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Editoriale: Android e iOs, aggiornamenti a confronto

Lorenzo Quiroli -

Un nuovo aggiornamento, per l’utente appassionato di smartphone, equivale ad un mazzo di rose per la moglie, inviatole dal marito (il produttore) per farle vedere quanto ci tenga a lei anche dopo il matrimonio (l’acquisto), onde evitare che la loro unione si concluda con il divorzio, magari con tanto di amante (il cambio di dispositivo, magari prodotto da un’altra azienda).

Dopo questa pittoresca metafora che sembra tratta da una versione nerd dei bigliettini di una nota azienda che produce cioccolatini, avrete già presagito dal titolo quello che sarà il tema di questo editoriale: gli aggiornamenti sui due sistemi operativi per smartphone più diffusi al mondo, iOs e Android (sarebbe stato bello includere Microsoft, la cui politica in questo settore però potrà essere chiara solamente dopo l’imminente avvento di Windows Phone 8).
Ricordiamo anche che iOs è di esclusiva proprietà degli smartphone (cinque in totale, uno all’anno)/iPod/iPad Apple, e i relativi aggiornamenti sono gestiti dall’azienda produttrice. Nell’ecosistema Android invece, esistono molti produttori, che coprono qualsiasi fascia di prezzo e la gestione degli aggiornamenti è affidata ad ognuno di essi; il nostro paragone verrà fatto con i dispositivi Nexus, poiché supportati direttamente da Google, che non ha potere per quanto riguarda gli update degli altri dispositivi (la libertà ha vantaggi e svantaggi, anche su questo si potrebbe discutere a lungo,ma non sarà questa l’occasione per farlo). Sia chiaro dal primo momento che non è mia intenzione affermare la superiorità di uno dei due sistemi operativi come altri siti spesso provano a fare, dato che non esiste una verità assoluta e ognuno è libero di avere la propria opinione al riguardo.

Iniziamo quindi con una breve e necessaria storia degli update sull’OS di Apple; all’inizio senza nome, iOs (per comodità chiamiamo tutte le versione in questo modo, anche se il termine è usato dalla versione 4) viene presentato il 7 gennaio 2007 ma per quanto innovativo aveva grosse lacune (niente mms o registrazione/riproduzione video, caratteristiche comuni all’epoca). Ecco come gli aggiornamenti successivi l’hanno migliorato:

  • iOs 2: introduce un lettore multimediale in grado di riprodurre video, la calcolatrice scientifica e l’App store, grazie al quale è possibile acquistare applicazioni. L’iPhone 3G, introduce la connettività 3G e GPS, mentre l’hardware è praticamente identico. L’iPhone 2G viene aggiornato.
  • iOs 3: introduce gli MMS, un registratore vocale e il copia e incolla. L’iPhone 3GS è invece dotato di più RAM e di un processore più potente e può registrare video ed utilizzare alcuni comandi vocali, ed è inoltre dotato di fotocamera da 3 MP invece che 2MP. Entrambi i precedenti modelli vengono aggiornati.

Ora, è chiaro come iOs 3 sia la realizzazione della prima versione dell’OS di Apple, completo di molte funzioni diffuse ma che ancora mancavano (mms) e con ottime prestazioni, ma chiuso e con limitate personalizzazioni. Qui entra in scena iOs 4, forse l’unico vero aggiornamento corposo della storia di iOs:

  • iOs 4: multitasking, cartelle e la possibilità di cambiare lo sfondo, oltre alle videochiamate con Facetime e al Game Center. Esce con l’iPhone 4, con design rinnovato, hardware più potente, fotocamera da 5 MP. L’iPhone 2G non viene aggiornato, il 3G ma con funzionalità limitate, ossia niente multitasking e nemmeno gli sfondi, ma solo le cartelle, senza contare le lamentele per il rallentamento. L’iPhone 3GS invece dispone di tutte le funzioni, tranne Facetime (data l’assenza delle fotocamera frontale).
  • iOs 5: Siri, un negozio per le riviste (newstand), barra delle notifiche simile a quella presente in Android, integrazione con Twitter e un nuovo look per l’applicazioni per le note, che ora si chiama Reminders. Aggiornati sia il 3GS che il 4, entrambi senza Siri, mentre viene abbandonato il 3G. Il 4S introduce una fotocamera migliorata e un processore più potente.
  • iOs 6: Passbook, aggiornato Siri, integrazione con Facebook e navigazione con nuove mappe di Apple. Viene aggiornato il 4S (completamente, ma non sappiamo se verrà limitata qualche funzionalità presentata in esclusiva per il prossimo iPhone, come è stato fatto l’anno scorso con Siri), il 4 verrà aggiornato con le nuove mappe di Apple ma senza la navigazione e le mappe in 3D, così come il 3GS.

Ecco come è cambiato iOs in cinque anni:


Passiamo ora ad Android, iniziando con le versioni successive alla 2,1 con la quale fu rilasciato il Nexus One:

  • Froyo (2.2): introduce il tethering USB, l’hotspot Wi-Fi e il supporto ad Adobe FlashPlayer, oltre a miglioramenti al browser, alla velocità del sistema. Una nota a parte va fatta anche per l’introduzione del compilatore JIT, dal quale deriva un notevole miglioramento delle prestazioni. Il Nexus One viene aggiornato.
  • Gingerbread (2.3): introduce una migliore interfaccia utente rinnovata, supporto completo al multitasking, supporto all’NFC (solo per il Nexus S che ne è dotato), una tastiera rinnovata, Il Nexus One viene aggiornato.
  • Ice Cream Sandwich (4.0): interfaccia ulteriormente rinnovata, con tema Holo e Face Unlock, accellerazione hardware e Android Beam. Il Nexus S viene aggiornato, il Nexus One no.

Ed ecco, come è cambiato Android, dal Nexus One al Galaxy Nexus, in meno di due anni:


Prima di esprimere giudizi, bisogna ricordare che Apple vende prodotti e guadagna attraverso di essi, Google offre servizi, e guadagna attraverso la pubblicità posta in essi; certo, i produttori pagano una licenza per il Play Store ma il guadagno vero e proprio non sembra provenire da questa (sebbene immaginiamo non siano spiccioli), e nemmeno dai dispositivi Nexus, prodotti da un’azienda a cui Google si affida (Samsung negli ultimi due anni) con la quale ovviamente spartisce i guadagni. Per questo l’importante per Google è che voi abbiate un dispositivo Android, mentre per Apple… Diciamo che vale lo stesso, ma solo se avete l’ultimo modello potete usufruire di tutte le funzioni.

Ciò è dimostrato da molte scelte strategiche compiute dalle due aziende, ad esempio non rendere Siri disponibile per iPad 2 (che ha lo stesso hardware dell’iphone 4s) o per iPhone 4; insomma gli aggiornamenti arrivano, ma sono progressivamente più incompleti, con lo scopo di invogliare l’utente ad acquistare l’ultimo modello (o forse sono io ad essere malizioso). Google invece quando ha aggiornato ha reso disponibili tutte le caratteristiche per i modelli aggiornati, tanto che il Nexus S non ha nulla in meno del Galaxy Nexus se non le specifiche ovviamente inferiori. Inoltre negli ultimi anni il progresso compiuto da Android è stato significativo, ed è testimoniato dall’immagine riportata sopra che mostra come l’OS di Google abbia trovato una propria identità grafica nella sua ultima versione, grazie al lavoro di Matias Duerte e del suo team.

Inoltre bisogna specificare un ulteriore aspetto della questione: quando Apple smette di supportare un dispositivo, allora non riceverete più ulteriori servizi da parte dell’azienda di Cupertino, mentre Google fornisce tramite Play alcuni aggiornamenti al comparto software: ad esempio le mappe offline, che saranno disponibili anche per Froyo e Gingerbread, oppure aggiornamenti alle applicazioni preinstallate come Gmail, mentre altre applicazioni (Chrome per Android) non vengono rese disponibili per le precedenti versioni solo nel caso richiedano funzionalità non presenti in esse (accelerazione hardware); forse è poca cosa rispetto ad un update come quello di Android 4, ma è di sicuro un passo in avanti. Tirando le somme ci troviamo davanti ad un anno di sicuri aggiornamenti da parte di Google, con poi la scelta del supporto al secondo anno a seconda di come si è evoluto il sistema operativo; per quanto riguarda Apple, il supporto si estende a 2/3 anni, ma come già affermato in precedenza spesso manchevole delle funzioni più importanti (Siri, cavallo di battaglia dell’iPhone 4S, o la navigazione e le nuove mappe).

E’ opinione abbastanza diffusa che Apple che sia migliore negli aggiornamenti, concetto ribadito nell’ultimo WWDC dove con un grafico Tim Cook, CEO dell’azienda californiana, ha mostrato la frammentazione di Android; certo, quel 7% di diffusione dell’ultima versione di Android sarebbe di sicuro un numero a due cifre (e molto più alto) se prendessimo in considerazione solamente i dispositivi dal costo superiore ai 500 euro, in una fascia di prezzo nella quale competere direttamente con gli iPhone; ma forse, la grande sfida di Android è proprio questa al giorno d’oggi, essendo ormai padrone incontrastato della fascia bassa di prezzo (sotto i 200€)e cavandosela egregiamente nella fascia media: riuscire a vendere tanti smartphone quanti ne vende Apple in una fascia di prezzo oltre i 500€ alla gente comune, non agli appassionati o ai nerd, e chissà che il Galaxy S III, grazie ad una campagna pubblicitaria senza precedenti, non riesca nell’impresa cominciata dall’S II prima di lui.

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