Amazon-logo

Come pubblicare app sullo store di Amazon [Guida]

Roberto Orgiu

Abbiamo parlato diverse volte della Developer Console del Play Storie di Google e della contrapposizione di Amazon con il suo App Shop, ma non ci siamo mai introdotti nei meandri di quest’ultimo negozio virtuale e delle sue procedure. Ci siamo quindi domandati come possa funzionare la vendita di applicazioni su questo store e ci siamo accorti che la procedura, per quanto possibile, si differenzia moltissimo da quella prevista da Google.

L'iscrizione al servizio

A grandi linee, o almeno così era quando abbiamo fatto l’iscrizione al fu Android Market, la procedura era di una semplicità estrema: iscrizione con qualche dato anagrafico, versamento della tassa di iscrizione e via, pronti a pubblicare la nostra applicazione. Se avessimo voluto poi riscuotere i nostri guadagni, Google Checkout ci avrebbe atteso a braccia aperte con la sua macchinosa procedura d’iscrizione.
Sbarcando sul servizio di Amazon, non abbiamo riscontrato questa divisione: come succede con l’account Google e il Play Storie, per sottomettere il nostro lavoro all’App-Shop abbiamo bisogno di un account Amazon.

Appurato che siamo, senza giri di parole, clienti del grande store online, la procedura è decisamente a senso unico (solita richiesta di dati anagrafici), almeno fino a quando il form non ci chiede se abbiamo intenzione di monetizzare tramite le nostre app: rispondendo affermativamente, i pochi campi necessari a fornire i nostri dati bancari appariranno e potremo inserire il nostro IBAN, l’identificativo della banca e l’intestatario del conto. Alla fine di questo passaggio, le cose si fanno un po’ più complicate: ci verrà richiesto di rispondere ad una decina di domande che serviranno per compilare correttamente il modulo elettronico W8, che dovremo poi firmare elettronicamente (la procedura ci richiede di inserire il nostro nome legale completo) e, una volta portato a termine anche questo step, dopo pochi minuti e se tutto è andato a buon fine, una mail di Amazon ci avviserà del completamento della procedura e potremo iniziare ad inviare all’App-Shop le nostre creazioni.


Carichiamo un APK!

Ancora una volta, il paragone con il Play Store di Google è d’obbligo: caricare un’app sulla Developer Console ci può richiedere al massimo qualche minuto e la procedura necessaria è decisamente più corta rispetto a quella richiesta da Amazon, che è comunque notevolmente più dettagliata e controllata, tanto da sembrare molto più in linea con lo store della Mela che con quello del robottino (probabilmente perchè… lo sveliamo tra qualche riga!), ma andiamo con ordine. Nella prima schermata, ci verrà richiesto di inserire il nome dell’applicazione, lo SKU (ovvero il productID univoco della nostra applicazione, che sul Play Store è il package del software), la categoria e le informazioni di contatto. Passando alla seconda schermata, troviamo i campi per l’inserimento del prezzo (il cui minimo è di 0,69€), la data in cui vorremmo vedere apparire la nostra applicazione nello store di Amazon e, in mezzo a questi due dati, uno che è decisamente interessante: il form ci richiede se il nostro software è stato già caricato sul Play Store di Google o… sull’App Store di Apple!

Soffermiamoci un attimo su quest’ultima parte: il controllo da parte della società è chiaramente ben poco ispirato a quello che utilizza Big G sul suo negozio virtuale, ma addirittura citare la Mela tra gli esempi ci fa supporre che Amazon abbia per lo meno l’idea di sbarcare su iOS (probabilmente senza sforzarsi di cambiare il form di inserimento e facendogli solo accettare anche i binari per il sistema operativo di iPhone e compagnia).

Poco più in basso, possiamo decidere se chiedere ad Amazon di considerare la nostra app per essere scelta tra quelle che, a rotazione, sono elette ad “applicazione gratuita del giorno” (Amazon avrà comunque la facoltà di considerare o meno la nostra candidtura). Saltiamo la terza e la quarta scheda che sono del tutto analoghe al processo che ci viene richiesto sul Play Store di Google e diamo un’occhiata alla quinta e penultima pagina, dove ci viene richiesto di specificare il tipo di contenuti che sono presenti nel nostro software, in modo da poterla classificare (un po’ come succede per i videogiochi che si avvalgono della classificazione PEGI).

Alla sesta e ultima pagina ci viene richiesto, in maniera decisamente più puntigliosa rispetto a quanto accade sul Play Store, di caricare il nostro APK, scegliere in quali lingue forniremo il supporto, creare un alias per meglio riconoscere la versione e dovremo indicare al team di Amazon come testare la nostra applicazione perchè, una volta cliccato su Save e successivamente su Submit App, il nostro software entrerà nella fase di revisione, esattamente come succede a Cupertino.


Conclusioni

Il processo di caricamento delle applicazioni è forse troppo restrittivo rispetto a quanto siamo abituati, ma non deve essere necessariamente un male: con un maggior controllo, sicuramente ci saranno meno minacce per i nostri smartphone, ma quello che più ci ha colpito, sono le condizioni per il pagamento che dobbiamo accettare se vogliamo pubblicare la nostra app sullo store di Amazon:

Subject to the terms of this paragraph, we will pay you Royalties approximately 30 days after the end of the calendar month in which the applicable sale is made.

Con queste parole, la società ci dice che, se vendiamo un’applicazione durante questo mese di marzo, vedremo i soldi guadagnati dalla vendita solamente dopo il 30 aprile, in maniera decisamente meno conveniente rispetto al tempo impiegato da Google per effettuare il pagamento agli sviluppatori.

guida