Play Store: in arrivo il canone

Quasi un anno fa, Google portava sul suo (fu) Android Market la possibilità di acquistare contenuti digitali tramite l’applicazione stessa, in modo da permettere agli sviluppatori di avere un ritorno economico consistente anche da applicazioni gratuite. E da li, anche su Android, nacque il sistema freemium.

Ciò che ha fatto il team di sviluppo questa volta è un qualcosa che va ben oltre le aspettative: fornisce agli sviluppatori la possibilità di far pagare un canone mensile o annuale per utilizzare le proprie app, gestendo tutto comodamente dal Play Store (che rimarrà gratuito, non disperate). Questa nuova opzione è già stata implementata nella versione 3.5 del Play Store (quella corrente è la build 3.5.19) e Google sostiene che gli sviluppatori possono già caricare le proprie app che facciano uso di questo meccanismo senza nessun problema.

La funzione realmente interessante, tuttavia, riguarda più i grandi sviluppatori: dal blog degli sviluppatori evinciamo che è presente un secondo set di API, a livello di protocollo HTTP però, che permette di scalare l’applicazione con server dell’azienda stessa e lascia una quasi libera interazione con l’account, dando all’azienda la possibilità di controllare lo stato di validità dello stesso. Detto così suona molto nebuloso, ma facciamo un esempio per capire meglio, prendendo come ispirazione un episodio a cui tutti abbiamo assistito: la nostra prova di Diablo 3 su Transformer Prime con Splashtop.

La Blizzard Entertainment ha da tempo adottato una strategia simile a quella che andiamo a spiegare (differisce di molto, in realtà, ma serve a dare un’idea): supponendo di avere un account Battle.net (il colosso pare amare i nomi altisonanti), noi possiamo effettuare il login da qualsiasi postazione e su qualsiasi client abbiamo collegato al nostro account. Se, per esempio, sul nostro account abbiamo collegato sia Diablo 3 sia World of Warcraft, in un internet point (non fatelo mai) su cui sia presente almeno uno dei due client, noi potremmo tranquillamente collegarci e giocare con i nostri personaggi inserendo solamente username e password. E l’azienda potrebbe verificare la validità del nostro account anche senza il nostro solito computer.

Questa è l’idea di Google: fornire alle aziende questo genere di servizio, in modo da rendere il lavoro dello sviluppatore più semplice e tutelando la privacy dei suoi clienti, visto che, con questa tecnologia potremmo dimenticarci le altre credenziali ed effettuare l’accesso tramite il nostro solito account Google.

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