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Editoriale: 13/11/2012, il giorno del FAIL globale di Google

Nicola Ligas

Sono successe tante cose nella giornata di ieri: è arrivato Play Music in Italia, CyanogenMod ha iniziato il rilascio della sua versione 10 stabile (e annunciato la 10.1), inoltre Ainol-Novo ha prodotto un interessante ed economico tablet full HD, mentre Verizon svelava al pubblico il Droid DNA, e non dimentichiamoci dell’arrivo di Android 4.2. Ah sì, nel frattempo Google diffondeva nel mondo i nuovi Nexus tramite il Play Store (ove disponibile), facendo registrare ovunque imbarazzanti disservizi ed un “tutto esaurito” che inevitabilmente si è materializzato in ogni paese nel giro di mezz’ora.

Tutto è iniziato in Australia, dove in 22 minuti non v’era più traccia di Nexus, poi vi abbiamo segnalato che la stessa sorte è toccata all’Inghilterra e via via la cosa è proseguita con lo stesso leitmotiv anche negli altri paesi. Nel frattempo i clienti USA osservavano preoccupati quanto succedeva all’estero, e quando il Play Store ha aperto i battenti anche da loro si è ripetuta l’ennesima debacle: “An error occurred while processing your purchase. Please try again later.” “Oops, we had a problem with your request. Please try again. Your cart is currently empty.” e la cosa non è ovviamente passata inosservata ai vari siti del settore (es.1, es.2), che hanno etichettato l’esperienza in un solo modo: FAIL.

Nel corso degli anni, quando la gente parlava con ammirazione e rispetto di Apple per la sua capacità di presentare un nuovo prodotto e in tempi molto rapidi diffonderlo in tutto il mondo, mi sono sempre segretamente chiesto: “e che ci vuole?”. Nessun ti obbliga a svelare un dispositivo in un dato momento, né a venderlo in un altro: si presume che quando lo farai sarai pronto a commercializzarlo, altrimenti perché scegliere quelle date? Chiedo quindi pubblicamente scusa ad Apple per aver anche solo pensato che tutto ciò sia banale. O meglio, continuo a pensare che in fondo lo sia, ma a quanto pare non riesce bene a tutti, di certo non a Google. (sono comunque molti gli esempi avuti quest’anno di modelli svelati un giorno e commercializzati mesi dopo, vedi il Samsung Galaxy Note 10.1, o praticamente tutti i dispositivi Huawei presentati all’MWC, e l’elenco potrebbe continuare, ma esulerebbe troppo dagli scopi di questo editoriale.)

I fattori problematici sono quindi stati due: le scorte scarse (diremmo inesistenti, ma non conoscendone l’ammontare esatto non possiamo spingerci troppo oltre) e i malfunzionamenti del Play Store. Sorvolando un attimo sul primo punto, sul quale torneremo in seguito, il fatto che il negozio online di Google non sia riuscito a reggere l’alto volume di ordini nemmeno in madre patria, ha dello scandaloso. Parliamo di una società che vive su internet, i cui servizi risiedono praticamente tutti nella cloud, e volete dirmi che Google non è in grado di manutenere un e-shop efficiente? (per di più limitato a tre prodotti in croce e non diffuso a livello globale.) FAIL. Senza se e senza ma, è inutile proseguire il discorso.

Torniamo ora al fattore scorte, dove per forza di cose dobbiamo chiamare in causa anche le altre aziende coinvolte, principalmente Samsung ed LG. A Samsung non è mai importato molto dei Nexus. Il suo scopo sarà magari vendere un prossimo tablet simile al Nexus 10 ma con TouchWiz e 200€ almeno di costo in più; la riprova di questo sta nel fatto che nei paesi dove non c’è Google Play Devices, il Nexus 10 probabilmente nemmeno arriverà (o arriverà molto in ritardo). Parliamo dell’unico tablet Android che in quanto a caratteristiche tecniche compete direttamente con l’ultimo iPad e del quale la maggior parte delle persone ignoreranno anche l’esistenza. LG dal canto suo sembra intenzionata a diffondere il Nexus 4 anche senza Play Store: negli USA lo venderà ad esempio T-Mobile per 499$, 150 dollari in più del prezzo di Google (in ogni caso un costo inferiore ai 599€ dichiarati da Phone House), ma parliamo pur sempre di un operatore telefonico e quindi di un modello brandizzato. In Europa la situazione è invece frammentaria: Paesi Bassi e Belgio sono fuori dai giochi, in Spagna la già citata Phone House non ne vuole sapere e in Italia saprete tutti quale sia la situazione, quindi è inutile ribadire che arriverà verso fine anno a caro prezzo. Entrambi i partner di Google si sono insomma rivelati inadeguati, per un motivo o per un altro (e Samsung ha pure l’aggravante della recidività): FAIL anche per loro.

L’outsider in tutto ciò è il Nexus 7, in pista ormai da tempo, ma sapientemente rinnovatosi con più memoria e modulo 3G, anche se l’esclusione di quest’ultimo dall’AOSP non faciliterà la vita a chi voglia realizzare una ROM personalizzata. E non parliamo nemmeno del fatto che, per adesso, non ci sono sorgenti per il Nexus 4, un fatto finora senza precedenti (nota bene: non significa che lo smartphone non sarà aggiornato come tutti i Nexus, immagini di ripristino e driver ci sono tutti, ma mancano i sorgenti tanto cari a chi sviluppa firmware custom). Terzo FAIL.

All’indomani del lancio dei nuovi Nexus la situazione è insomma la seguente:

  • il lancio non è stato globale (Google non aveva mai detto lo sarebbe stato, ma questo è appunto un limite)
  • le scorte si sono esaurite in tempi rapidissimi e non si sa bene quando torneranno (giorni? settimane?)
  • il Google Play Devices non è stato all’altezza di far fronte al gran numero di ordini
  • vige una grande incertezza circa disponibilità e prezzo dei due modelli al di fuori dei canali ufficiali di Google
  • Google ha presentato dei dispositivi per sviluppatori (tali sono i Nexus, ricordiamolo) senza includerli in toto nell’AOSP: un controsenso.

Più di un mese fa sognavamo tre o più smartphone Nexus, pochi giorni fa ci auguravamo una (s)carica dei Nexus, ma a questo punto è evidente che non c’è stata e probabilmente non ci sarà in tempi brevi, per tutti i motivi appena elencati e per altri ancora. È un’occasione persa? Sì, più di altre volte. Nell’anno in cui Apple non stupiva il mondo con iPhone 5 e iOS 6, Google non ha saputo approfittarne e dare il colpo di spalla che avrebbe potuto, e se dopo la presentazione di Cupertino si parlava di #applefail, lo stesso identico commento vale ora per il #googlefail. L’aggravante in tutto ciò è a Mountain View avrebbero i mezzi sia commerciali (=Nexus 4, 7 e 10) sia economici per imporsi molto più di così, ma certe scelte sbagliate al limite dell’autolesionismo hanno castrato sia il lancio che la diffusione dei nuovi dispositivi. E saremmo curiosi di sapere se nel mondo oggi sono più gli utenti soddisfatti del loro nuovo Nexus appena acquistato o quelli arrabbiati per non esserci riusciti (per disservizi o mancata disponibilità).

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