Amleto Nexus

Editoriale: Nexus, o non Nexus, questo è il dilemma!

Nicola Ligas -

Non sono mai stato un fan sfegatato dei dispositivi Nexus: all’epoca dell’ormai remoto Nexus One avevo un HTC Desire, suo gemello quasi in tutto, del quale però apprezzavo molto la Sense che aggiungeva davvero tanto ad un Android ancora acerbo (almeno rispetto a quello odierno) soprattutto nella parte telefonica/sociale. È stata poi la volta del Nexus S, gemello del Galaxy S, che per un curioso scherzo del destino è venuto al mondo mesi dopo il suo consanguineo, presentandosi quindi come un buon terminale ma non di quelli che lasciano un segno indelebile. Il Galaxy Nexus è stato a sua volta accolto un po’ freddamente, ma nel corso del tempo si è rivalutato (in maniera inversamente proporzionale alla sua svalutazione economica) e la presentazione di Jelly Bean al Google I/O l’ha in qualche modo consacrato. E il Nexus 7?

No, questo non sarà un editoriale doppione sul Nexus 7, ma sui dispositivi Nexus in generale, che mai come adesso godono di un elevato appeal presso gli utenti Android, o almeno tra quelli più informati. E il motivo di tale fascino è presto detto: la rapidità degli aggiornamenti.

Di primo acchito potrebbe sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma a conti fatti tra Gingerbread ed Ice Cream è passato comunque un anno, lasso di tempo che ha dato modo a molti dispositivi di aggiornarsi, tanto che, all’uscita di Android 4, circa il 50% degli utenti aveva già Gingerbread. Con la presentazione di Jelly Bean a fine giugno (e con la prospettiva di vedere Android 5.0 Kebab Key Lime Pie verso fine anno) la situazione è invece assai meno rosea: solo il 7,1% degli utenti Android ha al momento Ice Cream Sandwich, il 65% è ancora ben ancorato a Gingerbread e difficilmente riesco ad immaginare una proporzione più rosea se tra 6-7 mesi uscisse una nuova versione dell’OS.

In mezzo a queste desolanti percentuali, pochi esemplari di Galaxy Nexus hanno ricevuto un primo firmware ufficiale all’indomani della presentazione di Jelly Bean (subito trasformato in ROM per tutti), mentre l’update vero e proprio è arrivato un paio di settimane dopo. Difficile pretendere di più da un dispositivo che in America costa 350$ e anche da noi è più vicino ai 350 che ai 400 euro.

Google non può arrestare il progresso dell’OS per star dietro alla lentezza di aggiornamento dei produttori, ma è anche vero che gli utenti più appassionati vorranno sempre l’ultima versione di Android; la quadratura del cerchio potrebbe quindi essere duplice: da una parte il decantato PDK (sulla cui reale utilità nutro dei personali scetticismi alla S. Tommaso), dall’altra un’ulteriore valorizzazione della serie Nexus, magari con i fantomatici 5 modelli. Il primo dovrebbe aiutare i produttori a velocizzare gli aggiornamenti (o ad accampare meno scuse), i secondi potrebbero offrire una possibilità di scelta senza precedenti, che le vecchie generazioni di Nexus non avevano, rendendoli così più appetibili che mai. 

D’altro canto Android, a partire da Ice Cream Sandwich, ha raggiunto una maturità tale, che anche un dispositivo che dovesse rimanere un po’ indietro con gli ultimi aggiornamenti offrirebbe comunque all’utente comune un’esperienza d’uso sopra la media. Il puzzle della frammentazione è purtroppo così sparpagliato che una sua ricomposizione a breve è davvero difficile, specialmente se Google continuasse a rilasciare nuove major release di Android con un cadenza di 7-8 mesi. A fronte di questo stato dei fatti, forse solo una “frammentazione degli utenti” potrebbe davvero accontentare tutti: da una parte i fedeli alla famiglia Nexus potranno beneficiare di dispositivi sempre aggiornati e più eterogenei di quanto visto finora, dall’altra il pubblico che sceglierà un modello più “per le masse” (magari anche maggiormente performante e ampiamente personalizzato per venire incontro alle esigenze dell’utente meno esperto) probabilmente non si straccerà le vesti per un aggiornamento in meno o comunque più lento.

In fondo è o non è giusto che Google metta il cappello su quelli che dovrebbero essere per antonomasia i portabandiera del suo OS? Voi cosa ne pensate, sarà un Nexus il vostro prossimo acquisto? A quali condizioni?

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