unleash

Editoriale: uno smartphone Android è “inutile” senza modding?

Nicola Ligas

Gli editoriali più in voga in questi ultimi giorni riguardano tutti Facebook Home; potete trovarne numerosi a giro per la rete, ma per adesso noi non ci uniremo al coro, aspettando il rilascio ufficiale del caso per fare le eventuali considerazioni personali in merito. Oggi voglio invece ricollegarmi ad una notizia precedente, ovvero il tira e molla in merito al modding su Galaxy S4: alcuni sviluppatori del team Hacksung hanno espresso disappunto nei confronti di Samsung in generale e del SoC Exynos in particolare, subito spalleggiati da Paranoid Android, ma alla fine il team Cyano ha comunque rinviato ogni discussione in merito a quando lo smartphone sarà effettivamente disponibile. Non mi voglio comunque soffermare sullo specifico caso del GS4, ma sul modding in generale, e sui custom firmware in particolare.

Semplificando molto le cose, ci sono due motivi principali che spingono all’installazione di una ROM alternativa:

  • la mancanza di supporto da parte del proprio produttore, e quindi la necessità/esigenza/volontà di avere una più recente versione del sistema operativo.
  • la semplice curiosità di provare qualcosa di diverso, magari perché si è alla ricerca di una specifica funzione, o solo per avere un grado di personalizzazione maggiore sul proprio sistema, o perché il firmware preinstallato non ci soddisfa abbastanza. Insomma: motivazioni personali e non oggettive.

Partiamo intanto da un presupposto: nessun nuovo modello Android (in linea di massima) ha per forza bisogno del modding. Se non fosse così sarebbe un fallimento per il suo produttore, che avrebbe immesso sul mercato un qualcosa di incompleto e fallace. I dispositivi di punta, tra l’altro, offrono spesso tante funzionalità in più (che possono benissimo non piacere) rispetto ad un Android stock o comunque modificato solo esteticamente, funzioni che vanno perse con molti firmware alternativi.

Il discorso cambia con la mancanza di supporto, cosa che avviene comunque di solito solo per i modelli di fascia medio-bassa, o per i top di gamma ormai invecchiati (ma ci sono comunque tanti casi di “lentezze eclatanti”). Purtroppo il tema degli aggiornamenti su Android è un dibattito sempre aperto, che al momento non ha soluzione (né se ne prevede una nell’immediato futuro). Il millantato PDK ad oggi non sembra aver sortito un grande effetto, e i modelli ufficialmente aggiornati a Jelly Bean (tra quelli nati con Ice Cream Sandwich o inferiori) non sono poi molti. A questo aggiungiamo che per adesso Android 4.2 è puro appannaggio dei dispositivi Nexus o poco più (Asus ha aggiornato il TF300 e l’Infinity e Samsung sta lavorando su S III e Note II, ma sono più eccezioni che regole), e se le voci di una nuova major release dell’OS in occasione del Google I/O di maggio si rivelassero veritiere, ci immaginiamo che molti modelli potrebbero proprio saltare direttamente ad Android 5.0 (o chi per lui).

Il punto è che se volete la certezza dell’ultima versione dovete avere un Nexus (oppure comprarvi un modello nuovo). Su questo non c’è nulla da discutere, ed è quindi logico che chi resta indietro con il treno degli aggiornamenti possa scegliere di ricorrere ad un custom firmware: è semplicemente l’unico mezzo che gli rimane. Ma chi è che vuole per forza l’ultima versione del robottino? Probabilmente gli stessi che avrebbero installato comunque un custom firmware, almeno in buona parte. L’utente comune, o per “ignoranza” o perché non ha tempo e voglia da perdere, “si accontenta” di quel che ha, e non è nemmeno detto se la passi tanto male. A volte il modding può semplificarci la vita da una parte e trascinarci in un vortice di continua ricerca della perfezione dall’altra, che solo se hai voglia e tempo riuscirai a perseguire, senza per altro arrivare mai alla meta.

In definitiva non definirei mai Android inutile senza modding: se così fosse non avrebbe avuto il successo che ha ora. La maggior parte degli utenti non sa né vuole sapere cosa siano permessi di root e custom firmware, ed è anche giusto che le cose rimangano così. Ciò non toglie che la libertà di scelta e la facilità di modifica siano anche un suo punto di forza, e che per alcuni avviare un nuovo dispositivo significhi prima sbloccarne il bootloader. Voi a quale categoria appartenete?