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Editoriale: Hardcore Gamer e Casual Gamer esistono veramente?

Giorgio Palmieri -

Parliamoci chiaro, prima i videogiochi non erano visti di buon occhio dalla gente comune. Non che ora siano riconosciuti come una forma d’arte, ma dalla fine degli anni ottanta e poi per buona parte degli anni novanta, se nei tuoi hobby principali rientravano i videogiochi, di sicuro venivi visto come un individuo piuttosto singolare, praticamente uno “sfigato”. Il gamer era visto come una persona che, avendo difficoltà a socializzare e a stare con gli altri, si rifugiava nel suo mondo virtuale, fatto di sfide impegnative che lo mettessero alla prova.

Nel corso degli anni, sarà stato il nuovo approccio improntato al multiplayer, l’implementazione delle funzioni sociali, o ancora la riduzione della difficoltà (ne abbiamo parlato nello scorso editoriale), il concetto di videogame ha subito una sorta di trasformazione, di metamorfosi, separando con un colpo netto i gamer di tutto il mondo. Oramai i videogiochi spopolano ovunque, persino nei social network: è difficile non trovare un gioco adatto ad una persona, ai suoi interessi, alle sue priorità. Questa metamorfosi ha letteralmente terrorizzato i gamer più incalliti, coloro che amano definirsi “Hardcore Gamer”, poiché sembra che gli sviluppatori di videogiochi si stiano muovendo verso un’utenza più casual, un mercato studiato più per i “Casual Gamer”, che per gli hardcore. Quest’oggi vorrei parlarvi proprio di queste categorie di gamer che si sono venute a creare nel corso degli anni e, soprattutto, mostrarvi come il mero significato di queste tipologie di giocatori si sia modificato totalmente nel tempo (e al termine mi piacerebbe leggere anche la vostra opinione a riguardo).

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Una decina di anni fa, la categoria degli Hardcore Gamer era considerata come quella piccola nicchia di gamer talmente capace da ottenere l’appellativo di “Pro”, ossia un giocatore pronto alle sfide competitive a livelli alti, a loro volta retribuite in denaro. La categoria dei Casual Gamer comprendeva invece tutto il resto dei giocatori, indipendentemente dal tempo dedicato al gioco. Al giorno d’oggi, la categoria dei “Pro Gamer” è riuscita a potenziarsi sempre più, grazie a servizi quali Twitch.tv dove poter mostrare a tutto il mondo in diretta streaming le proprie abilità. Per le categorie Hardcore e Casual, invece, la situazione è cambiata.

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Gli Hardcore Gamer di oggi sono i giocatori che dedicano parecchio tempo ai videogiochi, quelli che (spesso) gettano fango sulla maggior parte dei nuovi titoli, i nostalgici, quelli che sentono il mondo videoludico dentro di loro, i giocatori più incalliti. Mentre i Casual Gamer sono dei videogiocatori occasionali e che si dedicano a giochi perlopiù semplici e veloci, che giochicchiano sui social network e sul cellulare, quelli che giocano su console solamente ai titoli più commerciali. Certo, queste sono le “macro” categorie ma, a loro volta, vengono seguite da piccoli sottoinsiemi che delineano in maniera specifica gli interessi e le priorità dei vari gamer.

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Secondo voi, gentile utenza di Androidworld.it, è giusto “categorizzare” i gamer? È corretto identificare e in un certo senso “marchiare” un giocatore in base a ciò che piace? A mio avviso, affermo con un piacevole senso di libertà di non appartenere a nessuna delle categorie sopracitate e trovo inutile delineare un giocatore in base alle proprie preferenze. Questo non ha niente a che vedere con l’essere amanti di un determinato genere e non dell’altro, ma parlo esclusivamente della categorizzazione tra Hardcore Gamer e Casual Gamer. Tra l’altro, persino i Pro Gamer non sono più da considerarsi una categoria, anzi, è diventato un vero e proprio lavoro: essere un Pro Gamer vuol dire dedicare anima e corpo al gioco, facendo allenamenti giornalieri nei giochi più competitivi presenti sul mercato, anche se molti sono scettici a riguardo e vedono questo mondo del pro gaming ancora distante, ma questa è un’altra storia.

Concludendo, voi che tipo di gamer siete? Riuscite ad identificarvi in una categoria o semplicemente giocate a ciò che vi pare? Il mio consiglio è quello di lasciar perdere queste sorte di pregiudizi e di giocare ai videogame (e ai generi) che piacciono e, perché no, anche a quelli non proprio apprezzati: un’esperienza a 360° gradi potrebbe rivelarsi positiva, chissà, forse in seguito rivaluterete una tipologia di gioco che non è mai riuscita ad appassionarvi!