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LucasArts chiude ufficialmente i battenti: è la fine di un’era, sarà l’inizio di una nuova?

Lorenzo Delli

LucasArts – 3 aprile 2013
Il giorno 3 aprile 2013 si è spenta dopo un decorso lungo e sofferto
La Software House
LucasArts
Ne danno il triste annuncio
Sam & Max, Guybrush Threepwood,
il pirata fantasma LeChuck, Ron Gilbert, Manuel “Manny” Calavera
Ben e tutti i Polecats,
e tutti gli amici riuniti nel cordoglio.

Lo sappiamo, Android non ha mai avuto la fortuna di avere tra le fila dei suoi giochi un titolo firmato LucasArts: neanche la riedizione di Monkey Island, arrivata qualche anno fa su iOS (che poteva vantare sia la grafica originale che una grafica rinnovata per l’occasione), è riuscita a sbarcare sul Market o sul Play Store. Ma non potevamo esimerci dall’elogiare il lavoro trentennale svolto da una delle software house che di fatto hanno contribuito alla storia e allo sviluppo del concetto di videogame per come lo conosciamo adesso.

lucasarts group

Non rivedremo arrivare mai più sul mercato titoli come Monkey Island (ci giocavo con mia madre sul 386), The Dig, Full Throttle, Sam & Max (unico), Day of the Tentacle, Indiana Jones, Grim Fandango o tutti i videogiochi dedicati all’universo di Star Wars (Knight of the Old Republic, TIE Fighter, Jedi Knight, Battlefront, e chi più ne ha più ne metta). Perché? Perché Disney ha deciso che LucasArts era una divisione inutile e di fatto sacrificabile, e purtroppo dobbiamo e dovremo convivere con questa decisione.

E in un’era in cui il free-to-play va sempre più di moda può risultare davvero arduo. Ma questa è anche l’era delle software house indipendenti, dell’arrivo di console low-cost, del multiplayer online e di tante altre belle cose che ci permetteranno, in un modo o nell’altro, di continuare a divertirci, sia davanti al televisore che di fronte a piccoli display da 4 pollici. Addio LucasArts quindi, e grazie George per averla fondata e per averci permesso di divertirci!