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Editoriale: qual è il portabandiera di Android del 2012?

Nicola Ligas -

Dopo gli articoli fiume di queste ultime ore la domanda sorge spontanea e la risposta non è affatto banale, ma questo fa parte del DNA di Android in fondo: se vi chiedessero qual è il miglior modello con iOS la risposta sarebbe ovvia, e in ambito Windows Phone la bilancia ora come ora pende tutta dalla parte del Lumia 900, anche se magari se ne potrebbe discutere un po’, ma con il robottino verde la questione è assai più complessa. Ogni azienda proverà a darvi una sua risposta: HTC dirà One X, Sony farà valere l’Xperia S, Huawei alzerà la cresta con l’Ascend D Quad, LG si intrufolerà con l’Optimus 4X HD, Motorola punterà sull’autonomia del Razr Maxx e forse Samsung (o Google) si ricorderà anche del Galaxy Nexus oltre che, ovviamente, del Galaxy S III; e così via. Ma chi di loro ha ragione? E soprattutto: a chi importa che ci sia davvero o meno un top di gamma riconosciuto?

Ad Android secondo me serve. C’è bisogno di un “simbolo”, di un dispositivo che la gente associ all’OS senza se e senza ma. Questa cosa al robottino verde è sempre un po’ mancata, mentre nella concorrenza così non è (i Lumia sono ormai sinonimo di Windows Phone, sebbene non siano gli unici dispositivi in commercio che lo montino). Agli “addetti ai lavori” o ai ben informati poco importerà magari, ma per il grande pubblico avere un nome, un simbolo, qualcosa di riconoscibile in cui identificarsi, è tutt’altra cosa: chi ha iOS sa di averlo, chi ha Android non è detto ne sia consapevole, e un vero top di gamma che si imponga su TV, giornali, che diventi un’icona, una moda, che sia riconoscibile, magari servirà anche alla crescita e alla diffusione dell’intera piattaforma. E forse dopo un po’ tutti sapranno di avere un Android nelle proprie tasche.

Il primo smartphone che ha in parte colmato questo gap è stato il Galaxy S II. Lo dicono le decine di milioni di esemplari venduti, non io. Per questo motivo l’attesa per l’S3 era così elevata; per quello, e anche per la bravura che Samsung ha dimostrato nel creare un hype senza precedenti per il mondo Android (cosa che prescinde dal giudizio sullo smartphone in sé).

Non è comunque che gli altri produttori di smartphone Android siano stati a guardare finora, ma come ho avuto modo di accennare anche in un altro editoriale, molti nuovi modelli del 2012 hanno fallito nel loro tentativo di convincere del tutto:

  • One X è un ottimo terminale, il suo display cattura davvero lo sguardo e quei bordi incurvati lo rendono particolare al tatto, senza contare che è rapido in tutto ciò che fa, ha una fotocamera con funzioni interessanti e la migliore interfaccia proprietaria di Android (no, non mi metterò ora a discutere su questo punto). Ah, io non uso flash, nemmeno adesso sul mio attuale telefono ce l’ho installato. Però ha fallito nel suo compito di essere al top. È uscito sul mercato con troppi “problemucci”, magari risolvibili con un aggiornamento software (batteria drenante, ottimizzazione del software, foto troppo compresse), magari no, tanto che addirittura il fratello minore One S sembrava (ingiustamente) volergli rubare la scena. E non mi addentrerò nemmeno nella questione prezzo e cuffie Beats.
  • Xperia S mi piace, ho davvero apprezzato la scelta di Sony di non rincorrere per forza la smania dei quad-core e soprattutto di non appiattirsi su un prezzo per forza di cose stellare, senza contare la qualità del display, anche in questo caso di ottimo livello. Personalmente non sono uno che rincorre gli aggiornamenti in maniera forsennata, ma farlo uscire con Gingerbread è stato (ed è tutt’ora) un handicap nei confronti della concorrenza, senza contare che il software non era comunque ottimizzato al meglio. Un peccato.
  • Huawei Ascend D Quad sembra davvero un bel telefono, sono molto curioso di poterlo provare in luglio ma, a scanso di essere cinico, non credo proprio che Huawei abbia la forza necessaria per rendere il suo smartphone “un simbolo”. Non ancora almeno. In fin dei conti è il primo vero top di gamma che presenta, sarebbe assurdo pretendere troppo, e se arriverà in vendita ad un buon prezzo e manterrà le promesse fatte (tutto da dimostrare ancora), sarà già un successo.
  • LG Optimus 4X HD raccoglierà l’eredità del Dual, il che di per sé non è il migliore dei biglietti da visita. Peccato perché, per quel poco che l’ho provato, lo smartphone ha un ottimo display, sembra rapido e scattante quanto ci si aspetterebbe, è leggero e anche abbastanza elegante. Dubito appunto che riuscirà ad imporsi sopra tutti gli altri, perché dal punto di vista tecnico non ha niente che i suoi rivali non abbiamo e da quello software non mi aspetto sorprese eclatanti.
  • Motorola sembra puntare tutto sulla famiglia Razr, che si chiami Maxx o HD, o come volete. Personalmente quella batteria da 3.300 mAh mi fa più gola di un display in full HD con processore esa-core, ma siamo sinceri: Motorola al momento ha altre gatte da pelare e se in America la sua presenza (anche a livello mediatico/pubblicitario) è sentita, altrettanto non si può dire all’estero, non abbastanza da rilanciare ulteriormente un modello di fine dello scorso anno, per quanto in (minima) parte aggiornato.
  • Il Galaxy Nexus fosse per me avrebbe dovuto vendere il doppio. E non so neanche quanto abbia venduto di preciso finora. Il piacere di un Android puro e senza troppe storie per gli aggiornamenti è di questi tempi una rarità, senza contare le anche troppe polemiche dopo la sua uscita per via dell’MTP, o della fotocamera da soli 5 megapixel, o dell’assenza del Gorilla Glass ecc. Alla resa dei fatti l’MTP ormai lo usano tutti i nuovi Android, la sua fotocamera regge il passo anche con molte altrui e il display si graffia o rompe come tutti gli altri. Non è un Nokia 3310, nessuno lo è. Detto questo i Nexus non nascono nemmeno come leader del mercato, ma piuttosto servono ad alzare l’asticella per l’intero ecosistema Android, e anche quest’ultimo modello non ha fatto eccezione.

 

Dunque Samsung si aggiudica la palma a mani basse con il Galaxy S III? Not so fast…

Da un punto di vista tecnico lo smartphone “ha deluso”. Certo le sue caratteristiche sono ottime, ma non ho sentito slogarsi alcuna mandibola. Non ho visto display a risoluzioni pazzesche (alla iPad 3), né fotocamere da decine di megapixel (alla Nokia), o batterie al plutonio. Il processore è passato da dual a quad, ma senza diventare un Cortex A-15, e la GPU è solo overclockata rispetto al Galaxy S II. Insomma, chi si aspettava una rivoluzione tecnologica sarà rimasto inevitabilmente deluso.

Per quanto riguarda design, materiali e dimensioni il discorso è soggettivo: indubbiamente scelte stilistiche azzardate non le ho viste, sono stati presi Galaxy S II, Galaxy Nexus e un pizzico di Galaxy Note e fusi tutti assieme. Troppo poco originale il risultato? Direi di si. Troppe plastiche? Vero, ma bisogna anche vedere di che qualità: la Micro Arc Oxidation dell’HTC One S non è che si sia rivelata impeccabile, nonostante tutto, e il troppo alluminio era additato come causa per il GPS ballerino del Transformer Prime. Ricordo che la sottile cover posteriore del Galaxy S II si era distinta proprio per la resistenza, di certo non ha fatto lievitare il prezzo del telefono e non credo abbia creato alcun tipo di problema. Troppo grande? Anche (ma questo è un mal comune). Samsung non ha osato superare i 5 pollici, o avrebbe dovuto nuovamente chiamarlo phablet anziché smartphone, ma ci si è avvicinata parecchio, e se è vero che gli schermi grandi sono ipnotici (non passate troppo tempo con un Galaxy Note, rischiereste di rubarlo!) è altrettanto vero che se vuoi un dispositivo “naturale” (visto che questa parola è ricorrente per il GS3) e che si adatti a chiunque, forse è meglio evitare di eccedere troppo.

Come mai questa “disattenzione” di Samsung allora? Perché per la prima volta da molto tempo l’azienda coreana non rincorreva nessuno (neanche Apple!), se non sé stessa. Il Galaxy S III, contrariamente al II, non è stato pensato guardando gli altri, ma riflettendosi di più nello specchio. E cosa avrà visto Samsung? La risposta è banale: i tre dispositivi già citati, GS2, Note e Nexus; e la “fusione” dei tre non è solo estetica come accennavo prima. Ad esempio il display del Galaxy S III è, come quello del Note, uno schermo capacitivo sul quale però è possibile utilizzare non solo le dita, ma anche guanti o penne. L’esperienza d’uso poi è stata alterata rispetto a quella del Galaxy S II e portata più vicina a quella del Nexus, pur con una pesante personalizzazione di Samsung, che però si è concentrata più sulle funzioni accessorie che sull’interfaccia in sé: la chiamata che parte dall’app degli SMS solo portandosi il telefono all’orecchio, il display che non si spegne finché lo guardiamo, la fotocamera che parte ruotando il display mentre lo teniamo premuto, la ricarica wireless, il player video sempre in primo piano, i tanti accessori (C-Pen, Allshare cast hub, lettore mp3), il riconoscitore vocale S-Voice, lo Scan & Match e anche lo spazio su Dropbox. Sono solo alcuni esempi, e magari altri ne scopriremo, non sono rivoluzioni, ma sono tutte cose che “completano” uno smartphone e lo avvicinano di più all’utente, sia esso smaliziato piuttosto che uno alle prime armi, che vuole che il telefono faccia tutto per lui.

Samsung ha in parte percorso la strada di Sony: non si è concentrata in maniera spasmodica sull’hardware (sebbene al quad-core non abbia rinunciato e, da un punto di vista di marketing, possiamo anche capirne il perché). Basta che guardiate l’articolo riassuntivo che abbiamo fatto per rendervene conto: su 23 news riguardanti il Galaxy S III, 2 sole sono sull’hardware.

Se software, accessori e tutto il resto saranno all’altezza è ancora da dimostrare e di certo non è possibile dirlo all’indomani della presentazione, ma di una cosa sono abbastanza convinto: ieri non è stato presentato il Galaxy S III che magari buona parte del pubblico appassionato si aspettava, ma quello che Samsung voleva, e se quest’ultima riuscirà a convincere della bontà della sua scelta anche quegli utenti che sono rimasti un po’ delusi “dal prossimo Galaxy”, allora potrebbe davvero aver confezionato un vero top di gamma. Altrimenti sarà solo uno smartphone di alto livello ma che non convince del tutto, né come hardware, né come software.

E ora la palla a voi e ai vostri commenti.

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