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AndroidWorld sul nuovo iPhone

Nicola Ligas -

L’uscita di iPhone 5 è stata innegabilmente un evento, anche per Android, ecco perché abbiamo voluto raccogliere un insieme di pensieri e impressioni a caldo sul nuovo smartphone di Apple a firma dei vari redattori di AndroidWorld.

Il migliore iPhone di sempre

iPhone 5 è il miglior iPhone di sempre. Come ogni anno. Innovazione hardware maniacale, condita con una mania tutta di Apple di rinominare tecnologie già esistenti (“Ultrafast Wireless” invece di LTE. Seriamente?). Il lato software è sicuramente stato quello più curato e che ha più meriti nel rendere questo nuovo iPhone una novità (anche se poi in realtà la quasi totalità delle funzioni di iOS sarà presente anche sui modelli precedenti).

Dal punto di vista hardware sono sicuramente benvenute una maggiore sottigliezza e un peso molto contenuto, ma ci sarà permesso di storcere il naso per l’assenza di NFC. La già buona fotocamera ha ricevuto un ulteriore miglioramento, ma durante la presentazione non sembra aver ricevuto la necessaria enfasi.

Il prodotto è, come già detto, il miglior iPhone di sempre, ma a mio parere non porta con sé quell’aura di misticismo dei suoi predecessori.

L’aver letto di recente la biografia di Steve Jobs è sicuramente un importante fattore nella mia visione. Si ha come l’inconscia percezione che Jobs non avrebbe approvato alcune peculiarità di questo iPhone 5 e la consapevolezza collettiva di questo fatto oggi potrebbe aver dissolto un incantesimo durato 5 generazioni di iPhone.

Emanuele Cisotti


Aspettate iPhone 6 e ne riparleremo

Non è facile affrontare un simile argomento: qualsiasi accenno ad un confronto con smartphone Android già esistenti potrebbe essere visto come “fanboyismo”, e non come un’analisi accurata e priva di giudizi soggettivi. E questo problema già si palesò con la presentazione dell’iPhone 4S; e tutti allora dicevano “Aspettate l’iPhone 5 e ne riparleremo!”. Direi che è giunto il momento di parlarne: l’iPhone 5 è innovativo? No. Presenta qualche aspetto che tuttora è assente su altri smartphone? Nuovamente no.

E allora, se anche nello scorso modello di iPhone, l’innovazione era pressoché assente, qual’era il punto di forza (a mio modesto parere) che riusciva, e che riesce, a convincere quella grossa fetta di mercato che, oramai da anni, si è fidelizzata ai prodotti Apple? La semplicità e l’immediatezza d’uso. Che ora, dopo diverse versioni, è diventata parte integrante di Android. Grazie in parte anche alle odiate (da una certa fascia di utenza) personalizzazioni delle varie case di produzione. Arrivati a tal punto, sperare che un display da 4” possa risollevare le sorti della “guerra” (guerra che, qualcuno ancora non l’ha capito, non si deve tenere nelle aule di un tribunale) costituisce una vana speranza.

Ultima nota: l’assenza dell’NFC. A una cosa poteva servire l’arrivo del nuovo iPhone: ampliare gli orizzonti di questa tecnologia, tanto semplice quanto funzionale. Tanto vale, a questo punto, passare da fanboy con un bel: meno male che c’è Android!

Lorenzo Delli


Il keynote dei Foo Fighters

iPhone 5. Che dire? Si commenta quasi da solo. Quasi. Apple non stupisce più e propone uno smartphone uguale in tutto e per tutto ai mockup girati in rete, con caratteristiche annunciate già diversi mesi fa. Si salva unicamente per il design e la scelta dei materiali (vetro e alluminio), ma per il resto questo nuovo melafonino delude praticamente su tutta la linea. C’è da chiedersi con che coraggio Tim Cook abbia detto “Apple has never been stronger” visto che non ci sono novità interessanti, ma solo un telefono che pare un 4S-2. Rivisto, ridisegnato, un po’ potenziato, con un cavetto nuovo (ma la micro USB è ancora off limits), ma totalmente incapace di far balzare dalla sedia persino il più accanito dei fanboy. Un keynote che verrà ricordato soltanto per i Foo Fighter in chiusura.

Erika Gherardi


Apple ha reinventato tutto, di nuovo?

Oggi sarà uno di quei giorni che verrà ricordato nella storia per l’arrivo del nuovo iPhone? Secondo Apple si, e ci mancherebbe!
Una cosa che mi colpisce sempre della Apple è proprio la loro campagna pubblicitaria. Non sono un grande esperto su questo argomento, anzi, ancora non mi spiego come è possibile che ovvietà come “è il miglior iPhone di sempre” o “il più grande evento nella storia di iPhone dopo il primo iPhone” possano essere ideati da buoni pubblicitari. Presenti un prodotto nuovo, è “normale” che sia migliore di quello precedente no? Eppure funziona, nei prossimi giorni tutti i giornali parleranno di Apple citando proprio queste frasi, parleranno del rivoluzionario connettore (che finalmente è paragonabile all’attuale micro USB anzi, è sicuramente migliore), parleranno della rivoluzionaria fotocamera frontale che registra video in HD, parleranno del  primo iPhone a fare le foto panoramiche, insomma, l’iPhone più sottile di sempre entrerà nei cuori e nelle tasche di milioni di persone anche grazie alla pubblicità dei media. Avevate dubbi? Io nemmeno uno. Forse quello che manca a Samsung o Sony è proprio questo, una buona campagna pubblicitaria. Ho la convinzione che Apple sarà sempre un passo avanti su questo punto, d’altronde non dimentichiamoci che secondo alcuni studi riportati in un documentario della BBC oltre un anno fa, gli stimoli ricevuti da alcuni fanatici Apple alla vista degli iDevices sono paragonabili a quelli dei fanatici religiosi alla vista di immagini sacre. Quale azienda è in grado di creare una cosa simile se non Apple?

Agostino Caruso


Con le cuffie che trasmettono la musica nelle orecchie cambierà tutto

EarPods, iPhone 5 e iOs6, quanto cambia davvero il mondo Apple e quello della telefonia in genere? Ben poco, a dir la verità. Osannare degli auricolari sostenendo che inviino la musica direttamente nelle orecchie mi sembra una tautologia: non ho mai visto nessuno con un paio di Beats nei bulbi oculari.

Dopo tutto lo scalpore e il fervore contro Samsung, mi aspettavo un telefono all’avanguardia, con un sistema operativo in grado di rivaleggiare con Jelly Bean, e invece mi sbagliavo di grosso: iOS 6 non porta niente di nuovo, se non un’ancora più aspra guerra contro Google, che per altro, non usa gli edifici in 3D, ti fa vedere la realtà del mondo grazie a macchine con pilota automatico.

Tralascio volutamente la “nuova” funzione panorama e la registrazione a 1080p, ormai le conosciamo da un pezzo, e penso alla batteria. Ancora non mi durerebbe nemmeno per arrivare a pranzo. Mi aspettavo un nuovo cavo per questa generazione, ma speravo in una micro-USB, non certo l’accoppiata di lampofulmine, che seppur veloci e innovativi, non sono uno standard.

Roberto Orgiu


Cercate #applefail su Google+

Prima di partecipare a questo “editoriale di gruppo”, già immaginavo il mio commento come uno dei più benevoli, vista la mia generale indole a mantenere posizioni estremamente oggettive. E invece è inevitabile, devo proprio iniziare con un commento tanto lapidario: una delusione.

Ho seguito il keynote in Hangout con un (ex)fanboy Apple. È significativo dire che il commento esclamato più spesso da entrambi sia stato: “Ma benvenuta nel mondo, Apple!”. Videochiamate sotto rete dati?  Luoghi nelle mappe? Foto panoramiche? Sono queste le “innovazioni” di iPhone 5 e iOS6? Incredibilmente pare di sì, e poi solo tanti, troppiPiù veloce. Migliore di sempre. Più sottile.”

Mi ha deluso persino J. Ive: il design è seriamente quello circolato nei mockup, con lo schermo allungato (però adesso ha cinque icone!) e l’assurda risoluzione 1136 x 640, per non parlare di quegli orribili tagli di colore sul retro. Ho sinceramente sperato fino all’ultimo che non fosse davvero così.

Inutile andare offtopic dicendo che mi sono sentito quasi insultato alla vista del nuovo iPod Nano (un tasto fisico così grosso per fare cosa, esattamente? Icone rotonde?) e, soprattutto, dell’iPod Touch Loop. Roba che la Smart Cover era l’invenzione della lampadina, in confronto.

Ma d’altronde, se i Foo Fighter si vedono costretti a colmare le lacune di un tanto atteso, anzi sperato!, One More Thing…, penso che non ci sia davvero più niente da aggiungere.

Giuseppe Tripodi


iPhone 5: una pioggia di déjà vu

È stato complicato per me seguire il keynote di Apple: stavo tornando dal lavoro e pioveva a dirotto, ho dovuto cambiare diversi mezzi pubblici e facevo l’equilibrista tra ombrello, valigette e smartphone. Ma l’ho seguito tutto e alla fine una domanda mi girava per la testa: “tutto qua?”.

Si sa, a volte di primo acchito le cose non vengono recepite per come sono, allora mi sono riguardato tutto quello che era stato detto; la domanda persisteva, ma ho capito perché c’ero rimasto male.

Le parole che riecheggiavano nel keynote erano: ridotto, alleggerito, velocizzato, migliorato; ecco soprattutto migliorato, ed è vero, hanno perfezionato molte caratteristiche come schermo, fotocamera, connettività, velocità, sistema operativo e altro; ma il problema è proprio questo, ecco perché ero deluso: hanno migliorato, ma non hanno creato nulla, non hanno rivoluzionato niente.

Avviandosi alla conclusione Tim Cook ha detto che Apple è più forte di sempre; caro Tim, se per essere forti intendi vendite o profitti hai ragione, ma io preferisco l’Apple che crea il Mac, l’iPhone, l’iPod e tutto il resto: che osa e non si limita a perfezionare e puntare su un business ormai consolidato.

Andrea Bordin


Il Re è morto. Lunga vita al re.

Apple è riuscita a concretizzare il sogno di ogni designer, quello di non proporre più oggetti ma idee, simboli, stati d’animo e modi di essere. Gli oggetti – quelli veri –  li giudichi dalle features. Li compari. Li valuti. I concetti li sposi, li abbracci, ti ci lasci avvolgere. E soprattutto non li discuti. 

L’analisi tecnologica (se si deve fare) è abbastanza impietosa, qualsiasi Android di fascia medio-alta lo sorpassa agilmente. Dove Apple ha lavorato bene è – inutile dirlo –  su “ciò che si vede” e “si tocca”. Sarà un oggetto bello e piacevole al tatto, con materiali di pregio molto distanti dalle scarse plastiche di Samsung e con uno schermo che promette di essere molto definito e bello da vedere (ma non robusto come i Gorilla Glass). A livello di innovazione (lasciando stare Android per non passare da fanboy del robottino) posso affermare senza tema di smentita che il Nokia N9 con MeeGo di fine 2010 – a giudicare dalle features – sarebbe ancora un perfetto iPhone killer. iPhone non è uno Smartphone. E’ una idea, una visione ed una fede. Come tale deve essere giudicato.

L’unico smartphone che nel 2012 può (ancora) permettersi di essere obsoleto. Ma i miti cambiano, i gusti e le esigenze si evolvono. In mancanza di (vera) innovazione sarà difficile per Apple mantenere a lungo la posizione.

Francesco Fumelli


La moda non segue le regole della tecnologia

Mi chiedevo proprio ieri sera quale sarebbe stata la novità principale di questo iPhone: due anni fa fu lo schermo, con una quantità di pixel per pollice mai vista prima (oltre 300 ppi), mentre lo scorso anno fu Siri, l’assistente vocale di Apple. E quest’anno? Possibile, mi chiedevo, che sia solamente lo schermo, o una CPU più potente? Ebbene sì, così è stato, nessuna novità software rispetto alla versione di iOs 6 presentata a giugno, né un hardware che può intimorire la concorrenza. Android e Google devono temere quindi questo nuovo iPhone? Io penso di no, soprattutto perché non ci sarà un nuovo iPhone per almeno un anno, e nessuna delle caratteristiche presentate ieri, LTE o schermo da 4 pollici, sono delle novità rispetto agli smartphone Android che conosciamo. Tirando le conclusioni, Google può davvero, con la prossima versione la cui data d’uscita è ancora sconosciuta, creare un divario importante con Apple; anche se è risaputo, probabilmente l’iPhone 5 venderà molto, perché la moda spesso, non segue le regole della tecnologia.

Lorenzo Quiroli


Voglio il “mio” iPhone 5

La rete è invasa da Apple, il suo tam tam è rumoroso e l’eco delle parole “Steve Jobs” è perfino fastidiosa. Ho chiuso le finestre, serrato le porte, nascosto gli Android in un’altra stanza, e letto il meno possibile di ciò che mormora Internet. Mi sono isolato con il “mio” iPhone 5, con quello che avrei sognato, con quello che è, e i due non si assomigliano molto. Peccato, perché ne avrei tanto voluto uno.

Apple è sempre riuscita ad essere un passo avanti agli altri, magari solo in un dettaglio, anche in una piccolezza, ed è una cosa di lei che ho sempre ammirato e invidiato, ma che stavolta non c’era. Il nuovo iPhone è un ottimo terminale, rifinito in ogni aspetto, che però non si è concesso alcun lusso, come invece da tradizione della casa. Il suo vero surplus ormai sono “solo” le 700.00 app dello store di Apple (scusate se è poco), ma anche quel gap non è immutabile e soprattutto è sempre più esiguo.

Se sia cambiata o meno un’era saremo io, voi e gli altri milioni di potenziali clienti a deciderlo, e il vincitore sarà tale indipendentemente dai propri meriti, ma il 2012 sarà ricordato più per i brevetti sugli angoli stondati che per uno scampolo di futuro in più. E non solo da parte di Apple.

Nicola Ligas


La fiera delle ovvietà

Tanti rumor si sono susseguiti nei mesi che ci hanno separato dalla sua presentazione. Questo è stato forse l’iPhone che ne ha prodotti di più.
Un primato anche questo. Forse l’unico.
E sono sincero, più ne apparivano, e più nel profondo del mio cuore speravo che si sbagliassero. Non tutti magari, ma almeno buona parte. O una minima parte. Ma che, niente da fare. Si sono rivelati fondati, fondatissimi. Niente di nuovo sotto il sole, in relazione sia ai rumor che alla concorrenza.
A corredare questa minestra dagli ingredienti (e dall’aspetto) del tutto simili alle precedenti, una sfilza di ovvietà, di luoghi comuni, in pieno stile Apple. Solo che stavolta non ci sta. Proprio no. Frasi come “Il più grande evento nella storia di iPhone dopo il primo iPhone” anche agli utenti Apple stessi sanno più di presa per il naso che di prodotto cool dentro e fuori.
Tutto sa di già sentito, di già visto, come dicevo. Dall’hardware al software nulla più scaturisce quello stupore, quell’emozione che permeavano le presentazioni passate. Assistere ad un keynote dove fra le major features del nuovo prodotto di punta viene presentata “l’app telefono che ora permette di inviare messaggi automatici quando non è possibile rispondere” deve mettete addosso una frustrazione rara. Ed in effetti l’ha messa. A prescindere che tu sia Apple fan o non.
Continuare a dare in pasto agli utenti termini esotici come “Ultrafast wireless” invece di dire “OK, ora supportiamo le reti LTE” non funziona più, anzi infastidisce.
Ho letto e sentito tanti pareri in giro per il web in queste ore, e devo ammettere un po’ a malincuore che il malumore è pressoché universale. L’iPhone che non c’è stato serviva a questo mercato, per spingerlo oltre, per alzare ancora una volta l’asticella. Tutto è stato inesorabilmente ovvio.

Android si riposerà sugli allori? Speriamo proprio di no.

Emanuele Manili

Apple