqi, Chief Technology Officer dell’azienda, non se ne fa parola, è affare abbastanza noto che da qualche tempo la società non fosse ben vista dal governo americano per i pesanti (e motivati) sospetti di spionaggio a favore del governo di Pechino.

Così l’avventura americana di Huawei si conclude e non è escluso che ZTE, che ha ricevuto le medesime accuse, possa presto seguirla.

A questo punto potremo lanciarci in speculazioni sulla paranoia tutta americana di essere spiati da chiunque e via discorrendo, però è bene spezzare una lancia in loro favore riportando che Huawei ha avuto problemi simili anche in altri paesi, a partire dall’Australia che l’anno scorso le ha impedito di partecipare all’appalto per il cablaggio in fibra del paese, a seguire il Canada che ha escluso la multinazionale dal bando di costruzione di una rete governativa per le comunicazioni, l’India che ha vietato la vendita di prodotti a marchio o collegati alla Huawei in tutta la nazione.

Esistono delle motivazioni alla base di queste accuse, per la maggior parte sospetti e strane coincidenze, sarebbe interessante raccogliere i pareri dei nostri lettori anche considerato che Huawei è tra i principali partner di Telecom Italia e H3G. Cosa ne pensate?

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