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Intel punta il dito contro l’uso di processori multi-core con Android

Nicola Ligas

Teorema sui moderni processori quad-core (a suo tempo valeva la stessa tesi anche per i dual, ora caduta un minimo in disuso): “sono troppo potenti per essere sfruttati a fondo“. Corollario: “chi ha bisogno di così tanta potenza?“. Discorsi simili fatti da chi non è un addetto ai lavori ricordano un po’ le chiacchiere da “bar sport”, nella quali siamo tutti allenatori, ma se a dire la sua è un colosso chiamato Intel la prospettiva cambia non poco. Forse.

Secondo l’azienda di Santa Clara infatti, Android non sarebbe pronto per l’uso con processori multi-core, e anche i vari produttori di chip non hanno finora fatto niente per migliorare la situazione.

Affermazioni piuttosto pesanti, sia per la loro provenienza che per il fatto che Intel è entrata solo da poco nel mercato Android. Il primo smartphone equipaggiato con un suo processore, il Lava Xolo, è arrivato sul mercato indiano nemmeno un mese fa, e in Europa ha appena fatto capolino l’Orange San Diego; guarda caso la CPU Intel Medfield è un single-core, mentre gli altri chip-maker per dispositivi mobili sono già giunti all’era quad-core: siamo quindi in quella zona nella quale l’obiettività si mescola con la difesa del proprio operato, è ovvio quindi che tutti questi discorsi vadano presi col legittimo beneficio del dubbio.

In ogni caso, Mike Bell, general manager della divisione Mobile and Communications di Intel, afferma che lo schedulatore di thread di  Android non sarebbe pronto per i processori multi-core, specialmente perché siamo in un ambito nel quale l’uso ottimale della potenza di calcolo è un elemento critico, per evitare consumi eccessivi che inevitabilmente impatterebbero sull’autonomia (cosa che invece la maggior parte dei produttori hanno sempre negato, affermando invece che le soluzioni multi-core consumavano meno della generazione precedente proprio per una migliore gestione delle risorse).

Secondo Bell la colpa sarebbe genericamente di un po’ tutti i produttori di SoC, tanto che, stando ai test condotti internamente da Intel, il secondo core a volte sarebbe un danno più che un vantaggio:

Per com’è implementato adesso, Android non fa un uso così efficace come potrebbe dei core multipli, e io penso – francamente – che parte di questo lavoro andrebbe fatto dai produttori che hanno creato i SoC, ma semplicemente non si sono preoccupati di farlo. Ora come ora la mancanza di sforzi lato software da parte di chi ha realizzato l’hardware è il più grande svantaggio di tutti.

I ragionamenti di Bell pescano quindi a piene mani da discorsi già sentiti, sia quando accenna alle responsabilità dell’OS in sé che a quelle dei vari produttori, tesi più al rilascio di nuovi chip che all’ottimizzazione di quelli vecchi (ma anche degli attuali) magari pubblicandone driver efficienti e aggiornati.

Come dicevamo a inizio articolo però, è fin troppo facile puntare il dito senza conoscere nel dettaglio com’è implementato lo scheduling su Android e il multithreading nei vari chip, e purtroppo anche fidarsi delle parole di chi è per forza di cose parte in causa non può costituire una prova inconfutabile. Da una parte e dall’altra.

Fonte: Fonte
intel