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Google ha rimosso dal Play Store quasi 60.000 applicazioni di scarsa qualità lo scorso febbraio

Nicola Ligas

Sembra che le pulizie per Google non consistano solo nello smantellare noti servizi, ma anche nell’ottimizzare quelli esistenti. Prendiamo a non casuale esempio il Play Store: spesso ci si lamenta che tra le centinaia di migliaia di app al suo interno, molte siano di dubbia per non dire scarsa qualità, come a dire che la sua crescita in termini numerici non corrisponde ad una in termini qualitativi.

Google non filtra molto a priori la pubblicazione di app (al contrario di Apple che ha controlli molto più rigidi), affidandosi per lo più a controlli automatici dopo che le app sono state pubblicate, ma questa è la prima volta che così tante (quasi 60.000, come avrete letto) sono state rimosse in un singolo mese, segno che probabilmente anche a Mountain View si sono accorti che è necessario un più stretto giro di vite in materia di sicurezza e qualità delle applicazioni disponibili nello store. Non tutte sono state ritirate da Google in persona (gli sviluppatori possono sempre farlo autonomamente e non c’è verso di distinguere a priori la causa), ma con cifre così elevate capirete come il numero dei “ritiri volontari” sia trascurabile.

Sembra che la parte del leone tra gli espulsi la facciano le app del tipo MP3/suonerie, evidentemente predilette da chi ha intenti malevoli data la loro natura “universale”; mentre per quanto riguarda la dimensione dello store nel suo complesso, Google conferma ancora oggi 700.000 applicazioni in totale sul Play Store, lo stesso numero già registrato a fine ottore scorso: merito “della purga”? Nessun commento ufficiale in merito, ma con 700k titoli tra cui scegliere di certo non staremo a lamentarci per la mancanza di opzioni.

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