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A breve la sincronizzazione delle password in Chrome Beta per Android

Nicola Ligas

Uno degli aspetti più utili di Chrome per Android, specialmente per coloro che sono soliti usare la versione Desktop del browser, è il fatto di poter sincronizzare segnalibri e schede aperte tra i due dispositivi; cosa manca però a questa equazione? Ma ovviamente la sincronia anche delle password dei numerosi siti che le richiedono. Inutile discutere della comodità di tutto ciò: nel giro di pochi secondi avremmo una replica mobile del nostro browser fisso, senza doverci preoccupare di ricordare a mente tutte le complicatissime password che sicuramente usiamo e con tutti i nostri preferiti pronti all’uso.

Il preambolo è giustificato dal titolo dell’articolo, perché come avrete capito finalmente ci siamo, e il tempo in cui potremo sincronizzare le password tramite Chrome per Android (supponiamo prima nella versione Beta) si sta finalmente avvicinando (peccato che su iOS questa funzione sia già disponibile, il che contribuisce a rendere più amara la sua assenza). È stato infatti aggiunto nuovo codice al progetto Chromium che dovrebbe servire proprio a questo scopo, mentre Google giustifica l’attesa superiore a quella subita da iOS, spiegandoci che ci vuole più tempo per implementare questa feature su Android a causa del modo in cui vengono gestiti gli account sul robottino.

Al di là delle considerazioni tecniche in merito, che potrebbero essere anche un po’ acide, questo è un segno evidente di come l’agognato progresso unanime delle varie versioni di Chrome su più piattaforme, sia in realtà più facile a dirsi che a farsi: se lo sviluppo per un dato OS richiede maggiore lavoro, gli altri dovrebbero fermarsi ad aspettarlo ricevendo in pratica gli update in contemporanea con “l’ultima ruota del carro”? In questo caso è stato Android a dover attendere più, ma se fosse stato il contrario, e noi avessimo visto ritardata l’uscita di un aggiornamento già pronto solo per aspettare iOS, come l’avremmo presa? Forse la strada degli update cross-platform non è così praticabile come sembrava, o forse Google deve solo rivedere la propria tabella di marcia e soprattutto l’allocazione di risorse (e magari anche il modo in cui Android è sviluppato).

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