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Google colpevole in un primo verdetto parziale

Nicola Ligas

Il caso Oracle contro Google si è consumato in queste ultime settimane, ma noi ne abbiamo parlato più in relazione ai fatti che ci ha svelato sulla “storia di Android” (i primi prototipi e modelli, i ricavi, ecc.) che in merito al processo in sé, attendendone la fase finale per pronunciarci sul verdetto: ancora i giochi non sono del tutto conclusi, ma le cose sembrano aver preso una piega che non farà piacere a Google.

La giuria avrebbe infatti trovato BigG colpevole di aver infranto dei brevetti relativi a Java, tuttavia non ha stabilito se se ciò sia stato fatto in maniera malevola o meno: la questione può sembrare triviale, tanto che doveva essere risolta già nello scorso week-end, ma la giuria non è riuscita a raggiungere un verdetto unanime, tanto da dichiarare di essere giunta ad un impasse su questo punto.

Google ha infranto i copyright di Oracle a causa dell’uso di strutture, sequenze e organizzazione 37 API Java presenti in Android: se tale utilizzo ricada però nelle condizioni permissibili di “fair use” è una questione sulla quale la giuria non è riuscita ad esprimersi.

Entrambe le aziende si sono già espresse in merito (ovviamente in modi diametralmente opposti) e, sebbene le cose sembrino non mettersi bene per Google, in realtà la situazione non sarebbe così tragica, perché l’incapacità di raggiungere un verdetto potrebbe facilitare i suoi avvocati nel riconoscimento di un errore giudiziario, il che porterebbe ad un allungamento del processo con probabile (nuovo) tentativo di accordo extragiudiziale.

Google:

Apprezziamo gli sforzi della giuria e siamo consapevoli che il “fair use” e l’infrazione sono due facce della stessa medaglia. Il problema principale è se le API siano o meno soggette a copyright, e questo sta alla corte deciderlo. Ci aspettiamo di prevalere sia in merito a questo che alle altre pretese di Oracle.

Oracle:

Oracle, i nove milioni di sviluppatori Java, e la sua intera comunità ringraziano la giuria per il suo verdetto in questa prima fase del caso. Le prove schiaccianti hanno dimostrato che Google sapeva di aver bisogno di una licenza e che il suo non autorizzato fork di Java in Android ha infranto il principio centrale di Java di poter girare ovunque. Ogni azienda commerciale di grandi proporzioni — eccetto Google — ha una licenza per Java e mantiene la compatibilità a girare su tutte le piattaforme.

 

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