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Editoriale: Cara Sony ti scrivo.

Nicola Ligas -

Cara Sony, forse avrai letto qualcuno dei miei articoli su di te, o meglio sui tuoi dispositivi: solitamente cerco di mantenermi il più oggettivo possibile quando mi rivolgo al grande pubblico, ma dato che qui siamo solo noi due posso permettermi qualche confidenza in più. Anzitutto ti dico brava. In questo 2012 mi sei rimasta simpatica e in giro si parla bene di te, tanto che a volte qualche tuo scivolone ti è stato perdonato più facilmente che ad altri, basta solo che ora non te ne approfitti. Ovviamente non ti sarai illusa che ti scriva solo per farti i complimenti, vero?

Il tuo rapporto iniziale con Android non è sempre stato facile: il termine bootloader non era avvicinato molto allegramente al tuo nome, ma non ti sei incaponita nell’errore e hai cambiato strada; purtroppo, anche usando il sito ufficiale per lo sblocco, viene invalidata la garanzia dello smartphone, cosa comunque non molto piacevole.

In ogni caso quel capitolo è ormai chiuso da tempo, tanto che in molti se ne saranno anche dimenticati, e nel 2011 hai pian piano costruito la tua ascesa, rilasciando una gamma completa di modelli per tutte le tasche che poi l’anno successivo hai avuto l’accortezza e la premura di aggiornare puntualmente (o quasi). Tutto questo però non ti bastava, era venuto il momento di rendersi maggiormente indipendenti e l’hai fatto: niente più Sony Ericsson, largo a Sony Mobile Communications. C’era di più di un semplice riassetto societario dietro tutto questo, vero? C’erano il desiderio e la voglia di imporsi, di essere e tornare grandi nel settore mobile, che vedeva al vertice altre figure, con le quali volevi invece competere direttamente.

E così il 2012 inizia subito con l’acceleratore a tavoletta, grazie alla presentazione e al rilascio di tre smartphone “con le palle” (concedimi il francesismo): Xperia S, Xperia P e Xperia U. Al di là del fatto che l’utilizzo di singole lettere sia ormai una consolidata moda che non capisco, l’idea di tre dispositivi diversi per caratteristiche e fascia di prezzo, ma ugualmente competitivi ciascuno nel proprio segmento, è così semplice e geniale che finora l’hanno adeguatamente imitata in pochi. Il pubblico più attento vuole dispositivi aggiornati, ma per accontentare la massa bisogna anche differenziare la propria offerta: come fare allora? Nuovamente la risposta è semplice: riproponendo l’efficace formula del 2011, ovvero modelli diversi fuori ma non troppo differenti dentro, in modo che l’update dell’uno contribuisca un po’ all’aggiornamento dell’altro. Unisci a tutto questo un prezzo contenuto, non sempre in valore assoluto quanto rispetto ad una concorrenza sempre più esosa, e avrai un ottima triade.

Da allora però non sei certo stata con le mani in mano e ogni volta che pensavo di aver visto tutti gli assi nella tua manica, ecco che puntuale arrivava la notizia di un nuovo modello in lavorazione a marchio Sony: il nome Xperia Ion, nonostante da noi sia arrivato solo ora, era nell’aria da moltissimo tempo, poi è stata la volta di Xperia Sole/a e del suo interessante (più in teoria che in pratica) floating touch, e poi ho fatto fatica a starti dietro. Gli impermeabili Xperia Go e Acro S, il piccolo (e bruttino) Xperia Tipo , il colorato Xperia Miro, e all’IFA di Berlino una nuova terna: Xperia J, V e T (assieme a Xperia Tablet S). Sono 13 modelli in tutto, ho la sensazione di averne dimenticato qualcuno (Xperia SL?), e siamo solo a fine agosto: continuando con questo ritmo a Natale sfiorerai la ventina.

Il punto è questo, cara Sony: sei partita veloce e sei partita bene, ma attenta a non sgommare troppo o consumerai velocemente le gomme. Fuor di (pessima) metafora e per quanto apprezzi la rotta intrapresa, mi sento di lanciarti qualche “warning”, chissà che magari non ne vengano fuori dei buoni consigli:

  • Non esagerare con i nuovi modelli. Hai già esagerato in realtà: non perseverare. Tu mi potresti obiettare che Samsung è diventata leader del settore proprio sfornando mille modelli, ma allora potrei anche replicarti che Apple a suo modo lo è con un solo dispositivo all’anno (se va bene). E guarda tu che esempio ho dovuto farti! L’idea iniziale dei tre smartphone era ottima: ok farne qualcuno impermeabile, ok sperimentare un po’, ma il troppo stroppia e il cliente alla lunga si sente confuso (nella migliore delle ipotesi) o raggirato (nella peggiore). Se proprio vuoi imparare qualcosa da Samsung potresti guardare un po’ al marketing, che molto spesso conta più della bontà del prodotto stesso, e nel quale sinceramente non eccelli, ma lascia stare la profusione di nuovi dispositivi.
  • Attenzione agli aggiornamenti. È vero che in materia tessono tutti le tue lodi, ma lo fanno sui grandi numeri; se però andiamo a vedere nel dettaglio le incongruenze ci sono. Xperia U e Sole ad esempio sono modelli di pochi mesi fa ancora fermi a Gingerbread, ed è già a settembre 2012. Siamo d’accordo che probabilmente rilascerai il loro update subito dopo la pubblicazione di questo editoriale, ma è stato comunque un ritardo notevole e non è che Xperia P abbia ricevuto il suo aggiornamento eoni fa. E non farmi nemmeno parlare di Xperia Play: lasciale fare ad HTC queste cose antipatiche di annunciare gli aggiornamenti per poi smentirli all’ultimo secondo, tanto hai visto che buona pubblicità è stata per il Desire e il Desire HD (qualcuno ha detto Desire S? Ma il suo update non doveva già essere uscito?). Posso dirti, senza che tu te la prenda, che Xperia Play è stato un mezzo fiasco? Come speri di valorizzarlo se i contenuti esclusivi sono sporadici, se tecnicamente in più ha davvero solo i controlli e se alla fine non lo aggiorni nemmeno? Te lo dico perché se mai avessi intenzione di lanciare un Xperia Play 2 sarà bene che ti ricordi che il mercato mobile non è statico come quello delle console: si muove ad un ritmo frenetico e ciò che è nuovo oggi è già vecchio domani, quindi è in gran parte il post-vendita a fare la vera differenza.
  • Hai la stoffa, ma non tirare via. I display dei tuoi smartphone sono spesso tra i migliori in commercio, la qualità delle ottiche è fuori discussione e il design è senz’altro originale, a volte anche bello (cosa non banale in un rettangolo con gli angoli stondati – brevettato -). Eppure quest’anno ho sentito personalmente di più persone con modelli Sony in assistenza, di tutte le altre marche. Da una parte sarà anche segno del tuo successo, ma dall’altra vuol dire che non tutto è andato per il verso giusto. E se la mia casistica personale è ovviamente soggettiva, sono fatti documentati i problemi di display giallo dell’Xperia S, il tuo top di gamma: stare un mese senza cellulare è scomodo per chiunque, per di più se pagato centinaia di euro. E anche perdite di segnale, via rete mobile o Wi-Fi, sono stati riportati più volte. Gli inconvenienti capitano, le partite difettose anche, ma è proprio il tuo lavoro far sì che non accadano.

Gli astri del mondo mobile sorgono e tramontano molto velocemente: la parabola di Samsung ora è al suo apice, ma se dovesse calare si aprirebbe per te un’importante chance, e se anche ciò non accadesse ogni stella può sempre essere eclissata da una più luminosa. Riconosco che stai lavorando bene per assicurarti una lunga permanenza nel firmamento, ma attenzione a come corri o brucerai troppo in fretta. Se la storia dei fantomatici 3 Nexus si rivelasse vera, sappi che ho messo una personale e seria ipoteca sull’Xperia Nexus: potrebbe essere mio al day zero, quando costerà il massimo del massimo e crepi l’avarizia! Se lo sarà effettivamente però, dipende solo da te.

Sony Xperia Ion

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