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Un’azienda giapponese afferma di aver già registrato un brevetto di Google Glass

Nicola Randone

Seppur sia uno strumento utile a proteggere la proprietà intellettuale, di questi tempi la logica che sottende alle diverse interpretazioni di un “brevetto” è messa a dura prova dalle più disparate contestazioni che qualsiasi inventore da strapazzo può fare quando un’idea, che ha la fortuna di “avere fortuna”, è anche solo imparentata alla lontana con la propria.

Ancora una volta è Google ad essere investita da un caso di questa natura, e nello specifico su una funzionalità di Glass che un ricco uomo d’affari giapponese, Masayoshi Son, dichiara di aver già pensato e brevettato.

La rivendicazione avviene dopo l’uscita del promo di Google Glass dove viene mostrata la funzione di traduzione, ed è proprio Masayoshi Son che fa notare come, in un video pubblicato nel 2009 e dedicato alla sue “previsioni” tecnologiche per i prossimi 30 anni,  esattamente ad 1 ora e 23 secondi  viene descritto un concetto a noi familiare e cioè degli occhiali che forniscano una traduzione istantanea del parlato di una persona in forma di sottotitoli a schermo.

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L’immagine che vedete in alto è tratta dal brevetto depositato nel 2010 da SoftBank Mobile Corp, la società di cui Masayoshi Son è CEO. Niente da dire sull’azienda che si è più volte distinta in azioni filantropiche come i 10 miliardi di Yen donati alle regioni colpite dal terremoto in Giappone, tuttavia sappiamo che a rendere ricco il suo CEO è stato il primo milione di dollari arrivato con la vendita di un brevetto a Sharp per un dispositivo di traduzione, e chissà che anche Google non si trovi costretta a contribuire alla fortuna del Robin Hood tecnologico che di sicuro ha tutte le risorse per assoldare i migliori avvocati e reclamare ciò che ritiene gli sia dovuto.

Staremo a vedere… nel frattempo però ci concediamo una piccola riflessione: non credete che bisognerebbe svecchiare un pò il sistema dei brevetti? In fondo di questi tempi non ci sono più uomini come Ben Franklin che si rifiutò di registrare le proprie invenzioni perché utili al progresso dell’umanità.

Fonte: Fonte
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