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“Andy Rubin era testardo”, parola di un dirigente Samsung

Nicola Ligas

Dopo le inaspettate dimissioni di Andy Rubin dalla guida di Android era prevedibile che prima o poi sarebbero emersi retroscena non per forza di cose lusinghieri sul papà di Android, come del resto succede ogni volta che un leader cede il passo. Il “dirigente” Samsung citato nel titolo dell’articolo è uno dei primi a scagliare una pietra, e tanto per non farlo restare anonimo, diciamo subito che si tratta di Kevin Packinghamchief product officer dell’azienda.

Secondo Mr. Packingham, i rapporti con Google sono “super-importanti” per Samsung ma lavorare con Rubin non è sempre stato facile perché una volta che questi era così convinto delle proprie posizioni che “non saresti riuscito a farlo deviare minimamente da esse.” Sundar Pichai invece è una persona “super-gentile” e “super collaborativa”.

Tralasciando l’abuso del termine “super”, ciò che si legge tra le righe è più una differenza caratteriale che altro: Andy è uno che inventa, crea, progetta, e come tale è probabilmente meno propenso a mettere in dubbio le proprie convinzioni, Sundar invece è un manager, un uomo d’affari, uno che viene a patti quando necessario insomma. E forse è di questo che ha bisogno Android adesso, ora che l’OS è cresciuto solido e radicato in ogni angolo (o quasi) del mondo. O almeno ci piace pensare che sia così, e che la mossa in futuro si riveli saggia e lungimirante, piuttosto che un conflitto di posizioni.

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Andy Rubin