Editoriale: Sviluppare su Android conviene?

La risposta alla domanda nel titolo, molto probabilmente, dovrà darsela ogni sviluppatore al momento di decidere per quale piattaforma sviluppare, ma sappiamo già che, per lo meno dal lato economico, l’App Store di Apple è più redditizio; tutti gli studi confermano che gli utenti iOS sono più propensi a spendere per le applicazioni: perché?

Guardandola dal lato pratico le ragioni sono molteplici, la maggior parte delle quali legate al marketing:

  • iOS è più smart: nelle strategie pubblicitarie, Apple punta tutto sul concetto di app, tant’è che parlando con chiunque sia al di fuori del mondo specialistico, la parola richiama subito alla mente l’iPhone e i suoi programmi. Se riesumiamo dai ricordi una delle pubblicità dell’iPhone 4, per 20 secondi (sui 30 della durata totale) è stato mostrato il telefono scaricare e installare un software con estrema facilità. Certo, si fa anche su Android, ma a nessuno di voi è mai capitato di dover dire ad un amico che l’icona a forma di borsa della spesa di carta è un negozio virtuale di applicazioni? Senza contare che all’accensione del dispositivo Apple chiede di collegare una carta di credito (è vero, si può saltare la procedura, ma intanto c’è), mentre su Android abbiamo dovuto attendere Ice Cream Sandwich per avere un servizio del genere, e Android 4 è presente sul 7% dei dispositivi, praticamente tutti di fascia alta, mentre i telefoni entry-level hanno quasi tutti Gingerbread (che ha una procedura un po’ diversa per associare una carta di credito), e sono comunque i più diffusi, basta pensare ai vari Galaxy Ace e Next, HTC Wildfire e gli altri piccolini, mentre iOS è disponibile su tutti i device Apple, iPod touch inclusi.
  • Android è tuttora il grande sconosciuto: quasi tutti hanno ormai sentito parlare del sistema operativo di Google, ma la maggior parte si accorge di avere il robottino verde sotto mano solamente dopo averlo comprato, e di questo si deve ringraziare il venditore, molte volte, che alla richiesta di un nuovo telefono a basso costo propone un bel droide e una volta arrivati a casa si inizia a scoprire questo nuovo mondo, ma spesso ci si ferma lì. Personalmente, mi è capitato di accompagnare un amico a comprare uno smartphone: era propenso per l’iPhone, perché “è l’unico che ha le app”. Nulla di più falso, ma di Android sapeva giusto le generalità, come se Google avesse firmato un permesso e apposto la sua firma. Alla fine, è comunque uscito contento con il suo robottino verde e tanti soldi risparmiati.
  • Apple è il posto dove si crea il progresso: sì e no. Se dobbiamo valutare il mero avanzamento tecnologico, non possiamo dimenticare che solo Google ha degli occhiali che sembrano usciti da un film di fantascienza, e nessun liquid metal può colmare questo divario, ma i pubblicitari di Cupertino sono indubbiamente un passo avanti. Guardiamo le home page del Google I/O e del Worldwide Developer Conference di Apple. Dal lato software, quella di Mountain View ci lascia senza fiato con la pallina che fluttua e la consapevolezza che non è Flash. Ma siamo abituati ai Doodle e resistiamo all’impulso di stare imbambolati a guardarla e giocare a costruire i percorsi per quella sfera. Se apriamo quella made in Cupertino non vediamo nulla di tutto questo, solo un enorme link che ci avvisa che la “settimana che tutti noi stiamo aspettando” è quella del WWDC. Sembra l’eterna lotta tra il nerd e l’hipster e, per quanto sia convincente l’argomentazione JavaScript di Google, Apple ti fa sentire a casa e parte di un progetto importante. Diamo un’occhiata alle pagine relative ai sistemi operativi: guardando il sito di Android, per prima cosa ci troviamo il video di un carillon che ci spiega che il Play Store ha un’interfaccia web comodissima. Vero, ma il 95% delle persone ha visto i primi 5 secondi e ha cambiato pagina, continuando ad ignorare le caratteristiche a dir poco innovative introdotte da Google. Se ci spostiamo sulla pagina di iOS 6, Tim Cook ci informa che il nuovo sistema operativo “porterà i nostri iDevice su un altro pianeta“, che poi le effettive novità siano inconsistenti, prese da altri sistemi operativi o piccole chicche nate da buone idee, poco importa. In fin dei conti, Google sta oggettivamente creando la maggior parte del progresso, ma Apple lo vende molto meglio.
  • XCode è più facile da installare. Incontestabile. Effettivamente, andarsi a cercare il setup dell’SDK di Android relativa alla propria piattaforma, scaricarlo e installare le versioni delle API che ci interessano, scaricare Eclipse, andare ad aggiungere il repository per avere il plugin ADT può essere snervante, ma dobbiamo contare una cosa: Eclipse lo si può usare ovunque ed è universalmente riconosciuto come ambiente di sviluppo, si integra con dozzine di linguaggi di programmazione e ambienti di test diversi ed è facile da usare. Si può dire esattamente lo stesso per XCode? Basta pensare alla trafila per ottenerlo (e al Mac OS X aggiornato all’ultima versione necessario ma non sufficiente) per rendersi conto che non è poi così migliore. Sull’emulatore possiamo ancora discutere, ma per fare il deploy sul proprio telefono non è necessario essere iscritti al Play Store e non serve alcun certificato finchè non si decide di esportare il progetto e metterlo sul nostro account market.
  • I market alternativi sono più facili da installare su Android. Nota dolente, a dir poco. Sul robottino verde, basta attivare l‘installazione da sorgenti sconosciute per installare un APK non preso dal Play Store, senza bisogno di root, recovery o tool vari, su iOs ogni software riconduce all’App Store e per avere un market alternativo, si deve procedere con il JailBreak del proprio dispositivo, invalidando la garanzia e inimicandosi Apple, cosa che spaventa la maggior parte degli utenti più della possibilità di installare qualcosa che potrebbe danneggiare il telefono. Dal punto di vista di uno sviluppatore, questo è chiaramente un grosso segno rosso su Android: la possibilità di vedere la propria app crackata è molto più alta e questo perché Google ha lasciato all’utente la libertà di scegliere cosa installare sul proprio dispositivo, ma siamo certi che a Mountain View non intendevano assolutamente favorire il mercato nero delle idee altrui. Dobbiamo quindi dedurre che faccia bene Cupertino a limitare in tutto e per tutto un telefono che compriamo con soldi che di bloccato non hanno nulla? Forse sarebbe meglio fare un esame di coscienza e pensare che a noi quell’euro dell’applicazione non pesa, ma convince lo sviluppatore a rimanere su Android per guadagnarsi da vivere perchè, senza developer, nemmeno un robot può sopravvivere.

Come possiamo notare, l’ultimo punto è chiaramente quello che fa pendere l’ago della bilancia dalla parte sbagliata del ring, ma è davvero così da furbi cadere in questi tranelli pubblicitari o installare store alternativi solo per non spendere quei centesimi che uno sviluppatore chiede in cambio del suo lavoro? Sarebbe come se i clienti si portassero i pop-corn da casa (si portano anche di più, a volte) quando vengono al cinema dove lavoro: mi darebbe non poco fastidio e non sarebbero nemmeno caldi, oltre a dimezzarmi lo stipendio. Forse è ancora troppo radicata l’uguaglianza tra informatica e magia. Un’altra cosa errata. Un programma è frutto di pensiero, mani che si muovono e molto probabilmente occhi arrossati per via delle ore passate davanti ad interminabili sequenze di Java. E per tutte quelle ore sono richiesti pochi centesimi, tanto che nelle tasche di uno sviluppatore qualunque finisce una paga oraria alquanto scarsa. E per gli sviluppatori, non è molto più bello il Java dell’Objective-C?