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Il capo del progetto Ingress parla del futuro della pubblicità nei giochi

Nicola Ligas

A volte tendiamo a dimenticare quando sia stretto il legame tra Google e la pubblicità, nelle molteplici sue forme. Lo sa bene l’uomo a capo dello sviluppo di Ingress, quello che è in fondo il primo vero gioco di BigG, e anche uno alquanto originale tra l’altro: parliamo di John Hanke, che in un’intervista a Co. Design ha parlato di quello che secondo lui sarà il futuro del gaming.

I game designer dovranno infatti “sradicare il pantofolaio,” “pensare al di là del solo telefono,” e usare “pubblicità innovativa” piuttosto che acquisti in-app o dispersivi banner. Casualmente Ingress costituisce un esempio perfettamente calzante di tutti e tre i principi, essendo un gioco da farsi all’aria aperta, che non implica il mero uso del telefono, e soprattutto ad-free.

Hanke ha infatti parlato delle offerte basate sulla posizione che sono state impiegate per mantenere il gioco privo di banner. Che poi è in generale un po’ la filosofia di Google: conoscendo il proprio utente, fornirgli pubblicità e offerte mirate, e un gioco che si basa proprio sulla geolocalizzazione è il candidato ideale. Certo è che in questo caso la “pubblicità innovativa” è anche facile, ma cosa dovrebbero inventarsi i game designer più tradizionali, quelli i cui titoli si giocano sul divano, stringendo il proprio telefono? Nessuno ci libererà mai dai mai troppo graditi freemium?

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