iOS

Editoriale: Why People Love iOS

Nicola Ligas -

Durante la frenetica settimana metto spesso da parte vari articoli che spero di avere il tempo di rileggere con calma nel week-end, uno di questi l’ho tenuto a macerare per un po’ ed è da lui che trae origine il titolo di questo editoriale: ma è poi così vero che la gente ama iOS? E perché?

La domanda a cui spesso un fan di Android non sa darsi risposta è come abbia fatto Apple a vendere così tanti smartphone (35 milioni di iPhone in un solo trimestre, tanto dare un minimo di cifre) ad un prezzo alquanto salato.

I colleghi di PocketNow hanno dato la loro interpretazione, ma sinceramente la spiegazione mi ha convinto convinto solo in parte, e ho la presunzione di dirvi anche perché. Solo una precisazione: la maggior parte dei ragionamenti che seguiranno si intendono da applicarsi al cliente comune, non all’appassionato/smanettone, che rappresenterà magari la maggioranza dei nostri lettori, ma non del mercato.

Perché è stato progettato per essere un OS “Smart” per telefonini.

C’è del vero in questa frase, almeno se pensiamo al primo iPhone e anche al primo Android: le differenze tra i due erano in effetti evidenti, e l’intuizione di Apple è stata all’epoca quella di non rincorrere in alcun modo la concorrenza, creando un’interfaccia e delle funzionalità che non fossero quelle di un PDA (troppo avulso dall’utente medio) né quelle di un comune cellulare (troppo avulso dall’utente business e, comunque, non rivoluzionario).

In realtà anche Apple aveva una forte base di partenza, chiamata iPod, un dispositivo che aveva già fatto breccia nel cuore e nelle tasche della gente, e la sua fortuna è stata proprio quella: dubito fortemente che senza un prodotto forte e consolidato come iPod alle spalle, iPhone avrebbe avuto il successo esplosivo che ha avuto. Lo smartphone di Apple non nasceva così dal nulla, ma si configurava come quel “di più” in grado di attrarre nuova clientela e stuzzicare al contempo la vecchia a sufficienza da convincerla ad effettuare “l’upgrade”.

Il connubio tra smart e phone è al giorno d’oggi un dato praticamente scontato, ma nel 2007 non era in fondo così banale e, come spesso capita, chi primo arriva meglio alloggia, indipendentemente da quanto validi saranno le proposte degli immediati inseguitori. Android non poteva da subito competere in tal senso e l’ha fatto con l’unica arma a sua disposizione (per la verità a disposizione di chiunque abbia la voglia di sfruttarla): il prezzo. Grazie ad esso è diventato l’OS mobile più diffuso al mondo, non senza per questo offrire al contempo la stessa esperienza “smart” necessaria per competere nel mercato high-end.

Perché la curva di apprendimento è bassa.

L’interfaccia di iOS, su Android si chiama app drawer, ed è solo una piccola parte di un’app più complessa di nome Launcher. Le innumerevoli potenzialità in più che offre la seconda soluzione sono ormai evidenti, ma per chi? Di certo non lo erano per i primi acquirenti di iPhone, né lo sono ancora tutt’oggi per coloro che si avvicinano al mondo degli smartphone per la prima volta. Anche la presenza del singolo tasto centrale, oltre ad essere diventato un elemento molto imitato, è un vero e proprio tributo alla semplicità d’uso.

Perché ha tutto ciò che serve a chiunque

iOS non sarà per “power-user”, non tanto quanto Android magari, ma è così che fa sentire i suoi acquirenti, di tutte le età: le app sono la sua forza fin dall’inizio, sia per il prezzo competitivo (ora può non sembrarci tale, ma quando è stato lanciato iPhone ha completamente riscritto la scala di valore del software), sia per il loro look molto familiare ma al contempo anche professionale. Il risultato è stato un modello in grado di fare breccia tra generazioni diverse, dal giovane amante della “novità di marca”, al professionista in cerca di qualcosa di diverso per distinguersi dalla massa, al cliente più anziano che comunque aveva per la mani uno strumento il più immediato possibile.

Android c’è arrivato, ma senz’altro dopo e non in modo così efficace come iOS: questo non è necessariamente un male, almeno non per la maggior parte di noi, ma riaprirebbe il dibattito sull’utilità o meno delle interfacce personalizzate, molte delle quali avevano come scopo proprio la semplificazione della piattaforma e l’avvicinamento di una più ampia sfera di clienti, ma di questo abbiamo già parlato più volte e non ci torneremo nuovamente sopra in questa sede.

Perché ciò che fa lo fa bene

Credo, senza esagerazioni, che questa sia la frase più ripetuta riguardo iOS. Così ripetuta che la dice chiunque, anche chi non ha la più pallida idea di cosa stia parlando.

Da un punto di vista software Android non ha (ormai) niente da invidiare a iOS: l’invidia può essere reciproca a seconda del caso, ma entrambi gli OS hanno una loro completezza, autonomia e funzionalità che li rende capaci di compiere le operazioni più disparate con relativa semplicità e sopratutto offrendo all’utente più opzioni diverse su come portare a termine il proprio compito.

Dal punto di vista hardware le cose sono un po’ più complicate, perché se da un lato è vero che iPhone non offre soluzioni così diverse dagli altri smartphone, o comunque tali da permettergli di compiere operazioni inimitabili, e anzi che molti Android adottano un hardware superiore, è altrettanto vero che per lungo tempo la maggior parte della concorrenza si è morsa la coda da sola: il display Retina è diventato sinonimo di Apple, quasi l’avesse inventato lei, col paradosso che dell’iPhone è stato imitato di tutto, tranne le cose davvero importanti. Design, disposizione dei tasti, look’n’feel sono tutte questioni opinabili, ma se un display è più definito di un altro basta un colpo d’occhio per accorgersene. E ancora: le fotocamere dei dispositivi Android oggi fanno di tutto, dal time lapse a decine di scatti in modalità burst, magari con zero lag shutter, ma come mai le immagini catturate da un iPhone piacciono così tanto? Sarà mica che Apple si è concentrata prima di tutto sulle ottiche e poi, anziché complicare l’app della fotocamera con 1000 opzioni, ha valorizzato software “scemi” come Instagram che fanno sentire l’utente medio (ricordate la premessa, si parla sempre di lui) tanto “fotografo”?

Sia chiaro che qui l’errore non è di Android né di Google, ma di tutti i produttori che gli orbitano intorno, Samsung in primis (che se anziché fare cloni dell’iPhone nella silhouette avesse guardato un po’ oltre non sarebbe stato male), ma anche tanti altri (chi forniva i display Retina ad Apple?).

Perché non è solo un OS, né solo un telefono, ma un intero ecosistema

Questo invece Samsung l’ha capito, certo non subito, ma c’è arrivata, e chiunque abbia recenti prodotti diversi (telefoni, tablet, TV) dell’azienda coreana se ne sarà reso conto. Vero è che non è facile per qualsiasi produttore competere in questo senso, ma qualcosina di più potrebbe già essere stato fatto. Tra modelli Android diversi, ma dello stesso produttore, a volte non sono compatibili nemmeno i caricabatterie, e, ancora una volta, se non sono le aziende produttrici a cercare una sinergia tra i loro stessi prodotti chi dovrebbe farlo?

In questo Apple si avvantaggia di essere autonoma nel produrre sia software che hardware e Android paga invece lo scotto contrario. Idem dicasi nel ramo accessori, dove per iPhone trovi anche il tostapane-dock mentre per Android è tutto un po’ più complicato (anche se qualche timido segnale di cambiamento c’è).

La versatilità di Android è però qualcosa di inarrivabile, non solo per iOS ma anche per il resto della concorrenza: abbiamo ormai perso il conto delle installazioni del robottino verde su acquari, computer da bicicletta, lavatrici ecc. All’inizio potevano sembrare puri esercizi di stile, ma piano piano stanno iniziando a trovare un loro perché, e un domani nel quale non solo i telefoni ma anche elettrodomestici, TV, e altri apparati elettronici potranno vantare lo stesso sistema operativo, apre scenari di domotica (e non solo) davvero interessanti.

Perché Apple sa che il suo prodotto non è perfetto

Sinceramente non credo che lo sappia. O meglio, lo saprà anche, ma vuole far credere (e ci riesce) che non sia affatto così.

Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi. Ed è proprio ciò che Apple ha fatto in questi anni con iPhone. Nessun nuovo modello era rivoluzionario al punto da far credere al proprietario di quello precedente di avere tra le mani una ciofeca, ma al contempo era comunque migliore e offriva sia motivi per l’upgrade che per attrarre nuova clientela. E la stessa cosa vale per gli aggiornamenti, offerti anche a dispositivi vecchi di anni (potremmo discutere sulla qualità di questi ultimi, ma ancora una volta è l’apparenza che conta, prima ancora della sostanza).

Per molti produttori Android lo scopo è cannibalizzare i propri stessi dispositivi, col risultato sia di farli svalutare a velocità altissima, sia di “frustrare” il cliente più attento che si sentirà superato nel giro di poco. Il Galaxy Nexus è ad oggi l’ultimo Google-phone uscito e costa la metà del suo prezzo di lancio, avvenuto da appena 6 mesi. Certo questo è un bene per chi l’ha preso da poco, ma cosa dice all’acquirente della prima ora che vede il proprio “investimento” dimezzarsi nel giro di metà anno?

Non mi dilungherò sulla questione aggiornamenti, perché l’argomento sarebbe complesso e fuorviante: è ovvio che aggiornare un una manciata di terminali auto-prodotti e con hardware comunque di un certo livello non sia nemmeno lontanamente paragonabile al doverlo fare con decine di modelli che vanno dal single-core al quad core, prodotti per di più da aziende diverse. Vero è che di tutto questo, all’utente medio, importa poco o niente (e probabilmente anche a buona parte dell’utenza fuori dalla media).

Conclusioni

Apple ama la propria creatura, allo stesso modo in cui Google ama Android, la differenza è che tra l’azienda di Cupertino e iOS non c’è nessun altro, mentre tra BigG e il robottino verde ci sono un sacco di produttori diversi a contendersi lo scettro di re della piattaforma. Il fatto che per il momento prevalga Samsung è irrilevante, perché non è scontato che lo faccia anche domani, né che la sua strada sia stata costellata di sole mosse azzeccate.

Dal punto di vista sia software che hardware molte delle differenze che separavano i due ecosistemi sono state appianate, e Android è risultato vincente sul mercato grazie alla varietà della sua offerta, in grado di soddisfare tutte le tasche, e per l’indubbia crescita dell’OS. Ciò che ancora gli manca è “la stima” di tutti i suoi acquirenti, da coloro che hanno speso 600 e più euro per uno smartphone e che lo vorrebbero più “status symbol” e duraturo, a quelli che, pur avendo optato per un modello economico, hanno scelto consapevolmente Android, e non preso a caso lo smartphone che costava meno. E, paradossalmente, tutto questo dipende solo in parte da Android stesso.

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