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Google e altri chiedono di smetterla con i brevetti vaghi

Nicola Ligas

Quante volte, ragionando di guerre dei brevetti con gli amici al bar (tipico scenario), vi sarà capitato di ritenere assurde certe pretese su concetti vaghi o fin troppo comuni da dover essere tutelati dalla legge? Non vogliamo certo sostituirci ad avvocati o penalisti, ma a quanto pare la pensano allo stesso modo anche aziende di un certo calibro, nella fattispecie Google, Dell, Facebook, Homeaway, Intuit, Rackspace, Red Hat e Zynga, che hanno presentato una richiesta alla corte d’appello statunitense, suggerendole di smettere di onorare e confermare dei brevetti  che contengano dei termini volutamente vaghi, che profanamente potremmo esemplificare con “su un dispositivo mobile” o “su Internet“.

Molte richieste di brevetto inerenti l’informatica descrivono un’idea astratta ad alto grado di generalità e sostengono poi di applicarla su un computer o su Internet. Queste pretese grossolane garantiscono diritti esclusivi su un’idea astratta, senza dei limiti su come questa sia implementata. Garantire la protezione con un brevetto per tali richieste danneggerebbe, non promuoverebbe, l’innovazione conferendo diritti esclusivi a coloro che non hanno significativamente innovato, penalizzando in tal modo coloro che innoveranno in seguito, bloccando o tassando la loro applicazione di quell’idea astratta.

La presa di posizione è piuttosto netta, e segna una delle poche concrete e pubbliche discese in campo di Google in materia di “guerra dei brevetti”, forte del sostegno di molti colossi del settore. L’assenza di Microsoft ed Apple non avrà stupito nessuno, ma non è detto che un simile sistema non possa ripercuotersi anche contro di loro, prima o poi (e in parte è già successo).

Il ragionamento di Google e soci è molto lineare ed è difficile non concordare con il paragrafo che abbiamo citato, ma nessuno in questo campo è così senza peccato e/o superpartes da poter scagliare la prima pietra senza destare qualche sospetto circa le sue motivazioni. Se volete leggere l’intero “amicus brief” (che però tanto amicus non ci sembra), lo troverete dopo lo stacco, e non dimenticate di lasciarci anche un vostro parere, amichevole o meno che sia.

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