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Quando il telefono ti consiglierà una doccia

Nicola Randone

La moderna tecnologia è stata in grado di dotare le macchine di buona parte dei “sensi” umani. Grazie alla webcam un computer è in grado di vederci, con un microfono possiamo anche farci sentire ed infine, con il multi-touch, uno smartphone come anche un computer sono diventati sensibili al tatto.

All’appello mancano il gusto o l’olfatto, e non è un caso che la tecnologia abbia avuto difficoltà ad emulare quelli che potrebbero sembrare “sensi non fondamentali” visto che, anche senza, si può vivere dignitosamente. Il problema infatti non riguarda tanto la capacità di un sensore di cogliere un particolare tipo di odore od un sapore, ma l’attuale difficoltà nell’identificare le combinazioni, cosa che il cervello umano è in grado di fare. Se per quanto riguarda gli altri sensi infatti è sufficiente catturare tutto ciò che la sorgente produce (colori, luci, forme, frequenze), per quanto riguarda il sapore di un cibo o l’odore in una foresta, sono talmente numerose le variabili da considerare che anche il più evoluto dei computer fino ad ora non è capace di identificare chiaramente l’esperienza, anche perchè non possiede quella capacità di sintesi (non esente da errori) che al momento è prerogativa della sola coscienza umana.

Da ciò ne potrebbe scaturire una speculazione filosofica, ma questa volta ve la risparmiamo, ci limitiamo invece ad informarvi che secondo quanto evidenziato da IBM in un suo comunicato, sarà proprio l’implementazione di una nuova periferica di input legata al gusto e all’olfatto, la conquista tecnologica dei prossimi cinque anni.

Adamant Technologies, un’azienda con base a San Francisco, sta sviluppando un nuovo chipset per dispositivi mobile che è in grado di digitalizzare i profumi; secondo quanto riferito dal CEO della stessa azienda, Sam Khamis, il sistema utilizzerà una combinazione di 2000 sensori per identificare le sostanze chimiche che sono alla base degli odori di tutti i giorni. Questo dato è addirittura superiore alle capacità umane, utili a catturarne solamente 400.

Khamis ipotizza che, nel prossimo futuro, gli smartphone saranno in grado di informarci se abbiamo l’alito cattivo e addirittura, tramite un’apposita applicazione, comunicarci le cause della nostra alitosi. La tecnologia esiste già, tuttavia non è ancora vicina a quella perfezione che il CEO di Adamant vorrebbe raggiungere prima di immetterla sul mercato, probabilmente occorreranno ancora due anni. Quando tutto sarà pronto, il chip sarà disponibile ai produttori al costo di 100$.

Lo scenario delle applicazioni di questa tecnologia non può non interessare anche il campo medico. Una volta che il nostro telefono sarà in grado di identificare gli odori che provengono dalla nostra bocca, potrà anche informarci se ci sono virus o batteri che stanno per attaccare il nostro organismo, come anche verificare se abbiamo bevuto troppo per metterci alla guida, o ancora monitorare il tasso di zucchero nel sangue (utile ai diabetici) e molto altro.

Una cosa è certa, quando tutto questo diverrà realtà, non avremo più alcuna scusa con le nostre rispettive compagne riguardo l’igiene personale, sarà il telefono a ricordarci, non appena lo terremo in mano, di fare una doccia, magari secondo i parametri di “odori” che la nostra stessa compagna potrà impostare sullo smartphone.