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I piani di Google per la ricerca su dispositivi mobili

Nicola Ligas

Quale può essere il prossimo passo di un motore di ricerca che ogni giorno viene consultato da milioni di persone? Semplice: raggiungere anche quelle persone che non lo utilizzino, anticipando in qualche modo le possibili richieste della gente. Google Now è un timido esempio in tal senso, perché cerca di offrirci schede su misura in base ai dati raccolti su di noi, anche tramite le ricerche effettuate su Google, ma nei piani di BiG c’è qualcosa, per l’appunto, di ancora più “big”: scoprire gli “hidden needs”, i bisogni nascosti della gente e poi utilizzarli per assisterli al meglio nella loro realizzazione. Suona molto grande fratello, lo sappiamo, ma il confine tra privacy e utilità con Google è spesso molto labile, così come con tutti quei servizi che volenti o nolenti raccolgono informazioni sul nostro conto (qualcuno ha detto Facebook?).

In ogni caso a Mountain View hanno condotto un piccolo esperimento, detto Daily Information Needs Study, che coinvolgeva 150 persone, le quali diverse volte al giorno ricevevano una notifica del tipo “cos’è ti avrebbe fatto comodo sapere di recente?”. Lo scopo era appunto capire quante, quali e quanto disparate possano essere le esigenze delle persone, in modo da fornire loro informazioni alle quali non avrebbero pensato o che comunque possano risultargli utili.

La ricerca è tutto fuorché conclusa ed esaustiva, ma gettando nel calderone anche le informazioni collezionate da uno smartphone (posizione geografica, sensori, ecc.) è chiaro come il potenziale per raggiungere lo scopo prefissato ci sia: la risposta preventiva, quella che ancora non avete cercato su Google. Lettura del pensiero, invasione della privacy, o irrealizzabile utopia? Diteci la vostra nei commenti.

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