android-windows8-update

Editoriale: Microsoft ha capito come usare l’OTA, quando imparerà Google?

Roberto Orgiu

Il titolo è volutamente provocatorio, non perché a Mountain View non sappiano usare l’aggiornamento over-the-air, ma perché a Redmond promettono di farlo meglio. E, come sappiamo, voler sempre di più è l’unico modo per innovarsi.

Avete presente la funzione di aggiornamento OTA introdotta con Windows Phone 8? Niente di realmente nuovo, Android ha la stessa funzionalità da secoli ormai, ma una cosa mi ha colpito favorevolmente, lasciandomi qui a riflettere e a scrivere questo editoriale. La funzionalità cui mi riferisco é in realtà una sfaccettatura dell’aggiornamento, ovvero la volontà di Microsoft di sganciarsi dai produttori e rilasciare da sé gli aggiornamenti su tutti i terminali dotati del suo sistema operativo.

Non parliamo ancora di Android, ma buttiamo nel calderone l’amica-nemica Apple, la quale, proprio oggi ha dichiarato di voler divorziare da Intel e prodursi in casa i chip per tutti i propri iProdotti. Certo, nel caso della Mela Morsicata non si può parlare di frammentazione, ma è pur sempre un inizio del discorso e ci serve per evidenziare delle differenze nel metodo di imporre uno standard: se a Redmond vengono richieste determinate caratteristiche per poter candidare un terminale a far girare Windows Phone 8, a Cupertino tagliano la testa al toro e chiudono (se possibile) ulteriormente la cerchia degli iDevice, che saranno al 100% Apple, senza quindi ritardi, scuse o driver mancanti quando sarà disponibile un aggiornamento.

Rimbalziamo nuovamente in casa Microsoft e spostiamoci su portatili e PC Desktop, molto probabilmente con a bordo Windows 7: da che mi ricordi io, la Microsoft ha sempre rilasciato aggiornamenti quasi a cadenza quotidiana, e l’arrivo di un Service Pack è sempre avvenuto per tutti i computer con quel determinato sistema operativo, senza badare troppo a quale scheda video o altro componente montasse (e senza pensare alla qualità o al funzionamento di tali incrementi di versione). Magari non erano al top, ma ci sono sempre stati e sono sempre stati i produttori a correre dietro a Microsoft e mai viceversa.

Ora possiamo tornare nella Silicon Valley e guardare agli iMac: non tutti sono aggiornabili e il sistema lo puoi installare solo su un Mac compatibile. Non stiamo parlando della qualità, ma solo a grandi linee di cosa succede durante un aggiornamento.

E a Mountain View? ChromeOS è molto, troppo vicino alla politica di MacOS X, invece di abbracciare appieno l’Open Source, per così dire: è vero, i sorgenti sono sempre disponibili, ma se lo vogliamo installare su qualcosa di diverso rispetto ad un ChromeBook, dobbiamo compilarcelo o sperare che una Kang funzioni; non proprio una filosofia filo-ubuntiana, no? Atterriamo finalmente sulle larghe spalle di Android e chiediamoci cos’ha di realmente diverso rispetto ad un Windows 7 o un Ubuntu. Poco, dal punto di vista della complessità. Allora cosa impedisce a Google di fare come hanno fatto Microsoft e Canonical? La frammentazione c’è ed è ben lungi dall’essere risolta, perché non dare quindi un bel colpo d’accetta e obbligare i produttori a lasciare a Google gli aggiornamenti, occupandosi solo dei driver? È un lavoro abominevole per Google, se dovesse farlo ora, ma è un lavoro che i ragazzi di CyanogenMod portano avanti da un pezzo, senza l’aiuto dei produttori, supporto su cui invece a Mountain View possono contare, liberandosi anche dell’affanno di dover approvare build di Android con TouchWiz, Motoblur, Sense o quant’altro.

Sicuramente tutte queste opzioni sono già state pensate a casa del robottino, ma altrettanto sicuramente la scalabilità del nuovo sistema Microsoft, sia verso l’alto, sia verso il basso, è un qualcosa che dà a Redmond quella spinta in più e che mi fa un po’ invidiare questa politica di aggiornamenti che a Google manca.

Si vociferava di un customization center (ma erano solo false informazioni), ma quello che mi auguro io per la prossima major release è vedere un sistema bello come Android ma scalabile e aggiornabile come Windows Phone, lasciando definitivamente perdere Apple e i suoi sistemi, iniziando ad uscire da questo perenne beta test e magari sbarcando anche ufficialmente sui desktop, portando Android a competere davvero con Apple e Windows.

Ma quest’ultima parte, molto probabilmente, solo Microsoft può garantirla, almeno per il momento.