Jelly Bean Collection

Editoriale: A chi serve Jelly Bean

Nicola Ligas

Nel corso della scorsa settimana il nome Jelly Bean è riecheggiato più volte sulle nostre pagine, sinceramente anche con una certa sorpresa da parte nostra, che ormai pensavamo di riparlarne in autunno. A riportarlo in auge ci ha pensato per primo il benchmark del presunto Nexus Tablet e in seguito l’ingannevole changelog di Pandora, prontamente smentito dagli stessi sviluppatori dell’app. In ogni caso entrambe le notizie (e la pigrizia di un amico) mi hanno portato a riflettere ulteriormente sulla situazione della frammentazione di Android e sulla dipendenza che causano le caramelle gommose.

Froyo è stato presentato il 20 maggio 2010 ed è rimasto in carica fino al 6 dicembre 2010, quando ha visto la luce Gingerbread, che ad oggi è la versione di Android per smartphone più longeva della storia, essendo stato detronizzato il 19 ottobre 2011, giorno della presentazione di Ice Cream Sandwich (il cui codice sorgente è stato diffuso il 17 novembre).

Col senno di poi, Honeycomb è stato solo una grande tappabuchi: rilasciato nel febbraio 2011 solo per evitare l’uscita di tablet con Android 2.2/2.3, si è poi rivelato comunque inadeguato allo scopo, essendo solo una versione embrionale di Ice Cream, che ad oggi non è comunque quell’OS per tablet “definitivo” di cui avremmo tanto bisogno.

Ad oggi Ice Cream Sandwich è presente sul 7,1% dei dispositivi, cifra piuttosto modesta se pensiamo che ICS raccoglie anche il contributo dei tablet: luglio 2011 la combo Android 2.3.x + Android 3.x deteneva il 19,5% del panorama, ed è difficile credere che in un solo mese Ice Cream Sandwich possa compiere un simile balzo; è più ragionevole quindi ipotizzare che un eventuale rilascio di Jelly Bean a luglio significherebbe avere una nuova versione di Android quando la precedente si è diffusa solo su circa il 10% dei dispositivi (stima ottimistica).

Da una simile considerazione si potrebbe quindi desumere che Ice Cream Sandwich abbia bisogno di più tempo, ma in realtà potrebbe essere anche il contrario, a seconda di cosa veramente sarà Android 4.1. Spezziamo dunque il ragionamento in due parti.

Chi vuole davvero Jelly Bean?

Gli appassionati sono combattuti: una nuova versione dell’OS porta sempre con sé la speranza di chissà quali migliorie e di potersele accaparrare per primi, in via ufficiale o ufficiosa. L’esempio di Pandora citato a inizio articolo è emblematico: è bastata una frase un po’  ambigua in un changelog che subito la voce si è sparsa fulminea in mezzo mondo, e pazienza se poche ore dopo era già stata smentita dagli stessi sviluppatori dell’app, in molti non se ne sono neanche accorti e il giorno dopo hanno continuato a riportare la notizia solo a metà. Come abbiamo scritto nell’articolo relativo, quella di Pandora non poteva certo essere considerata una prova dell’imminenza di Jelly Bean eppure tanto è bastato per galvanizzare la community. D’altro canto chi ancora deve ricevere il suo primo assaggio di Ice Cream Sandwich (ufficiale o ufficioso) difficilmente vedrà di buon occhio un nuovo e ancor più inaccessibile upgrade.

Eric Schimdt lo vuole. In tempi non sospetti, ovvero a febbraio 2011, parlando del futuro Ice Cream Sandwich, l’allora CEO di Google affermava che le nuove versioni dell’OS sarebbero arrivate ogni 6 mesi (“six month cycle”). Non è passato un secolo da allora, e Schmidt vedeva proprio in Android 4 il punto di partenza di questo ciclo semestrale, che tra l’altro ad oggi sarebbe già sforato.

All’utente medio non importa.  Molto probabilmente non sa nemmeno che versione di Android ha installata sul proprio dispositivo. Qualche giorno fa stavo curiosando con lo smartphone di un amico e mi sono accorto con mia grande sorpresa che era fermo ad Android 2.3.3, e soprattutto che a lui non poteva fregargliene di meno: ha continuato a divertirsi con Songify o Just Dance, e a fine serata è andato a cercare nuovi aggiornamenti giusto perché gli ho spiegato come fare. Al di là di tutte le battute del caso, la maggior parte degli utenti Android sono così: non tutti ci seguono quotidianamente (che stolti!), non tutti si segnano sul calendario le uscite delle nuove versioni del robottino verde, tutto quello che vogliono è che quando scaricano un’app dal Play Store questa funzioni e potersi “divertire” col proprio smartphone; e non prendiamoci in giro, questo Android lo fa da anni, ben prima di Ice Cream. In un mondo in cui l’interfaccia per smartphone più famosa sono le griglie di icone dell’iPhone, anche la bellezza di una homescreen potenzialmente molto ricca come quella di Android 4 va un po’ perduta, e le pretese dell’utente medio non sono chissà cosa, anche solo perché non sa di poterne avere.

Paradossalmente insomma, gli appassionati “combattuti” sono anche quelli che più vogliono Jelly Bean. (insieme a Eric Schimdt.)

A chi serve Jelly Bean?

Un Nexus 7, ormai accreditato per l’uscita in luglio, avrebbe senz’altro maggiore appeal con una nuova versione di Android ad accompagnarlo, il che gli farebbe anche da ulteriore cassa di risonanza; questo Google lo sa, e dato che il segmento tablet è quello da “aggredire”Jelly Bean potrebbe essere “un male necessario”.

Il Computex di quest’anno è stato decisamente all’insegna di Windows 8, anche più di quanto ci aspettassimo. Le considerazioni in merito al nuovo OS di Redmond le abbiamo già discusse, e sembra quasi che Asus in primis (ma anche Samsung o MSI) siano d’accordo con noi: un tablet con Windows 8 una volta collegato alla sua tastiera dock, diventa un portatile in tutto e per tutto, il Transformer Prime no (e lo dico da grande ammiratore di quest’ultimo). Personalmente uso un laptop (coincidenza: proprio a marchio Asus) per lavoro ogni giorno, non potrei sostituirlo con un Transformer Prime nemmeno volendo, perché non mi permetterebbe di fare le stesse cose, ma potrei farlo con uno dei Transformer Book. Non è una critica, ma una semplice constatazione/riflessione, che come me faranno sicuramente altri professionisti/appassionati e forse anche qualche famigerato “utente medio”, che probabilmente usa Windows da quando è nato e si ritroverebbe così con un sistema più familiare. Senza contare che qui entra in gioco l’altra “furbata” di Asus, ovvero BlueStacks: un tablet, che diventa anche portatile, dove girano tutte le app Android, ma che ha la “familiarità” di Windows. Devo aggiungere altro? In effetti si, solo una cosa: il prezzo. Se sarà alto come penso, questo sarà l’unico tallone d’Achille di una combo davvero allettante, forse più per l’utente medio che per l’appassionato.

Il discorso è quindi esattamente speculare rispetto al precedente: con un Jelly Bean voluto dagli appassionati, contro un tablet Windows 8 più attraente per la maggior parte della clientela. Forse un rovesciamento di parti un po’ eccessivo, ma meglio non sottovalutare un potenziale pericolo che prenderlo sotto gamba.

Ecco quindi che il principale estimatore di Jelly Bean potrebbe diventare proprio Android 4.1. Nel senso che se Android vorrà fare il passo dal mondo smartphone a quello tablet/laptop (sempre più accomunati) o anche desktop, il momento di battere il ferro è questo, cercando di arginare sul nascere un arrembante Windows 8 (vero protagonista del Computex 2012 con tanti tablet convertibili in “veri” portatili); inoltre è inutile ribadire quanto il segmento tablet Android sia ancora tutto da consolidare, per non parlare del predominio di iPad. Attenzione, ciò non significa spezzare nuovamente la linea di sviluppo in due tronconi (sarebbe, oltre che assurdo, contraddittorio e controproducente), ma semplicemente che Jelly Bean si concentrerà (o almeno dovrebbe farlo in quest’ottica) più su sistemi tablet/notebook che su smartphone, in modo da non far sentire la sua mancanza al mondo smartphone che potrà con calma continuare l’upgrade ad Ice Cream Sandwich per poi passare più agilmente ad Android 4.1.

Tutto ciò se la strategia di Google per Android ha ancora mire espansionistiche. Altrimenti il robottino rimarrà il leader del settore smartphone (e non ci addentreremo ora in una stime della durata di tale egemonia), mentre sarà solo un giocatore nel segmento tablet, lasciando praticamente tutto ciò che c’è “oltre” alla concorrenza.