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Samsung e il marketing “designed for humans”

Erika Gherardi -

Mercoledì abbiamo avuto modo di partecipare all’evento organizzato a Milano da Samsung per presentare il suo nuovo smartphone di punta: il Galaxy S III. Ci aspettavamo qualche informazione in più rispetto a quelle già diffuse, soprattutto considerando che il telefono era uscito il giorno prima e che quindi le cose ignote erano davvero pochissime. In realtà Samsung aveva in serbo per noi uno show capace di far impallidire la concorrenza e di mettere in chiaro il punto focale della strategia di marketing della casa coreana: la pubblicità come fulcro per la vendita del nuovo smartphone.

Ma chiariamo meglio il concetto. L’evento del nuovo telefono di punta è durata circa 2 ore ed è stato presentato da Margherita Granbassi e dal Vice President di Samsung Italia, Carlo Barlocco. Già questo dovrebbe dirvi qualcosa considerando che la prima ha conquistato due medaglie di bronzo nel fioretto nelle Olimpiadi del 2008 a Pechino. In realtà già era chiaro e gli intenti di Samsung dichiarati: i giochi olimpici sono l’occasione perfetta per sponsorizzare il Galaxy S III e Samsung non ha intenzione di lasciarsela scappare; come se non bastasse, a fine serata, sul palco sono comparse Valentina Vezzali (fioretto), Tania Cagnotto (tuffi) e Silvia Salis (martello), 3 dei 10 campioni olimpici che andranno a Londra muniti di un Samsung Galaxy S III gentilmente offerto dall’azienda sudcoreana.

Tutto sommato però non è questo a colpirci, anche se è chiaro che l’investimento in vista delle ormai imminenti Olimpiadi 2012 è davvero da record e punta ad avvicinare i milioni di spettatori che si assisteranno ai giochi all’azienda. Il punto qui però è il come Samsung conta di raggiungere questo scopo. Lo sport è solo una piccola parte della strategia che cerca di umanizzare la tecnologia per avvicinarla ad una fascia decisamente più ampia di consumatori, una strategia che ha parecchi punti in comune con quella che Apple utilizza da anni.

Il trucco non è presentare le caratteristiche del telefono con un mero elenco che spesso somiglia ad uno sfoggio di potenza volto ad umiliare i concorrenti. Qui si tratta di sfruttare l’emotività delle persone perché non è con la logica che si conquistano i consumatori meno esperti. A noi e a voi probabilmente bastano cose come “processore quad-core” o “display da 4.8 full HD”, ma un consumatore medio, come ha dimostrato l’azienda di Cupertino negli ultimi anni, risponderà meglio a pubblicità quasi strappalacrime, con nonni che videochiamano i nipoti, telefoni che ti aiutano ad organizzarti mentre sei fuori a correre o che ti vengono in contro quando cucini. Tutte cose normali e che spesso sminuiscono le potenzialità del telefono, ma che, viste da chi non mastica pane e tecnologia di prima mattina, lo rendono molto più utile. La realtà è che le pubblicità che puntano ai sentimenti e alla quotidianità sono il metodo migliore per vedere un prodotto che è praticamente più potente dei computer che hanno spedito l’uomo sulla Luna alla fine degli anni ’60.

Ovviamente Samsung ha capito che un telefono “inspired by nature” e “designed for humans” doveva per forza fare leva su qualcosa di umano. Il risultato è uno spot che qualche anno fa non saremmo stati capaci di associare alla tecnologia.

Questa stessa pubblicità, mercoledì, è stata alla base della presentazione vera e propria del telefono, con Carlo Carollo, responsabile del lancio del Galaxy S III in Italia, che analizzava ogni spezzone dello spot per illustrare le caratteristiche del telefono. Se poi pensate che, a tutto ciò, è seguito un mini-concerto di Ludovico Einaudi, pianista di fama mondiale e rappresentante dell’Europa alle prossime Olimpiadi, capite bene che il cerco si chiude e si stringe intorno ad un telefono che somiglia sempre più ad un assistente robotico di asimoviana memoria.

Insomma, Samsung non è solo decisa a replicare il successo di vendite del Galaxy S II e del Note, ma vuole sottrarre importante fette di mercato ad Apple usando la stessa arma che Jobs ha usato per anni: una strategia di marketing “designed for humans” capace di avvicinare chiunque a prodotti di alta tecnologia che, se presentati in altro modo, avrebbero solo il potere di spaventare i meno tecnofili tra noi.

E voi che dite? Funzionerà?

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