Ministero Cinese contro Android

Il Ministero Cinese dell’Industria contro Google

Andrea Bordin

Venerdì scorso il Ministero Cinese dell’Industria e dell’Information Technology ha pubblicato un white paper nel quale evidenzia la posizione predominante di Android nel mercato nazionale, il tutto, secondo le autorità cinesi, a discapito delle aziende locali.

Ciò viene motivato nel documento con un concetto semplice: Android è sì open-source ma il suo sviluppo e gli accordi commerciali sono pilotati ad hoc da BigG, in maniera tale da mantenere una posizione imperante. Le “aziende locali” sono Aliyun, ZTE, Huawei, Baidu e Alibaba, giusto per citare i nomi di maggior spessore.

Parlando di “costrizioni” la memoria torna al caso Google-Acer, in cui quest’ultima stava per produrre smartphone con Aliyun, salvo poi fare un passo indietro (sembra) causa pressioni del colosso di Mountain View; per par condicio a difesa di Google va detto che questi OS made in china spesso sembrano basati su Android (anche se i produttori assicurano siano invece Linux-based), tant’è che le app del robottino verde funzionano perfettamente.

Oltre a questo è accaduto anche che store di questi OS (ci tocca tirare in ballo ancora l’OS nato da Alibaba) pubblicassero tranquillamente applicazioni piratate, ovviamente ad insaputa degli sviluppatori; il che non fa certo onore e non può nemmeno poi aiutare nella scusante di voler produrre dei sistemi operativi liberi, come magari hanno realmente intenzione di fare alcuni nomi come Huawei.

Tornando alle dichiarazioni del Ministero Cinese, una presa di posizione così esplicita per molti sarebbe un preludio a delle misure (sanzioni e restrizioni) tese ad arginare il sistema di Google a favore di altri nati da aziende del paese del dragone. La questione è sicuramente più complessa di come sembra, ma colpi di scena a parte lo scontro è destinato ad accentuarsi: Google VS Cina, chi prevarrà?

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