| 7 giugno 2012 | 46 Commenti

Editoriale: A chi serve Jelly Bean

Nel corso della scorsa settimana il nome Jelly Bean è riecheggiato più volte sulle nostre pagine, sinceramente anche con una certa sorpresa da parte nostra, che ormai pensavamo di riparlarne in autunno. A riportarlo in auge ci ha pensato per primo il benchmark del presunto Nexus Tablet e in seguito l’ingannevole changelog di Pandora, prontamente smentito dagli stessi sviluppatori dell’app. In ogni caso entrambe le notizie (e la pigrizia di un amico) mi hanno portato a riflettere ulteriormente sulla situazione della frammentazione di Android e sulla dipendenza che causano le caramelle gommose.

Froyo è stato presentato il 20 maggio 2010 ed è rimasto in carica fino al 6 dicembre 2010, quando ha visto la luce Gingerbread, che ad oggi è la versione di Android per smartphone più longeva della storia, essendo stato detronizzato il 19 ottobre 2011, giorno della presentazione di Ice Cream Sandwich (il cui codice sorgente è stato diffuso il 17 novembre).

Col senno di poi, Honeycomb è stato solo una grande tappabuchi: rilasciato nel febbraio 2011 solo per evitare l’uscita di tablet con Android 2.2/2.3, si è poi rivelato comunque inadeguato allo scopo, essendo solo una versione embrionale di Ice Cream, che ad oggi non è comunque quell’OS per tablet “definitivo” di cui avremmo tanto bisogno.

Ad oggi Ice Cream Sandwich è presente sul 7,1% dei dispositivi, cifra piuttosto modesta se pensiamo che ICS raccoglie anche il contributo dei tablet: luglio 2011 la combo Android 2.3.x + Android 3.x deteneva il 19,5% del panorama, ed è difficile credere che in un solo mese Ice Cream Sandwich possa compiere un simile balzo; è più ragionevole quindi ipotizzare che un eventuale rilascio di Jelly Bean a luglio significherebbe avere una nuova versione di Android quando la precedente si è diffusa solo su circa il 10% dei dispositivi (stima ottimistica).

Da una simile considerazione si potrebbe quindi desumere che Ice Cream Sandwich abbia bisogno di più tempo, ma in realtà potrebbe essere anche il contrario, a seconda di cosa veramente sarà Android 4.1. Spezziamo dunque il ragionamento in due parti.

Chi vuole davvero Jelly Bean?

Gli appassionati sono combattuti: una nuova versione dell’OS porta sempre con sé la speranza di chissà quali migliorie e di potersele accaparrare per primi, in via ufficiale o ufficiosa. L’esempio di Pandora citato a inizio articolo è emblematico: è bastata una frase un po’  ambigua in un changelog che subito la voce si è sparsa fulminea in mezzo mondo, e pazienza se poche ore dopo era già stata smentita dagli stessi sviluppatori dell’app, in molti non se ne sono neanche accorti e il giorno dopo hanno continuato a riportare la notizia solo a metà. Come abbiamo scritto nell’articolo relativo, quella di Pandora non poteva certo essere considerata una prova dell’imminenza di Jelly Bean eppure tanto è bastato per galvanizzare la community. D’altro canto chi ancora deve ricevere il suo primo assaggio di Ice Cream Sandwich (ufficiale o ufficioso) difficilmente vedrà di buon occhio un nuovo e ancor più inaccessibile upgrade.

Eric Schimdt lo vuole. In tempi non sospetti, ovvero a febbraio 2011, parlando del futuro Ice Cream Sandwich, l’allora CEO di Google affermava che le nuove versioni dell’OS sarebbero arrivate ogni 6 mesi (“six month cycle”). Non è passato un secolo da allora, e Schmidt vedeva proprio in Android 4 il punto di partenza di questo ciclo semestrale, che tra l’altro ad oggi sarebbe già sforato.

All’utente medio non importa.  Molto probabilmente non sa nemmeno che versione di Android ha installata sul proprio dispositivo. Qualche giorno fa stavo curiosando con lo smartphone di un amico e mi sono accorto con mia grande sorpresa che era fermo ad Android 2.3.3, e soprattutto che a lui non poteva fregargliene di meno: ha continuato a divertirsi con Songify o Just Dance, e a fine serata è andato a cercare nuovi aggiornamenti giusto perché gli ho spiegato come fare. Al di là di tutte le battute del caso, la maggior parte degli utenti Android sono così: non tutti ci seguono quotidianamente (che stolti!), non tutti si segnano sul calendario le uscite delle nuove versioni del robottino verde, tutto quello che vogliono è che quando scaricano un’app dal Play Store questa funzioni e potersi “divertire” col proprio smartphone; e non prendiamoci in giro, questo Android lo fa da anni, ben prima di Ice Cream. In un mondo in cui l’interfaccia per smartphone più famosa sono le griglie di icone dell’iPhone, anche la bellezza di una homescreen potenzialmente molto ricca come quella di Android 4 va un po’ perduta, e le pretese dell’utente medio non sono chissà cosa, anche solo perché non sa di poterne avere.

Paradossalmente insomma, gli appassionati “combattuti” sono anche quelli che più vogliono Jelly Bean. (insieme a Eric Schimdt.)

A chi serve Jelly Bean?

Un Nexus 7, ormai accreditato per l’uscita in luglio, avrebbe senz’altro maggiore appeal con una nuova versione di Android ad accompagnarlo, il che gli farebbe anche da ulteriore cassa di risonanza; questo Google lo sa, e dato che il segmento tablet è quello da “aggredire”Jelly Bean potrebbe essere “un male necessario”.

Il Computex di quest’anno è stato decisamente all’insegna di Windows 8, anche più di quanto ci aspettassimo. Le considerazioni in merito al nuovo OS di Redmond le abbiamo già discusse, e sembra quasi che Asus in primis (ma anche Samsung o MSI) siano d’accordo con noi: un tablet con Windows 8 una volta collegato alla sua tastiera dock, diventa un portatile in tutto e per tutto, il Transformer Prime no (e lo dico da grande ammiratore di quest’ultimo). Personalmente uso un laptop (coincidenza: proprio a marchio Asus) per lavoro ogni giorno, non potrei sostituirlo con un Transformer Prime nemmeno volendo, perché non mi permetterebbe di fare le stesse cose, ma potrei farlo con uno dei Transformer Book. Non è una critica, ma una semplice constatazione/riflessione, che come me faranno sicuramente altri professionisti/appassionati e forse anche qualche famigerato “utente medio”, che probabilmente usa Windows da quando è nato e si ritroverebbe così con un sistema più familiare. Senza contare che qui entra in gioco l’altra “furbata” di Asus, ovvero BlueStacks: un tablet, che diventa anche portatile, dove girano tutte le app Android, ma che ha la “familiarità” di Windows. Devo aggiungere altro? In effetti si, solo una cosa: il prezzo. Se sarà alto come penso, questo sarà l’unico tallone d’Achille di una combo davvero allettante, forse più per l’utente medio che per l’appassionato.

Il discorso è quindi esattamente speculare rispetto al precedente: con un Jelly Bean voluto dagli appassionati, contro un tablet Windows 8 più attraente per la maggior parte della clientela. Forse un rovesciamento di parti un po’ eccessivo, ma meglio non sottovalutare un potenziale pericolo che prenderlo sotto gamba.

Ecco quindi che il principale estimatore di Jelly Bean potrebbe diventare proprio Android 4.1. Nel senso che se Android vorrà fare il passo dal mondo smartphone a quello tablet/laptop (sempre più accomunati) o anche desktop, il momento di battere il ferro è questo, cercando di arginare sul nascere un arrembante Windows 8 (vero protagonista del Computex 2012 con tanti tablet convertibili in “veri” portatili); inoltre è inutile ribadire quanto il segmento tablet Android sia ancora tutto da consolidare, per non parlare del predominio di iPad. Attenzione, ciò non significa spezzare nuovamente la linea di sviluppo in due tronconi (sarebbe, oltre che assurdo, contraddittorio e controproducente), ma semplicemente che Jelly Bean si concentrerà (o almeno dovrebbe farlo in quest’ottica) più su sistemi tablet/notebook che su smartphone, in modo da non far sentire la sua mancanza al mondo smartphone che potrà con calma continuare l’upgrade ad Ice Cream Sandwich per poi passare più agilmente ad Android 4.1.

Tutto ciò se la strategia di Google per Android ha ancora mire espansionistiche. Altrimenti il robottino rimarrà il leader del settore smartphone (e non ci addentreremo ora in una stime della durata di tale egemonia), mentre sarà solo un giocatore nel segmento tablet, lasciando praticamente tutto ciò che c’è “oltre” alla concorrenza.

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Categorie: Inchiesta

  • sinir696

    android jelly beans secondo me andrà ad aggiungere quelle feature che erano state progettate per ics ma che per vari problemi non sono stati implementati (c’era qualcosa che rigurdava i videogiochi).
    fare un cambiamento radicale come quello da gingerbrad a ICS è difficile in così poco tempo (ci sarà un motivo per cui c’è stato 2.1 2.2 2.3 per poi passare al 4.0 [senza contare HC]).

    • http://www.facebook.com/profile.php?id=100003901843060 Francesco Kon

      spero sia un aggiornamento che aggiunge feature lasciando la base attuale, se bisogna usare altri driver e librerie su questa versione sarà un macello in aggiornamenti

  • themyvlad

    Sei un grande!

  • Metallaro

    Per come la vedo io, c’è bisogno di Jelly Bean non tanto sugli smartphone, dove ics va molto bene, quanto sui tablet. Persino il transformer prime, con tegra 3 ed ics, è scattoso e a volte lento. Devono ottimizzarlo meglio, se vogliono far concorrenza ai tablet iPad

    • http://www.facebook.com/people/Giovanni-Pioggine/1516902262 Giovanni Pioggine

      non credo proprio sia colpa di ics….

    • http://www.facebook.com/profile.php?id=1050361395 William Grimaldi

      vedendo One X e Trasformers Prime come Antrix, Trasformers e Dual credo che la piattaforma tegra sia il problema. Forse sarebbe meglio che Nvidia pure sul mobile tralasci i processori e si dedichi alle sole GPU fornendole ai vari produttori

  • Chris94

    Adesso gli ics sono molto meno dei gb un anno fa, perché?

    1) Perché i produttori non aggiornano più come un’anno fa, perché l’anno scorso si sono accorti che chi aveva un dispositivo 2.2 non ha aggiornato a 2.3, quindi quest’anno non vedono il motivo di dover lavorare per i pochi che fanno gli aggiornamenti (cosa vera, a parte gli smanettoni sono pochi quelli che aggiornano)
    2) Perché l’anno scorso i nuovi terminali venivano presentati con gb, mentre quest’anno samsung è ferma ancora al 2.3 e non al 4 dicendo “non ci gira ics” (che però htc e sony riescono a far girare)

  • AlessandroPellizzari

    Ti quoto:”un tablet con Windows 8 una volta collegato alla sua tastiera dock, diventa un portatile in tutto e per tutto, il Transformer Prime no. Personalmente uso un laptop per lavoro ogni giorno, non potrei sostituirlo con un Transformer Prime nemmeno volendo, perché non mi permetterebbe di fare le stesse cose, ma potrei farlo con uno dei Transformer Book”

    Non ha senso.
    Cosa definisce un “portatile”? La possibilità di far girare Windows e le sue applicazioni? O, presupponendo tu intendessi “un notebook” o “un laptop” la classica forma tastiera+pad+monitor “a libro”?

    Certo che se per te un portatile è quello che fa girare le applicazioni Windows, allora nemmeno un MacBook o un notebook con Linux sono portatili.

    Cosa ci fai col PC? Se scrivi sul blog, usi applicativi Office, navighi, leggi la posta, ecc. ecc. un Transformer va (molto) meglio di un notebook Windows: scalda meno, la batteria dura di più, ha bisogno di meno RAM e spazio disco per fare le stesse cose. Meglio.

    Certo che se ti serve Photoshop non va bene, ma allora non va bene nemmeno Linux.

    Riassumendo: è solo una questione di applicazioni disponibili. I “notebook” e i “PC” con Android sono pochissimi, sul mercato, eppure ci sono applicazioni desktop già adesso (vedi AIDE, oltre ai vari office, editor, ecc.). Dai tempo al tempo e arriverà anche il resto.
    Certo Windows 8 potrebbe essere un avversario pericoloso, se Google non si muove, in questo settore. Ma è anche vero che la necessità di fare (molto spesso) le app due volte (una per x86 e una per ARM) potrebbe essere un problema che costringerà gli utenti a scegliere una delle due architetture, e invariabilmente andrà su x86, perché può usarci le app già esistenti, destinando Windows8-ARM alla morte.

    Bye.

    • http://www.facebook.com/people/Giovanni-Gentile/1196075555 Giovanni Gentile

      il discorso riguarda penso la comodità d’uso, windows 8 punta sul fatto che hai un tablet, che si trasforma in pc all’occorrenza, android per quanto ci provino le case produttrici, non ci riesce. perchè? perchè la ui non è progettata per quello, semplice, è progettata per smartphone e tablet.

      • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

        Android è un sistema operativo per usare applicazioni in cloud, l’altro è un PC. Android NON DEVE abbassarsi al livello dei PC.

        • http://www.facebook.com/people/Giovanni-Gentile/1196075555 Giovanni Gentile

          il problema è che le case produttrici lo stanno facendo, creano ibridi (padphone e transformer prime in primis). il fatto è che google non vuole competere con altri (è stato dichiarato più volte da larry page) e questo è un male, visto che con un pò di competitività si saprebbero imporre anche sulle case produttrici, anche a livello decisionale.

          • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

            Larry Page lo dichiara perchè è una palese ovvietà: sono ecosistemi differenti con finalità diverse. Io posseggo un TF101 ma di certo non lo uso come un pc, lo uso come un terminale android con i suoi pregi e difetti..

        • StriderWhite

          non necessariamente…tanto più che i chromebook non stanno avendo successo.

          • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

            Ma li il fattore scatenante è un altro, è anche la paura al cambiamento. Però la direzione maestra è quella. Oramai si fruirà sempre più servizi in cloud, anche certe applicazioni saranno virtuali e in streaming. Tutto sta a colpire al giusto momento. Applicazioni come CloudOn e Drive lo stanno testimoniando: il momento è oramai vicino.

          • StriderWhite

            Il cloud deve essere intelligente, però! Non del tipo: “tutti i miei dati ed i programmi sulla nuvola”. Per quanto potrei essere connesso 24 ore al giorno, talvolta c’è bisogno di avere accesso a questi dati anche senza un’accesso ad internet, o quantomeno senza un accesso ad internet permanente (mi viene in mente ad esempio un ebook reader che non ha bisogno di un accesso permanente alla rete). Senza contare che i dispositivi mobile che utilizzano connessioni 3G o wifi hanno autonomie molto più ridotte di quelli che non li utilizzano!

          • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

            Il cloud è una cosa ben precisa e delineata, non esiste un cloud di tipo a oppure un cloud di tipo b, uno buono o uno cattivo, uno intelligente o uno stupido. Esiste una differenza tra 2 tipi di cloud ovvero cloud privato oppure pubblico. Ma la definizione di cloud è e rimane tale. Ognuno poi assoggetta le proprie esigenze alle sue necessità. A me per esempio sta invece benissimo l’esempio che tu citi: desidero avere, ed ho, tutto online e disponibile senza che debba usare uno storage nei miei dispositivi mobili. Ovunque mi trovo, se devo vedere una documentazione tecnica, posso raggiungerla. Sia da PC, che da telefono che da tablet. Sono flessibile, ho sempre la via d’uscita; e non ti dico, lavorativamente parlando, quante volte mi ha SALVATO avere avuto queste possibilità.
            Se ho esigenze diverse, dettate da qualcosa ovviamente mi adeguo, e al massimo faccio una replica, ma replica significa che per me la master copy è e rimane quella online, non quella sul dispositivo. Mi parli poi di ebook reader. Gli ebook reader niente hanno a che spartire con il cloud. Consumi elettrici? Se tu usassi il telefono in mobilità e in modalità power user come lo uso io (ammetto di essere una rarità ma l’uso che ne faccio è elevato) ti stupiresti che basta poco per organizzarsi con batteria di riserva o un cavetto di corrente. Oramai le prese di corrente sono ovunque, se non ne hai davvero una a disposizione, è sufficiente una batteria aggiuntiva. Io comunque con il Galaxy Nexus ad un uso intensivo faccio tranquillamente da mattina alle 8 alla sera alle 23 che mi corico. Con il TF101 della Asus ho fatto anche 18 ore filate wifi attivo e via andare. Ora lo sto usando intensivamente con CloudOn da 2-3 giorni e la batteria ne ha risentito poco e nulla. Ricapitolando: il cloud o lo si sposa, oppure no. E’ quello il maggiore scoglio, ed è per questo che i chromebook non hanno avuto un riscontro decisivo e deciso. Proprio per le obiezioni che tu poni, che parlando di cloud, non hanno poprio niente a cui spartire.

          • StriderWhite

            Io sono dell’avviso che un cloud “estremo” come quello di Chrome OS è di fatto inutile all’utente finale, trovo molto più utili servizi di sincronizzazione file come Dropbox e simili…
            Servizi come Google Music (mi riferisco alla possibilità di “ascoltare” i propri brani su qualsiasi dispositivo Android, con i vantaggi di non doversi portare dietro giga e giga di mp3) sono ottimi, ma non possono attualmente sostituire un archivio musicale locale, in quanto ci sono situazioni in cui non è possibile rimanere connessi (ad esempio io ero tre giorni in un piccolo comune dove non prendevo il segnale Vodafone nemmeno per sbaglio!), o la connessione è irregolare/lenta. Vedi, il cloud non è desiderabile per tutti…

          • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

            Ma il non essere soggettivamente desiderabile o congeniale alle proprie esigenze non significa che esista un cloud intelligente o uno stupido. Si diceva “chi vuoi che usi più di 64MB di RAM” e siamo arrivati ai GB di adesso.
            Adesso forse ancora la filosofia cloud è ancora dura da digerirsi per alcuni, meno per altri, ma nel futuro sarà certamente quella vincente, a prescindere da chi la porterà avanti si chiami Apple, Google o Microsoft; dato che stiamo andando verso un mondo informatico, business e customer, dove tutto sarà virtualizzato, anche le varie applicazioni che uno avrà disponibili. E questa cosa c’è già ora, adesso 8 giugno 2012, non bisogna aspettare chissà cosa. Tutto porterà dove ci saranno benefici e/o risparmi, per l’utente finale, come per le aziende.

          • StriderWhite

            è una vita che si possono utilizzare risorse remote in ambito aziendale, sia dati che applicazioni. Non è che il cloud sia una novità, anzi. L’impressione è che adesso il cloud sia la moda del momento (ed anche un buon business per molte aziende, evidentemente). L’impressione generale che traggo da questa “febbre da cloud” è che al momento molte soluzioni non sono ancora troppo integrate da garantire agli utenti un utilizzo proficuo del cloud e dei servizi ad esso integrato, in particolar modo in Android (Apple è un pò più avanti in questo senso). Tanto per citare un esempio su tanti, non esiste ancora un modo per sincronizzare i preferiti tra Chrome su PC ed il browser Android, a meno di non utilizzare applicazioni apposite! Una cosa del genere dovrebbe essere automatica…

          • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

            Stai generalizzando un po’ troppo. L’utilizzo di risorse remote è una cosa ben diversa dal parlare di cloud. Anche perchè il cloud non è necessariamente una fruizione di un qualcosa di “remoto” :) Il cloud in se è una novità e se fatto come “cloud” insegna è totalmente ininfluente se le risorse sono remote oppure no.
            Non mi puoi dire che ad esempio Google Music è paragonabile ad uno shoutcast server con tutti i tuoi mp3 caricati e che puoi ascoltare a tuo piacimento. Eppure shoutcast c’è da una vita… Sgombrato questo comune fraintendimento vengo dietro al tuo ragionamento variandolo un po’ anche se poi a conti fatti il risultato finale è il medesimo: non ci sono molte applicazioni mature per l’uso di un reale cloud e quindi poche applicazioni ti danno un risultato voluto e cercato.Apple e il suo ecosistema ha abbracciato il cloud non più tardi di qualche mese fa, a fine 2011, a differenza degli altri 2 competitor: google e io ci metto pure nel mezzo microsoft. Quindi di certo è la meno avanti del trio a differenza di quanto tu possa pensare. Anzi Jobs inizialmente affermava che il cloud non ha senso di esistere. Lui stesso si è smentito e fatto iCloud.
            Sul tuo esempio: se hai chrome e un dispositivo ICS (esempio Galaxy Nexus o Nexus S) puoi facilmente sincronizzare i preferiti tra chrome e il dispositivo.. Li vede tranquillamente! Hai una voce di sincronia, chiamata SINCRONIZZA BROWSER :) Adesso con Chrome per Android la cosa è ancora più facile!!!
            Quindi piano piano a tutto si arriva, e anche le tecnologie che adesso sembrano più inutili, diventeranno un must entro breve.

        • StriderWhite

          non necessariamente…tanto più che i chromebook non stanno avendo successo.

    • http://www.m-e-s-h.it/ Nico

      Parlo di produttività. Un tablet Android è fatto per fruire di molti contenuti, ma per crearli non è neanche lontanamente paragonabile ad un portatile “tradizionale”. Che quest’ultimo abbia Windows, Mac o Linux è più o meno indifferente.

      Semplificando al massimo: con Android (e iOS) il tablet è solo un tablet, e se gli attacchi la tastiera al massimo puoi equipararlo ad un netbook (anche se non è proprio la stessa cosa). Con Windows 8 il tablet è un tablet, ma se lo attacchi ad una tastiera dock hai un notebook a tutti gli effetti.

      • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

        Verissimo, proprio perchè sono ecosistemi differenti.

        • http://www.m-e-s-h.it/ Nico

          Questo è il senso del finale: se Android vuole rimanere dov’è va benissimo così com’è. Se Google ha mire espansionistiche, è bene che si dia una mossa, anche se questo volesse dire rilasciare una nuova versione dopo 7 mesi o poco più. L’opportunità o meno dell’una o dell’altra scelta non sta a me valutarla.

      • theprov

        Concordo sulla creazione, e rilancio: ci sono due problemi:
        1) mancanza di app editing/creating con potenzialità adatte
        2) potenza di elaborazione.

        Se svilupperanno app adeguate, e la potenza di elaborazione crescerà (come è scontato che sia) il gap non esisterà più. anche perchè per la comodità d’uso, un transformer con tastiera e mouse è come un portatile praticamente.

    • http://www.m-e-s-h.it/ Nico

      Parlo di produttività. Un tablet Android è fatto per fruire di molti contenuti, ma per crearli non è neanche lontanamente paragonabile ad un portatile “tradizionale”. Che quest’ultimo abbia Windows, Mac o Linux è più o meno indifferente.

      Semplificando al massimo: con Android (e iOS) il tablet è solo un tablet, e se gli attacchi la tastiera al massimo puoi equipararlo ad un netbook (anche se non è proprio la stessa cosa). Con Windows 8 il tablet è un tablet, ma se lo attacchi ad una tastiera dock hai un notebook a tutti gli effetti.

  • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

    Sarò tecnichese: il passaggio da Android 4 ICS verso JB è necessario, anche perché le versioni precedenti non avevano le caratteristiche HTML5 minime necessarie. Rispetto ai browser iOS, il browser nativo di Android 4 presenta alcune limitazioni, in particolare mancano i WebWorker e l’accelerazione grafica è meno performante.

    Un altra osservazione è che Jelly Bean esca a più o meno presto: speriamo che Google riesca a convincere i produttori di hardware a seguire il ritmo delle versioni. Altrimenti il problema della frammentazione verrà ribaltato tutto sulle spalle degli utenti finali, e nota non da poco sugli sviluppatori.

    Detto questo, probabilmente è un male necessario per equipararsi alla concorrenza per alcuni aspetti prettamente tecnici; e forse anche inconsciamente per fare 5-5 palla al centro :)

    Se poi sarà 4.1, come fu per Gingerbread 2.3, significa che siamo di fronte ad un consolidamento, e questo non può essere che un beneficio. Ovviamente per chi è interessato, e non per chi non sa neanche che versione ha nel dispositivo..

    Dimenticavo la fonte: http://code.google.com/p/android/issues/detail?id=10004

    La stessa che dice che su Chrome per Android, abbiano reintrodotto la feature. Sarà quindi Chrome, il default browser di JB?

  • Pietro Bonanno

    Un bell’articolo, da tutti i punti di vista :)

  • theprov

    Mah, non so che pensare. Verissimo, la diffusione di ICS va a rilento, pochi terminali (a parte Sony che aggiorna quasi l’intera gamma 2011) saranno aggiornati, e non tutti comprano ogni anno (o meno) un telefono nuovo con ICS nativo.

    Comunque, chi ha un terminale 2011 medio-alto di gamma con GB, si trova tra le mani ancora oggi qualcosa di molto efficiente, e anche senza ICS campa bene. Android 4 ha portato si novità (1 su tutte l’accelerazione hw della grafica), ma non tali da far abbandonare un terminale performante che con GB è tuttora più che buono.

    Ovviamente il mio è un discorso che regge soprattutto pensando all’utente medio, non necessariamente ignorante, ma che fa i bilanci costo/benefici prima di farsi prendere dalla “scimmia”. :D

    • StriderWhite

      concordo e sottoscrivo ogni singola parola!

    • StriderWhite

      concordo e sottoscrivo ogni singola parola!

  • http://www.facebook.com/people/Gianmarco-Giordano/748263182 Gianmarco Giordano

    ci vuole .. una struttura hardware più unitaria in base alle fasce.. se no gli sviluppatori non fanno in tempo a rilasciare l’aggiornamento,che già devono lavorare su quello dopo!

  • riccardoPolaris

    Google Drive, quick office, maps offline, nuova versione android e primo tablet nexus.
    Sommando tutto manca ancora qualcosa, ma credo che ci sarà qualche sorpresa, non credo che big g voglia limitare il suo insieme agli smartphone…

  • Luca Guadagnini

    Secondo me c’è un errore di base in questo articolo, confondere il fatto che un tablet debba essere un notebook/desktop. E’ semplicemente sbagliato tenere in considerazione una cosa di questo genere, quello che vuole tentare Microsoft è cercare di coprire un’utenza che non è la sua, visto che negli anni si è lasciata sfuggire un mercato come quello del web e della fonia.

    Oltretutto qua si presuppone che appena Windows 8 uscirà macinerà utenza tablet, cosa a mio avviso errata, perché non mi pare che i produttori di tablet con il sistema operativo di Redmond fiocchino come neve d’inverno. Chi sono? Asus? Dell? la mia ipotesi è che alla fin fine l’utente medio vedrà Windows 8 sempre e comunque per PC. Ma ipotesi sono e ipotesi devono rimanere, anche perché Nokia sta fallendo miseramente nel distribuire WinPhone e del Coffee Tab non sappiamo più nulla (io almeno di news recenti non ne ho lette).

    Per il resto gli aggiornamenti di Android sono sempre giustificati, sia perché fa parte di uno ecosistema enorme come quello di Google e quindi in continuo aggiornamento, sia per aumentarne l’efficienza dello stesso con ottimizzazioni varie. Problemi di distribuzione? ma del cambiamento delle politiche di distribuzione di tale sistema operativo che Google vuole apportare non se ne parla?

    Google ha recentemente dichiarato che i produttori avranno dei canali preferenziali per gli aggiornamenti di Android, senza dover attendere release finali o altri impedimenti. Inoltre Google distribuirà i propri dispositivi Nexus (tablet e smartphone che siano) sul Play Store senza passare per brand di telefonia che ne possano limitare gli aggiornamenti del sistema operativo.

    All’utente medio cosa gliene frega di tutto ciò? Assolutamente nulla, lui vuole solo fare quello che ha sempre fatto, telefonare, messaggiare, gigiare coi social network e via discorrendo. Ma non mi pare un motivo per ipotetico castramento di innovazione software. L’utente finale è un punto di riferimento per i servizi che gli possono tornare utili, cercando di donargli la miglior esperienza possibile.

    • http://www.m-e-s-h.it/ Nico

      Aspetta, io non ho detto che un tablet debba essere un
      notebook/desktop: dipende da Google decidere se debba essere così o meno. Se vuole questa scelta, deve darsi una mossa, tanto più che anche come tablet “tradizionale” le vendite dei modelli Android non fanno faville come iPad. Va da sé che penso che per un utente non informato/appassionato ritrovare i programmi cui è abituato su PC anche su tablet (che poi diventa notebook) sarebbe una comodità non da poco (sempre che questi ultimi funzionino bene anche in modalità touchscreen).

  • http://www.facebook.com/people/Marco-Romano/1560392183 Marco Romano

    Se è vero che jelly bean supporterà il dual boot può essere molto utile sui tablet, a me intigra il fatto di poter avere sul mio tablet Android + Ubuntu o Windows 8.
    Io sono un fan di linux, però bisogna comunque dire che sia Ubuntu che Windows sono sistemi che possono aumenterne la produttività di un tablet android.
    In ogni caso mai mi sarei sognato di comprare un tablet con windows, quello mai! Però l’idea di avere un dual boot ammetto che mi paicerebbe

  • http://www.facebook.com/people/Marco-Romano/1560392183 Marco Romano

    Se è vero che jelly bean supporterà il dual boot può essere molto utile sui tablet, a me intigra il fatto di poter avere sul mio tablet Android + Ubuntu o Windows 8.
    Io sono un fan di linux, però bisogna comunque dire che sia Ubuntu che Windows sono sistemi che possono aumenterne la produttività di un tablet android.
    In ogni caso mai mi sarei sognato di comprare un tablet con windows, quello mai! Però l’idea di avere un dual boot ammetto che mi paicerebbe

  • Tacco

    Articolo molto lungo che non ho nemmeno terminato per il semplice motivo che lo trovo SENZA ALCUN SENSO! Perdonatemi quindi, soprattutto mi perdoni l’autore.
    A chi serve Jelly Bean? Sarebbe come dire, a chi serve Ubuntu 12.10 (la versione in arrivo percio’)?
    Sarebbe come chiedersi, a chi serve lo sviluppo di un sistema? Che questo poi non vada nelle mani di tutti e’ un altro discorso.
    Io vedo Android ancora come un sistema operativo (definiamolo cosi’) ancora piccolo piccolo, dedicato a ragazzini viziati che vogliono un giocattolino. Io vorrei invece un gran sistema operativo con i controcoglioni.
    Io ringrazio tantissimo Google per aver portato alla luce e per avere reso molto celebre un sistema open come Android e ringrazio sempre Google perche’ aiutera’ (indirettamente) la diffusione di altri sistemi open. Ma ragazzi, io spero solo che il vero sviluppo di Android inizi proprio dalla prossima versione. Lo spero vivamente.

    • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

      E’ altrettanto senza alcun senso il tuo post. A partire da una cosa: come si fa a definire PICCOLO PICCOLO un sistema operativo che ha come focus usare servizi cloud o meglio always on, lo sai solo tu. E’ l’unico e sottolineo l’unico che dalla sua nascita ha questa peculiarità; ci aveva provato Nokia con i terminali Maemo, ma ha miseramente sbagliato i tempi. Io non sono un ragazzino viziato, sono un power user, lo uso e lo stra uso, conosco difetti che moltissimi non conoscono (vedi l’altro mio post) e proprio per questo smentisco le tue fandonie. Tanto per parametrare le tue affermazioni, sentiamo, cosa vorresti da un sistema operativo dedicato al mondo mobile always on?

      • Tacco

        Hai proprio ragione. Proprio perche’ utilizza dei servizi esterni non si puo’ certamente definire un gran sistema operativo. La cosa piu’ semplice che si puo’ fare infatti e’ implementare dei client che sfruttino i servizi. Percio’, detto da Power User a Power User, quel che dici ha ben poco senso. Io ripeto che Android, per come e’ struttutaro, e’ un sistema ancora semplice semplice, piccolo piccolo. Vedremo cosa ci portera’ la prossima versione.
        P.S.: ribadisco l’inutilita’ ed il poco senso di questo articolo.
        P.P.S.: la prossima volta intitola l’articolo “a chi serve crescere?”.

        • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

          Ok hai confermato la tua fama di troll, inutile darti da mangiare ulteriormente, ti ho chiesto una cosa e non hai saputo argomentare, ma non mi aspettavo niente di diverso da uno che usa certi toni nei suoi post. Android di te e quelli come te, può farne a meno. Ma alla grande. Ora puoi tornare nella tua caverna :)

          • Tacco

            Forse sei solo tu che non capisci bene l’Italiano. Come puoi pensare che i servers cloud siano integrati nel sistema Android? Sei sicuro di essere un power user? Sai come funzionano i servizi cloud?
            Forse dovresti solo essere un pochettino piu’ competente prima di scrivere delle fandonie. Perche’ le fandonie sono solo le tue!
            Amen!
            P.S.: Io ti ho risposto. Sei tu che non hai capito molto bene. Prendi fosforo. Aiuta!
            P.P.S.: Se Android lo consideri always on, prova a chiedere a Google di connettersi al dispositivo quando e’ spento.
            Tu ti stai molto ma molto confondendo. E’ chiaro che possono accedere ai tuoi dati cloud, proprio perche’ i servizi cloud sono basati su server di proprieta’ di Google.
            E’ Google che e’ always on, non il tuo sistema.
            Questo e’ un server cloud. Capirai cosi’ il funzionamento:
            http://owncloud.org/
            E capirai la differenza tra server e client….almeno lo spero.
            Confuso? Fai domande allora.
            P.P.P.S: Sii meno arrogante.

          • http://profiles.google.com/ungrullo Fabrizio Alberti

            Sei ridicolo.

          • Tacco

            Non voglio dare adito alle tue offese. Tu sei solo un gran incompetente, come tanti del resto! Quando uno non sa e’ meglio che chieda o si informi prima di scrivere delle cazzate. Hai fatto ridere tutti coloro che se ne intendono un minimo di informatica con quello che hai scritto.
            Te ne rendi conto almeno?Percio’, sotterrati….ed io me ne ritornero’ nella mia caverna. Cialtrone!

          • Tacco

            E tu hai confermato ora la tua fama di essere un coglione! Pardon!

    • Felipe Cardoso

      Aspetta un attimo, Android ancora non è arrivato ad essere un sistema operativo completo in tutto e per tutto sia in ambito consumer che in ambito professionale. Ma da qui da dire che è “piccolo piccolo” ce ne passa. Android ha una versatilità che lo rende adatto a molti tipi di utilizzo, e non solo per l’utilizzo always on con applicazioni in cloud (sì molte applicazioni possono funzionare offline senza alcun problema); naturalmente l’utilizzo a 360° lo si fa solo da connessi. Qui credo che si stia confondendo quello che è il vero scopo di questo tipo di sistema. Non è di certo adatto a lavorare, e a creare contenuti professionali, questo no, ma davvero è questo l’unico uso che dovrebbe garantire un sistema operativo? Forse con il passare del tempo Android si evolverà e porterà una esperienza decente anche su PC (per i professionisti e non), ma quello per cui è pensato, ovvero l’uso MOBILE (su smartphone in particolare) non lo fa così male, considerando il livello di tecnologia attuale dedicato al grande pubblico. Se tu lavori 24h su 24h e vuoi avere sempre tutti i programmi professionali sottomano, di certo non significa che tutti sono così, anzi la maggior parte degli utenti finali non lo sono. Se Android ancora non soddisfa le tue esigenze o lo hai visto in mano a qualche ragazzino non sono dei buoni motivi per definirlo “piccolo piccolo” , è cambiato tantissimo dalla sua prima versione e migliora sempre di più. Scusami se ho compreso male quello che hai scritto, nel caso fosse così, spiegati meglio perchè non sei stato molto chiaro.

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