2012

Editoriale: addio 2012, anno all’insegna dell’omeostasi

Nicola Ligas -

Ad ogni fine anno si ripete il classico momento del bilancio, quello in cui la gente si guarda indietro e pensa a ciò che ha fatto (e non). Il 2012 è stato per me una continua rincorsa, ma non sono certo qui a parlarvi dei fatti miei, azzerando così le probabilità che arriviate in fondo a questo editoriale, ma non vi farò nemmeno una cronistoria dei progressi di Android, perché quelli sono stati ampiamente descritti nei nostri quasi 6.000 articoli pubblicati quest’anno: tanti vero? Sono più di 16 articoli in media al giorno, a testimonianza non tanto del nostro stacanovismo, quanto della frenetica evoluzione dell’ecosistema Android, che non perde giorno per far parlare di sé, feste incluse. Nonostante questo, il 2012 non si è concluso come avrei pensato, quasi come se ad un certo punto il robottino avesse continuato sì a correre, ma anziché avanzando, restando fermo sul posto. In buona compagnia.

Nell’autunno da poco conclusosi abbiamo assistito ad un evento più unico che raro: tre OS mobili diversi hanno rilasciato ciascuno una propria nuova versione, accompagnata da altrettanti modelli-simbolo: iOS 6 con iPhone 5, Android 4.2 con Nexus4 e Nexus 10, Windows Phone 8 con i Lumia 920 e 820 (ma dovremmo considerare almeno anche Windows RT e Microsoft Surface per completare il quadro). Il risultato? Semi- fallimentare. Per tutti.

Le prese in giro alle mappe di iOS 6 sono ormai storia, mentre l’iPhone 5 è un 4S allungato con le bande nere; il Nexus 4 è uno degli smartphone con la peggiore commercializzazione di sempre (al Nexus 10 è andata appena un po’ meglio solo perché meno richiesto) e Android 4.2 non ha introdotto novità sconvolgenti, gettando per lo più delle basi e portando comunque un buon numero di bug; i nuovi Windows infine stentano un po’ a decollare, Windows Phone 8 è praticamente identico al precedente (salvo aver aggiornato il supporto all’hardware più recente) e la versione RT avrà un senso solo se usciranno tablet molto più economici di quelli con Windows 8, e già si parla dei successori. Sono stato volutamente superficiale in questa breve descrizione, potrete farle quanti appunti vorrete, ma stringi stringi le cose è così che sono andate. E ora veniamo finalmente all’argomento di questo editoriale: l’omeostasi.

L’omeostasi (dal greco ομέο-στάσις, stessa fissità), è la tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità interna delle proprietà chimico-fisiche che accomuna tutti gli organismi viventi, per i quali tale stato di equilibrio deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne, attraverso dei precisi meccanismi autoregolatori. [fonte: Wikipedia]

Il 2012 poteva essere l’anno delle rivoluzioni, è stato piuttosto quello delle conservazioni. Tutti i principali attori avevano la chance di farsi valere, nessuno lo ha fatto sul serio, fino in fondo. Ma limitiamoci ai problemi “in casa nostra”.

La politica attuata da Google con i nuovi Nexus poteva davvero ribaltare il mercato come un calzino: dispositivi di alto profilo a prezzo imbattibile; una vittoria praticamente certa. Così non è stato per una serie di fattori, che come ormai saprete benissimo vanno dalla diffusione a macchie di leopardo di Play Devices, ai disservizi dello stesso, passando per le scarse scorte dei Nexus 4; ma saranno davvero questi i soli motivi? Microsoft è stata guardata con molto sospetto dai propri partner quando ha presentato Surface, per timore che il dispositivo casalingo potesse spazzare via i loro: come credete avrebbero reagito Samsung e soci se il Nexus 4 fosse stato venduto a 299€ in tutti i principali mercati, in pronta consegna e senza problemi di reperibilità? Il mercato lo fanno gli acquirenti scegliendo a quali modelli accordare la loro preferenza, ma in prima (ed ultima) battuta saranno sempre i vari produttori a decidere la sua evoluzione. Google, nonostante si configuri come “il gigante buono”, si colloca nel limbo tra i due e deve fare il giocoliere cercando piuttosto di non scontentarli entrambi. Ecco perché un Nexus non riuscirà mai a fare breccia nel mercato. Google ancora non ha un buon servizio di e-commerce, non produce i Nexus in prima persona (e quindi non può controllarne direttamente le scorte), e anche in caso contrario non sono sicuro che possa permettersi una politica dei prezzi così aggressiva su scala davvero globale, sia per un fatto economico sia per i rapporti con i propri partner, che non sono certo secondari. Google non è Apple, e provare a farlo è un rischio che non può permettersi di portare avanti “come fosse una beta”: o lo fa per bene, o l’esempio del Nexus 4 credo sia già una lezione sufficiente.

Inoltre il Nexus 4, pur essendo un dispositivo per sviluppatori, è anche paradossalmente assai chiuso: non ha micro SD, non ha HDMI, non ha USB OTG e volendo essere pignoli ha anche batteria fissa e micro SIM (non che siano per forza dei difetti, ma sono comunque “limitazioni”). Unite a questo quanto detto al paragrafo precedente e capirete come mai sia arduo per dispositivi simili imporsi. Una flebile speranza, che al momento è solo un “rumor”, giunge però dal fantomatico X Phone di Motorola, che spero tanto non sia un Nexus. Niente restrizioni invise agli utenti, niente privilegi per l’azienda di casa, ed un prezzo che non potrà essere così contenuto come quello del Nexus 4, ma che dovrà essere compensato da una buona distribuzione e, finalmente, da un’ottima campagna pubblicitaria. Questa è l’unica ricetta, al momento, con la quale Google può competere in prima persona, e se vuole farlo dovrà seguirla bene, punto per punto, con molta precisione e determinazione.

Cosa intendo con “determinazione”? Vi faccio un semplice esempio finale. Non so quanti di voi abbiano nelle proprie cerchie la pagina di Google Maps, ma tra il 24 e il 25 dicembre c’è stato un vero e proprio martellare riguardo il Santa Tracker: post continui, ora per ora, tanto per raccontarti il viaggio attorno al mondo di un immaginario omone coi baffi vestito di rosso. Tutto molto bello, poetico e divertente: ma perché non ho mai visto tanta insistenza nel promuovere un Nexus? Apple (e anche Samsung) sono lampanti esempi di come la pubblicità (in tutte le sue forme) sia l’anima del commercio, e forse sarebbe davvero l’ora che anche Google si mettesse a fare quello che gli riesce meglio. O almeno dovrebbe, a meno che non voglia che il 2013 sia un altro anno “omeostatico”.

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