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J2ObjC: un’altra maniera di programmare cross-platform

Roberto Orgiu

Abbiamo visto in diversi articoli come possa essere programmare per Android, ma se qualcuno volesse sviluppare la stessa applicazione anche per iOS? Avrebbe solamente due scelte: reimplementare la propria soluzione in Objective-C, oppure usare le tecnologie dell’HTML5 e scrivere codice JavaScript che poi compilerà per le varie piattaforme. Evidentemente a Mountain View quest soluzioni sembravano troppo restrittive e hanno tirato fuori dal cilindro J2ObjC.

Lo scopo di questo tool è di prendere le nostre classi Java che non fanno parte dell’UI e convertirle in classi Objective-C, in modo che possano essere compilate per iPhone e iPad senza eccessivi cambiamenti. In teoria, gli sviluppatori di Google ci assicurano che il codice viene convertito in maniera impeccabile, ma sostengono anche che molti developer usano il linguaggio creato da Sun in maniere leggermente diverse, rendendo il tool, ancora sperimentale, un ottimo punto di partenza, ma che di sicuro non fa magie.

Viene da chiedersi il perché di questo strumento, che molto probabilmente è destinato più ai grandi sviluppatori che non agli indie developer: probabilmente per rafforzare l’utilizzo delle API di Android (invece di framework alternativi che non aiutano certo a disegnare interfacce Holo-like), ma perché proprio iOS, che, tra tutti, è il sistema operativo per cui è più costoso sviluppare? Perché non Windows Phone? Dobbiamo aspettarci anche una versione in C# dello stesso tool?

 

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