cara google ti scrivo

Editoriale: cara Google…

Roberto Orgiu

Cara Google… probabilmente inizierei così la mia lettera a Sergey Brin e seguaci, anzi, sicuramente sarebbe questo l’incipit, come in tutte le lettere informali, visto che ormai passiamo “insieme” le nostre giornate da diversi anni, non dal mio primo droide, ma dalla prima volta in cui mi innamorai della semplice pagina della ricerca.

Quello che vorrei esprimere in questa lettera è un personale parere da smanettone, partendo dall’alba dei tempi fino ad oggi.

Quando conobbi Android, non avevo la minima idea di quanto fosse semplice svilupparci sopra e comprai un libro, sulla cui copertina lessi una frase di uno dei fondatori di Google:

Le migliori applicazioni per Android non sono ancora pronte, questo perché sarete voi, insieme ad altri sviluppatori come voi, a crearle.

Una delle frasi più ispiranti che uno smanettone potrebbe mai leggere. A questo punto, Google, se davvero ti interessa che siamo noi a sviluppare le applicazioni per il robottino, che siamo noi a mantenerlo vivo (senza app, con solo quello che i fornitori ci mettono tra le mani, saremmo davvero approdati su Android?), perché non ci semplifichi le cose? Le opzioni da sviluppatore sono una buona, un’ottima cosa, ma hai mai sentito di un computer la cui licenza può essere invalidata se l’utente ha i privilegi di Admin? Mi dirai che non è un problema, che non tutti ne hanno bisogno e che sarebbe pericoloso concederli a tutti. Sono più che d’accordo, ma una soluzione alla Superuser sono sicuro che i tuoi ingegneri la saprebbero implementare. Potrebbero infilarla nelle opzioni da sviluppatore, tanto chi ci va li dentro? Solo noi. Solo chi, con Android e per Android, crea le app che tu per primo ci hai chiesto.

E cos’è questa malsana idea del bootloader bloccato su un dispositivo da sviluppatori? Non ha troppo senso, se ci pensiamo. Mi obbietterai che così l’utente medio è protetto da tutta una serie di problematiche, ma sul mio Dual, l’ultimo dei problemi era il bootloader, anzi, lodo LG per avermi permesso di modificare Android come più mi piaceva senza invalidare la garanzia. Cosa che sul mio Galaxy Nexus non posso fare. Perché se voglio installare una recovery alternativa, devo sbloccare il bootloader e perdere la garanzia anche per i problemi hardware che non dipendono da me. E i problemi software? Quelli si risolvono facilmente. Ora mi sorge un altro dubbio: e se fosse per colpa di CyanogenMod, MIUI e le altre?

Beh, se fosse così, me ne chiederei il perché, da utente. Alla fine, non hanno fatto nulla di male, anzi, molte volte sono riuscite là dove finora le versioni Stock di Android hanno fallito. E lo fanno da diverse versioni. Che cosa intendo? Voglio dire che CyanogenMod ha permesso ad Android di avere un’interfaccia pura, semplice e riconoscibile, dando, allo stesso tempo, all’utente la libertà di personalizzare il proprio dispositivo tramite temi che sono reperibili sul tuo Play Store. Non si chiama Customization center ma Theme Manager, ma non vedo la differenza. Anzi, una la vedo: queste custom rom sono riuscite a portare gli aggiornamenti del tuo sistema anche su quei dispositivi che sarebbero stati altrimenti abbandonati. Io non le vedo poi così colpevoli, e tu? Soprattutto perché potrebbero essere proprio la libertà di personalizzazione e le custom rom a farti prevalere su Mele e Finestre.

C’è un’ultima cosa che non ho mai capito… perché sulle ROM Stock dei tuoi Nexus non ci sono mai i toggle? Ah! I Quick Settings, mi potresti dire… ma la 4.2, è mito o realtà?

Grazie per il tuo tempo, cara Google.