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Malware Android: il Progetto Genoma mira a capirlo, prima di eliminarlo

Roberto Orgiu

Nonostante il lavoro di Google nella gestione dei permessi che le app possono ottenere, la diffusione del sistema operativo del robottino verde ha attirato un gran numero di persone che si occupano di creare software malevolo, mettendo in difficoltà gli utenti meno smaliziati e invadendo, di fatto, il Play Store.

Detta in questi termini, la situazione sembra tragica, ma, benché non sia tutto rose e fiori, la realtà non è così drammatica e diversi team sono al lavoro per arginare il fenomeno prima che si trasformi in emergenza. Tra questi, una squadra di ricercatori dell’Università Statale del North Carolina , capitanata dall’assistente Xuxian Jiang, ha avviato un curioso studio proprio in questo campo: il Progetto Genoma del Malware Android si occupa infatti di capire come è possibile categorizzare il software malevolo, arrivando a raccogliere più di 1200 campioni di codice, archiviandoli in base a parametri quali la modalità di download e attivazione.

Dai dati risalenti allo scorso novembre, il team ci comunica che gli attuali tool di sicurezza sono in grado di riconoscere solamente il 79.6% del malware, scendendo, in alcuni casi, fino ad abissi del 20.2%. Certamente un inizio allarmante, ma siamo sicuri che qualcosa verrà fatto in questa direzione.

L’idea del gruppo era di condividere i dati con altri ricercatori ma molto probabilmente le ragioni di sicurezza avranno la meglio e l’accesso a questo studio verrà pesantemente controllato, ma il leader non si lascia intimorire e, nonostante la continua evoluzione del malware, è fiducioso che, conoscendo meglio questo genere di software, saremo in grado di prevedere come si evolverà, aumentando di fatto la protezione dei nostri dispositivi e arginando il fenomeno, almeno stando a quanto lui stesso rivela a Dark Reading.

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