android

Editoriale: Like a droid-sir

Nicola Ligas

Una settimana fa festeggiavamo la nascita del T-Mobile G1, storico smartphone Android, nonché capostipite di tutti quelli a seguire: quattro anni di corse e rincorse, a volte più frenetiche, altre meno, ma sempre in continuo movimento, per stare al passo della concorrenza o anche solo di sé stessi. Forse è solo adesso che, per la prima volta in quatto anni, il robottino verde può fermarsi un attimo e concedersi il tempo per un buon bicchiere di vino, seguito o preceduto magari anche da una fumatina, se il locale lo consente.

In questo momento Android si trova in una fase limbica tra due major release: Jelly Bean è stato rilasciato a inizio estate e non ha mancato di mietere consensi, sospinto dal successo del Nexus 7 che ha (ri)portato i tablet Android sotto quella luce dei riflettori dalla quale si erano piuttosto allontanati. Di Key Lime Pie non sappiamo ancora nulla di concreto, ma personalmente non credo che vedremo uno o più Nexus prima dell’inizio del prossimo anno, al massimo proprio sotto Natale, il che li pone comunque a circa 3 mesi nel futuro.

iOS 6 è arrivato, ma non ha sostanzialmente cambiato le carte in tavola: non ha introdotto mirabolanti funzioni che mancano al robottino ed eviterò volontariamente facili battute sulle mappe perché non è quello il nocciolo della questione (e comunque credo davvero che nei prossimi mesi le sistemeranno); inoltre, salvo sorprese, per almeno un altro anno non avremo ulteriori major update né del software né dell’hardware della mela, il che mette Android e i vari produttori di suoi dispositivi in una posizione di relativo vantaggio, considerando anche il non-distacco attuale.

Windows Phone 8 sarà con tutta probabilità il sistema più “innovativo” dell’autunno, ma lontano dall’impensierire Android nell’immediato: per lui è ancora il momento delle corse e delle rincorse (e le novità annunciate sembrano anche valide) ma non al punto da suscitare invidie in ambito Android. Il discorso è in parte diverso per Windows 8/RT, che potrebbe riuscire laddove né Apple né Google si sono spinti, ovvero nel creare davvero degli ibridi fra tablet e laptop, più o meno dal sapore di netbook (ormai in netto declino). Difficile dire ora come il mercato reagirà non conoscendo con precisione tutte le caratteristiche e i prezzi di questi modelli, ma è indubbio che rappresentino comunque una “minaccia” per i non certo ben radicati tablet Android: quanto seria lo scopriremo comunque solo dopo fine ottobre, una volta che il nuovo OS di Redmond sarà di dominio pubblico.

Questo non vuol dire che Android sia superiore a tutti e regni incontrastato: la UI è “a un terzo del suo cammino“, i timpani di noi poveri utenti continuano ad essere messi a dura prova se durante una chiamata scatta un suono di notifica (tanto per citare uno dei più antichi e ancora attuali difetti, ma ce ne sarebbero molti altri), e il rilascio di più Nexus, se all’inizio era solo un’ipotesi, sta via via diventando un’esigenza che però ora deve anche concretizzarsi. Tutto questo senza contare che la frammentazione è e resta ancora un problema (non credo nei miracoli del PDK ma sperare non costa nulla), e che se in campo smartphone le cose vanno bene altrettanto non si può dire nel segmento tablet, che però (per fortuna) Google non sembra intenzionato a lasciar andare. Aggiungeteci un’autonomia (quasi) mai soddisfacente e la mancanza di un minimo di omogeneità di fondo, e il quadro sarà completo; nonostante tutto questo però, per suoi meriti (e/o demeriti altrui) Android può davvero prendere una boccata d’aria, perché nessun altro OS mobile è in grado al momento di offrire importanti funzioni per lui impensabili.

Quanto potrà dunque durare “la siesta” del robottino? Poco. Giusto il tempo di sorseggiare un bicchiere di vino o fumarsi la pipa, perché poi le corse e le rincorse, anche di sé stessi, dovranno subito ripartire.

iOS