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L’app MyGlass svela la profonda interazione tra occhiali e smartphone, Bluetooth permettendo

Nicola Ligas

Come vi abbiamo segnalato questa mattina, è da poco disponibile nel Play Store l’app ufficiale a compendio dei Google Glass, sebbene da noi non sia nemmeno possibile installarla. Come di consueto i colleghi di AndroidPolice ne hanno approfittato per smontarla pezzo per pezzo e svelarci quali segreti si celano al suo interno: niente di sconvolgente a dire la verità, ma comunque utile a capire meglio il funzionamento di Glass.

Inutile dirlo, gli occhiali di Google saranno altamente dipendenti dal nostro smartphone, quindi quando si parla di autonomia ci sarà da tenere in considerazione anche quella del telefono e non dei soli occhiali. Anche la nostra posizione verrà ricavata da Android, sfruttando il GPS di quest’ultimo, tanto che anche le istruzioni di navigazione arriveranno dal telefono agli occhiali, inoltre potremo inviare messaggi direttamente da Glass sempre tramite la rete mobile dello smartphone. Insomma: i due sono quasi inseparabili, almeno per la parte più “comunicativa”. L’accoppiamento avverrà ovviamente via Bluetooth (gioverà molto avere un telefono con il 4.0 che è meno esigente in termini energetici), ma è un po’ inquietante leggere il gran numero di messaggi di possibili errori presenti nell’app, il più tragico dei quali ci invita a riavviare lo smartphone nel tentativo di risolverlo. E poi dicono che “ogni cosa è migliore con il Bluetooth!” (cit.)

L’ultima parte interessante riguarda le timeline. Non stiamo parlando di Facebook sia chiaro, anche Google Glass ha le sue timeline, in pratica un elenco ordinato cronologicamente di tutte le azioni eseguite con gli occhiali: foto, messaggi, richieste di informazioni, ecc, un po’ come il pannello multitasking di Android, tanto che infatti viene utilizzato anche come storico/cambio di contesto (guardate qui per vederlo in azione). Tramite MyGlass anche app di terze parti potranno interagire con la nostra timeline, inserendo, aggiornando o cancellando elementi da essa come fossero l’app nativa (previa approvazione nostra ovviamente).

Insomma questi primi assaggi di Glass, come immaginavamo, ci fanno sorgere più dubbi di quanti non ce ne tolgano, ma forse è solo la nostra invidia che parla, perché al contrario dei colleghi americani non abbiamo alcuna mail che ci attender per informarci che il nostro paio di occhiali è in viaggio. Almeno per adesso.

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